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 2007  luglio 20 Venerdì calendario

ROMA Fare il palo durante un furto o un assalto in banca - dicono i veterani della vita spericolata - è come giocare in porta perchè non si è buoni per altri ruoli

ROMA Fare il palo durante un furto o un assalto in banca - dicono i veterani della vita spericolata - è come giocare in porta perchè non si è buoni per altri ruoli. Ed è per questo che, alla fine, attorno a questo tipo di delinquente è prosperata una certa letteratura che ha finito per renderlo quasi «simpatico». Il palo della banda dell’Ortica è il protagonista di una «chanson» scritta da Walter Valdi e portata al successo da Enzo Iannacci. Storia triste, come tutte quelle che - per dirla col filone nero dei Navigli - si concludono «in quel di Filangeri al numer du», cioè a San Vittore. Storia simile a quella degli sfigati dei «Soliti ignoti», il ruolo surreale del palo dell’Ortica che era «sguercio» e non vedeva i poliziotti. Innocuo fino a ricevere l’elemosina dei passanti, ignari del mestiere dello «sguercio», e poeticamente ingenuo fino a scambiare le 100 lire offerte dalla gente con la certezza che fosse l’anticipo del bottino. Ma è davvero così la vita del palo? E’ cambiata la mala, non è più quella nata all’ombra del boom. Le storie di oggi raccontano ben altri orrori e la vicenda di Teresa Sferragatta, uccisa nel Casertano per strapparle i 3 mila euro vinti al Bingo, rende alla perfezione il tasso di rapacità delle nuove bande. Certo, dentro la sala c’era chi osservava e poi segnalava agli sciacalli, fuori, la vittima «buona». Chiamatelo palo, chiamatelo basista, chiamatelo come volete, ma sempre criminale è. D’altra parte, non avviene così anche negli uffici postali, dove finti avventori stanno in fila, sbirciando i titolari delle pensioni più ricche per offrirli ai complici in motoretta che entreranno in azione subito? Il palo oggi non è più «quello che non sa far nulla». Anzi, va somigliando sempre più agli «specialisti» delle formazioni terroriste che vanno in avanscoperta a presidiare le posizioni strategiche che consentono un’efficace reazione alla polizia in arrivo e buona copertura per la fuga. Così avvenne durante la famosa rapina di via Osoppo, a Milano. E oggi? Stefano Galletto è un giovanotto molto noto in Veneto. Ha confessato qualcosa come 60 o 70 colpi in banca. Faceva il palo fuori, mentre gli altri entravano. Ma quello meglio equipaggiato, dal punto di vista delle armi, era proprio il palo. Perchè per intimidire impiegati e avventori bastava poco: il difficile era se arrivava la volante. Allora lui, il palo, non doveva avvertire nessuno. Doveva solo imbracciare il kalashnikov e sparare sulle divise. E visto che la polizia spesso si era rivelata troppo efficiente, il giovane aveva pianificato l’omicidio del capo della mobile di Venezia, Alessandro Giuliano, e di un funzionario della Digos. A Trapani, invece, i pali di una banda di 14 persone erano una guardia giurata, Gioachino Sangiorgio, e Fabrizio Sidari, un vicebrigadiere dei carabinieri. Anzi, erano pali e basisti, con l’aiuto di un impiegato infedele che segnalava quando arrivavano gli stipendi. Allora i pali telefonavano alla «squadra»: «Domani si può fare il battesimo. Ci sono 40 invitati e sono necessari 5 camerieri». Ovvio che 40 i milioni e cinque il numero di rapinatori da impiegare. Ma il palo più atipico è quello arrestato in provincia di Trapani dal capo della squadra mobile Giuseppe Linares. Una specie di tuttofare di una banda che gestiva una casa d’appuntamento e che - ironia - era conosciuta come la banda Merlino, non certo in onore della senatrice che chiuse i casini. Lui, Vincenzo Bellafiore, accompagnava al lavoro le signorine. Durante l’attesa sostava vicino al portone, munito di radiotrasmittente, e se annusava odore di polizia dava l’allarme. A Palermo molti posteggiatori fanno i pali, ma a sentire i poliziotti ci troviamo di fronte ad un mestiere in declino. La più clamorosa «débacle» racconta del palo di una banda addormentatosi dentro un’auto infiltrata con una microspia. Immaginate il disastro. Oppure una storia vera avvenuta a Torre Annunziata, dove gli agenti di una volante avvicinano un sospetto che ciondola davanti alla solita banca e gli chiedono: «Ehi tu, che stai facendo?». E quello: «Io? Dovete vedere cosa stanno combinando quelli là dentro».