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 2007  luglio 20 Venerdì calendario

ROMA – Una trattativa privata aperta a più interlocutori e nessun commissariamento. Il Tesoro reagisce al fallimento della gara per Alitalia cercando di definire i prossimi passi della privatizzazione

ROMA – Una trattativa privata aperta a più interlocutori e nessun commissariamento. Il Tesoro reagisce al fallimento della gara per Alitalia cercando di definire i prossimi passi della privatizzazione. Ma il quadro politico non è chiaro: all’interno della maggioranza si registrano posizioni opposte, emerse anche durante il pranzo di ieri a Palazzo Chigi, e lo scontro rischia di riprodursi oggi, a margine del consiglio dei ministri. Intanto, mentre il titolo perdeva il 3,10%, il presidente di Alitalia, Berardino Libonati, ha messo a punto le linee guida del piano industriale che potrebbero essere approvate oggi in consiglio d’amministrazione e che dovrebbero portare 100 milioni di maggiori ricavi. Ma l’ordine del giorno del consiglio resta in attesa di indicazioni dell’azionista. Con il governo impegnato sulle pensioni, il Tesoro ieri si sarebbe limitato a esaminare le opzioni tecniche possibili per vendere la compagnia. La liquidazione resta infatti l’ultima possibilità, mentre tra le varie ipotesi quella prevalente sarebbe la trattativa privata non esclusiva. L’alternativa esaminata, ma esclusa per motivi giuridici, sarebbe stata quella di un negoziato con un solo interlocutore, che avrebbe dovuto interrompersi una volta raggiunto l’accordo, per dare modo al Tesoro di chiedere a eventuali ulteriori interlocutori la disponibilità a sottoscrivere la stessa intesa ma offrendo di più. Resta l’ipotesi di commissariamento, considerata al momento impraticabile, poiché l’azienda ha ancora liquidità. Ma se si decidesse di procrastinare la trattativa, vi si potrebbe arrivare ugualmente. Al momento il cda di Alitalia sta eseguendo l’indicazione pervenuta dal Tesoro, a gara ancora aperta, di compilare un piano industriale in grado di limitare le perdite e produrre 100 milioni di ricavi, che dovrebbe essere completato a settembre. «Tutte le macchine dovranno essere messe in grado di volare guadagnando » spiega una fonte interna. Per questo, ad esempio, alcuni aerei di lungo raggio sarebbero spostati da Malpensa a Fiumicino cancellando alcune rotte in perdita, come la Milano-Shanghai e la Milano- Delhi. Mentre gli aerei di medio raggio che facevano feederaggio saranno spostati a Linate, Bologna, Catania e altri aeroporti minori per sviluppare il point to point. Potrebbero essere aperte nuove rotte intercontinentali come quelle per Rio, Montreal e Los Angeles. Possibile anche una riorganizzazione della manutenzione e dell’handling: parte di entrambi i servizi di terra potrebbero rientrare in Az Fly perché molte delle attuali inefficienze deriverebbero da un innaturale spezzettamento della catena produttiva. Non sarebbero previsti interventi sul costo del lavoro ma ulteriori efficientamenti lavorando anche sui nuovi contratti. Intanto si conferma il programma di assunzioni che ha già portato nella compagnia 240 assistenti di volo e che riguarderà una trentina di piloti. Sul destini della compagnia nel dibattito politico emergono contraddizioni, tra il ministro della Giustizia, Clemente Mastella (Udeur), che vuole la trattativa privata, ma non con Aeroflot, e quello delle Infrastrutture, Antonio Di Pietro (Idv), che consiglia di «portare i libri in Tribunale ». «Eviterei di fare fughe in avanti» è il commento del collega dei Trasporti, Alessandro Bianchi (Pdci). Mentre il sottosegretario all’economia, Paolo Cento (Verdi), non vuole prendere in considerazione il fallimento. Anche per il vicepremier, Francesco Rutelli, «la partita non è chiusa». Ma una sua prima dichiarazione che annunciava un confronto oggi in consiglio dei ministri, è stata poi smentita. Di certo sul caso il ministro dell’Economia, Tommaso Padoa-Schioppa, riferirà in Parlamento il 26 luglio.