La Stampa 20/7/2007, 20 luglio 2007
La Gioconda con i baffi (1919) è un’opera dai molteplici livelli di lettura, che segna un punto di snodo all’interno della poetica di Marcel Duchamp (1887-1968), capofila del gruppo dadaista
La Gioconda con i baffi (1919) è un’opera dai molteplici livelli di lettura, che segna un punto di snodo all’interno della poetica di Marcel Duchamp (1887-1968), capofila del gruppo dadaista. Già paradigmatica nel titolo originale (L.H.O.O.Q, letto in francese «Elle à chaud au cul», cioè «Lei ha caldo al sedere»), è un errore intenderla come una semplice provocazione iconoclasta: Duchamp con il suo intervento, come scriveva Giulio Carlo Argan, «non vuole sfregiare un capolavoro, ma contestare la venerazione che gli è tributata passivamente dall’opinione corrente». Dietro al lato dissacrante, proprio dell’arte dada, emerge una riflessione articolata sul ruolo dell’artista nella società contemporanea e sul valore dell’opera d’arte. L’orinatoio Fontana (1917), insieme con la Monna Lisa con baffi e pizzetto, è stato il punto di partenza per le varie forme di arte concettuale, a testimonianza dell’influenza di Duchamp sulle generazioni succesive di artisti. Secondo Maurizio Calvesi, la Gioconda di Duchamp nasce da una segreta e divertita allusione «ermetica» all’androginia del personaggio effigiato.