Francesco Moscatelli, La Stampa 20/7/2007, 20 luglio 2007
Dalla scrivania colma di tomi di chirurgia alle grandi pianure americane. Per inseguire tornado e cicloni
Dalla scrivania colma di tomi di chirurgia alle grandi pianure americane. Per inseguire tornado e cicloni. C’è chi i temporali li teme, e non vede l’ora che torni il sole, c’è chi ne è affascinato, ma li ammira stando al sicuro dietro una finestra. Andrea Griffa no. Lui i nuvoloni neri carichi d’acqua non solo li ama, ma li pedina per migliaia di chilometri attraverso le plains americane, le immense distese di campi e strisce d’asfalto che dal Canada si perdono fino al Texas. Ha 26 anni, studia medicina a Milano e nel suo futuro vede una specializzazione in gastroenterologia e un camice bianco. Ma il cursus honorum in sala operatoria è lungo, e fin che può cerca di ritagliarsi qualche settimana all’anno per coltivare la sua passione. Con qualche amico, un Suv attrezzato con una piccola stazione meteorologica e una buona dose di coraggio, si avventura fin sotto le nuvole. Lo «storm chasing» Ad accompagnarlo c’è sempre Fabio Giordano, imprenditore di Sesto San Giovanni, 33 anni. A vederli discutere di supercelle e parametri termodinamici sembra di assistere a un raduno di pionieri dello «storm chasing» (la caccia ai tornado) come nell’America rurale degli anni Sessanta. «La figura del cacciatore di trombe d’aria nasce negli anni Sessanta con David Hoadley e Roger Jensen, scienziati alle prese con le prime escursioni nelle praterie del Nord Dakota - racconta Griffa - Negli anni Settanta sono stati varati i primi progetti governativi per studiare la morfologia dei tornadi, soprattutto con il dottor Howard Bluenstein. Contemporaneamente sono state fondate le prime riviste specializzate come ”Storm Track”, diretta dallo stesso Hoadley». Scienza e romanticismo. Anche se oggi sono i software a farla da padrone. L’obiettivo è rilevare i dati su pressione, umidità, forza del vento e precipitazioni, ma anche scattare foto mozzafiato alle masse d’aria in movimento. Nei fine settimana va a caccia anche in Italia. «Da noi le zone dove si fanno gli avvistamenti migliori sono nel quadrilatero Novara, Pavia, Piacenza e Lodi, e nel veneziano. Scendendo lungo lo stivale nel Lazio e in Sicilia, nel ragusano e nel catanese - continua Griffa - In realtà ogni posto è buono, basta tenere sotto controllo le perturbazioni e non farsele scappare». Safari nelle trombe d’aria Tutto è cominciato quando Andrea era un bambino, e rimaneva affascinato davanti ai mulinelli nell’acqua della vasca da bagno. «Credo che già allora mi colpissero le spirali, le forme in movimento», confessa appena rientrato dall’ultimo viaggio negli States. Dieci anni fa la svolta, quando nelle sale cinematografiche italiane è arrivato «Twister», uno dei primi colossal catastrofisti nella storia di Hollywood. Adesso Andrea Griffa fa avanti e indietro dalle pianure del Kansas, ha scritto insieme ad altri esperti il libro «Temporali e tornado», con la prefazione del colonnello-meteorologo Mario Giuliacci, tiene corsi per diventare cacciatori di temporali ed è diventato il guru italiano degli «storm chaser». Il suo sito internet ha migliaia di contatti ogni mese. Lui non sta mai fermo. E nell’ultimo viaggio si è addirittura improvvisato guida turistica, accompagnando un gruppo di appassionati italiani fin nel cuore delle trombe d’aria. «Ero davanti a una birra con alcuni amici. Abbiamo visto che in America il fenomeno dei tornado-safari prendeva piede e ci siamo detti: perché non provarci? In meno di un mese abbiamo trovato una ventina di persone entusiaste, pronte a seguirci in questa avventura. Chiamarla vacanza mi sembra fuorviante». Come ci si prepara per dare la caccia a un uragano? «Ci si sveglia di buon’ora e si iniziano a consultare i siti internet meteorologici dove si trovano i modelli matematici con le previsioni - racconta - Una volta individuata l’area target, dove cacciare i temporali rotanti, si parte. Si percorrono anche mille chilometri tutti d’un fiato, fra stradine sterrate e highway deserte. In prossimità della perturbazione si dispongono gli strumenti di rilevazione, si riprendono le evoluzioni e si scattano fotografie». Naturalmente c’è anche un decalogo del cacciatore professionista. «Le regole fondamentali sono fare attenzione e, negli Stati Uniti, in presenza di un temporale pericoloso avvertire il 911, il numero di emergenza». Non lo scriverebbe nero su bianco, ma un po’ d’incoscienza non guasta. Chiusi in una jeep «Una delle tempeste più incredibili l’ho vissuta nel 2004 - ricorda - Non avevamo ancora apparecchiature sofisticate e ci eravamo avvicinati un po’ troppo alla zona ”clou” del temporale. Era notte fonda, e la grandine cadeva a chicchi grossi come uova sul tettuccio della nostra jeep. Dietro i finestrini volavano rami d’alberi e altri detriti. Non potevamo muoverci. Abbiamo acceso la radio che raccontava come un grande tornado fosse vicino alla cittadina di Danville, in Kansas. Davanti ai nostri occhi c’era il cartello con il nome di quella città. E’ stato un brutto quarto d’ora». Di hobby ce ne sono tanti, ma questo non ha veramente nulla da spartire con una collezione di francobolli. Trovare una spiegazione razionale a questa passione? Impresa ardua. Come un matrimonio fra fascino e terrore. Come cercare il perché della bellezza. Stampa Articolo