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 2007  luglio 20 Venerdì calendario

ROMA – Glasnost. Trasparenza. La parola usata da Gorbaciov nel 1986, per annunciare un nuovo modo di far circolare l’informazione nell’Unione Sovietica, può sintetizzare anche il primo giorno di Pierluigi Collina come designatore della Can di A e B

ROMA – Glasnost. Trasparenza. La parola usata da Gorbaciov nel 1986, per annunciare un nuovo modo di far circolare l’informazione nell’Unione Sovietica, può sintetizzare anche il primo giorno di Pierluigi Collina come designatore della Can di A e B. Trasparenza su quella che è stata la pietra dello scandalo per alcuni benpensanti: cioè il suo contratto. Il presidente dell’Aia, Cesare Gussoni, ha chiarito le cifre. Collina ha un contratto annuale da 250.000 euro («Lordi – ha precisato l’ex arbitro per cinque anni numero 1 del mondo – visto che questo particolare non è stato sempre messo in luce e conta comunque il 42%. Solo per i calciatori si parla sempre di netto»). In più ne ha un altro, per la stessa cifra, di sfruttamento dell’immagine da parte degli sponsor istituzionali della Federcalcio. Totale: 500.000 euro. Lordi. Per la cronaca, i suoi tre vice – Gennaro Borriello, Francesco Capraro e Giovanni Stevanato, tutti confermati rispetto alla precedente gestione ad interim di Gussoni – percepiranno 40.000 euro lordi; il responsabile della Can C, Giancarlo Dal Forno, 70.000 euro lordi (per il suo predecessore Maurizio Mattei erano 90.000, ma quest’anno è stato istituito un compenso di 15.000 euro anche per i componenti Martino Ghidoni, Mario Palmieri, Arcangelo Pezzella e Sergio Zuccolini); il responsabile della Can D: Matteo Apricena, 60.000 euro; quelli della Cai (Commissione arbitri interregionale e scambi, Alberto Boschi) e quello del calcio a 5 (Andrea Lastrucci) 40.000 euro. Conoscendo il valore di Collina possiamo essere sicuri di una cosa: il contratto da designatore sarà ripagato dalla competenza e quello da uomo immagine sarà addirittura un affare per la Figc. Glasnost, però, almeno nelle intenzioni, sarà anche il nuovo modo di affrontare il futuro. Collina ha ribattuto molto sul concetto di «allenatore degli arbitri», quasi volesse avvicinare il suo mondo a quello della «controparte», i calciatori: «Non sono e non voglio essere il salvatore della patria. Il mio lavoro, però, non è soltanto quello di designatore. Consideratemi, piuttosto, un allenatore di arbitri, che sa che la squadra è giovane e che deve crescere. Come? Pensando in grande e con il dialogo. Nel medio periodo dobbiamo far crescere questi ragazzi: sui 40 a disposizione, 20 sono arrivati negli ultimi anni e 6 non hanno mai visto la serie B. Il calcio di oggi pretende arbitri preparati e dobbiamo essere all’altezza». Come succede ai calciatori, ci potranno essere preparazioni fisiche personalizzate e, come avviene già in Inghilterra, non è escluso che si possa arrivare a veri faccia a faccia tra arbitri e dirigenti e/o calciatori per dirimere controversie. Collina parla di dialogo perché sa, per primo, che le regole sono uguali per tutti ma la serie A non è l’Interregionale. Una spinta molto forte sarà data anche alla collaborazione tra arbitro, assistenti e quarto uomo: «Dobbiamo capire che si gioca di squadra, che si è in quattro in campo». Se ci saranno tutti gli arbitri- giocatori o se qualcuno sarà rimasto per sempre nella rete a strascico di Calciopoli, si vedrà. «Io lavorerò con gli arbitri che avrò a disposizione». Stop. Incassata la benedizione di Federcalcio e Lega Calcio (Tonino Matarrese: «Lo abbiamo voluto dal primo momento, non vogliamo però oberarlo di responsabilità che non competano al designatore »), Collina si è ritrovato di fronte l’ostracismo di Renzo Ulivieri, presidente dell’Assoallenatori: «Non è sul nome che non sono d’accordo, ma è una questione di merito. Bisognava investire sulle strutture e non solo su un uomo ». Non si può piacere a tutti.