S.Riz., Corriere della Sera 20/7/2007, 20 luglio 2007
ROMA – (S
Riz.) Si chiama «Violino», è una barchetta a vela di cinque metri e sessanta prodotta dal cantiere Paiardi. Costo: 7.600 euro più Iva. Nicola Sartor ( nella foto) l’ha comprata l’anno scorso in primavera. Ma non è ancora riuscito a spiegare una volta la randa. E se non è il suo più grande rammarico, poco ci manca.
Dal 9 giugno 2006 la sua vita è letteralmente cambiata. Nato a Bolzano 54 anni fa, sposato con due figli, professore di Scienza delle finanze all’Università di Verona, non è soltanto l’uomo dei conti, il tecnico del tecnico Tommaso Padoa- Schioppa. di più: letteralmente, il suo braccio destro. Lui ha condotto per conto del Tesoro tutta la trattativa con i sindacati sulle pensioni. Lui ha dovuto ogni volta rifare i conti. Lui ha dovuto ogni volta rispondere picche. Tanto che un giorno ha allargato le braccia e si è sfogato: «Che mestiere ingrato il mio, mi tocca dire sempre di no».
Nessuno conferma che sia cominciata proprio così. Ma proprio considerando i personaggi è una versione assolutamente credibile. Un giorno di giugno dell’anno scorso Padoa-Schioppa telefona a Sartor e gli chiede la disponibilità per assumere l’incarico di sottosegretario all’Economia con il compito di seguire la Finanziaria. Obiezione di Sartor: «Forse non sono la persona più adatta....». Replica di Padoa- Schioppa: «Uhm...Se ci penso non mi dispiace l’idea di mandare un marziano in Parlamento».
Perché proprio Sartor? Il ministro lo conosce da più di vent’anni. Da quando, nel 1984, aveva assunto l’incarico di vice direttore generale della Banca d’Italia e Sartor era un giovane economista del mitico servizio studi della Banca d’Italia. Fra i due si stabilì un feeling destinato a durare, anche quando le loro strade si sarebbero divise. All’inizio degli anni Novanta Sartor diventò consigliere economico del ministro del Bilancio: prima con Beniamino Andreatta, poi con Luigi Spaventa. Erano gli anni di Tangentopoli, della crisi finanziaria sfiorata, dei governi di Giuliano Amato e Carlo Azeglio Ciampi che cercavano di tamponare le falle e rimettere in sesto i conti pubblici. Erano gli anni in cui Padoa- Schioppa aveva «rischiato» di diventare governatore della Banca d’Italia, superato sul filo di lana, nell’aprile del 1993, da un certo Antonio Fazio. Per poi prendere, anche lui, un’altra via: presidente della Consob, e poi componente della Banca centrale europea. Nessuno dei due, forse, pensava che i loro percorsi si sarebbero incrociati di nuovo.
Finora, il marziano si è destreggiato. Mai una polemica. Tranne una. Vincenzo Visco aveva rimesso le deleghe sulla Guardia di Finanza in seguito allo scontro con l’ex comandante Roberto Speciale, e il giorno dopo era previsto il suo intervento alla scuola delle Fiamme gialle. Nella fossa dei leoni, al posto del viceministro, c’era finito lui. E aveva raccontato come i meccanismi parlamentari e le valanghe di emendamenti, pur legittimi, rendano complesso il cammino della legge di bilancio. Tutto risaputo. Ma un’agenzia di stampa aveva titolato: «Finanziaria: Sartor, parlamentari rischiano comprometterla». Da Forza Italia gli erano saltati agli occhi. Ma per chiudere l’incidente è bastata una lettera. E lui è tornato a combattere con i conti delle pensioni e con i sindacalisti.