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 2007  luglio 20 Venerdì calendario

MILANO

L’intenzione di crescere, raddoppiando volumi e dipendenti italiani in tre anni. E la preoccupazione di non poterlo fare «per l’assenza a Roma di un’infrastruttura aeroportuale adeguata». L’interesse, forse solo nominale, per la rotta Linate-Fiumicino e il disinteresse, altrettanto nominale, per il futuro di Alitalia. Fatta salva la preoccupazione per ottenere una situazione competitiva che non penalizzi i voli low cost, «stortura che ora il governo dovrà correggere entro il primo agosto per volere della Commissione Europea ». Cinquant’anni appena compiuti, da due Andy Harrison è chief executive di EasyJet, la compagnia low cost quotata a Londra che in 11 anni è diventata il quarto vettore europeo con 38 milioni di passeggeri previsti per il 2007, un fatturato 2006 di 1,6 miliardi di sterline (circa 2,4 miliardi di euro) e una flotta di 137 Airbus cui se ne aggiungeranno 118 entro il 2012, senza considerare altri 90 aerei in opzione. EasyJet, che ha 250 assistenti di volo italiani, collega 12 aeroporti della Penisola e ha sette aerei di base a Malpensa, dov’è il secondo operatore per passeggeri. Nei giorni caldi di Alitalia, Harrison è a Roma per tentare di aprire definitivamente il mercato italiano.
Dopo Milano, Roma?
«Potrebbe essere un grande passo per noi, come è stato Malpensa: siamo lì dal marzo 2006 e quest’anno trasporteremo a Milano 2 milioni di passeggeri. In Italia supereremo i 10 milioni di passeggeri in tre anni, dai 5,2 milioni del 2007. A Roma abbiamo un traffico di 1,2 milioni di passeggeri e ci piacerebbe continuare a crescere; il problema è avere un’infrastruttura aeroportuale adeguata e una base di costi competitiva».
Si parla di un vostro trasferimento da Ciampino a Fiumicino. Sarà la vostra seconda base italiana?
«Ci piacerebbe, ma non possiamo neppure pensarlo finché non ci saranno le condizioni adeguate. Fiumicino è più caro e il tournaround (il tempo che intercorre tra l’atterraggio e il decollo successivo,
ndr) è elevato. Abbiamo un utile prima delle tasse di 5 euro per passeggero, ma solo se utilizziamo gli aerei al massimo: è il nostro modello di business».
Non è un tentativo di ottenere più denaro dalle autorità locali? In fondo i contributi sono una voce fondamentale dei bilanci delle low cost...
«Il beneficio economico che EasyJet porta all’Italia è di circa 2 miliardi di euro: soldi spesi dai turisti che portiamo da Gran Bretagna, Germania e Svizzera. Per Roma, il beneficio è di 300 milioni. Noi siamo contenti di Ciampino, ma lì non possiamo crescere. Aeroporti di Roma ( AdR) a dover trovare la soluzione; se non sarà in grado di accontentarci saremo costretti a crescere altrove. Roma è Roma, ma in Europa ci sono molte città che competono per avere EasyJet».
Come vede la situazione di Alitalia?
«Non siamo direttamente interessati, tuttavia capisco che il governo italiano faccia tutto il possibile per mantenerla in vita; però deve anche stare attento alla situazione competitiva, all’interesse dei passeggeri».
Come nel caso della continuità territoriale con la Sardegna? L’anno scorso siete stati bloccati, ma la Ue vi ha dato ragione.
«Aspettiamo che il governo italiano si adegui alle indicazioni di Bruxelles. Purtroppo la stagione estiva è andata».
Da Malpensa raggiungete Napoli, Palermo e Catania. A quali rotte nazionali operate da Alitalia siete interessati?
«Noi apriamo nuove rotte in continuazione, Airbus ci consegna un nuovo aereo ogni due settimane e dobbiamo farli volare il più possibile. Il network continuerà a crescere, ma non ci vediamo in competizione con Alitalia ».
Che dice della Linate-Fiumicino?
«Al momento non è possibile operare su quella rotta perché non ci sono slot (diritti di atterraggio, ndr) disponibili, ma la storia insegna che quando EasyJet entra in un mercato, la situazione competitiva migliora, c’è più concorrenza con prezzi più bassi e miglior servizio».
Non ci sono slot disponibili, però molte compagnie hanno fatto domanda e sono in lista d’attesa. EasyJet ha fatto richiesta per ottenere slot a Linate, se e quando fossero disponibili?
«No».
Nelle scorse settimane un profit warning ha fatto perdere il 7% al titolo Ryanair. Il modello low cost sta entrando in crisi?
«No. In novembre ho detto che nel 2007 gli utili di EasyJet sarebbero cresciuti tra il 40 e il 50%. Lo confermo. vero che le tariffe sono diminuite tra il 5 e il 7%, ma abbiamo ridotto i costi».