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 2007  luglio 19 Giovedì calendario

FRANCESCO MANACORDA

MILANO
Un premio alla carriera, 20 milioni di euro una tantum, per il presidente di Capitalia Cesare Geronzi. Lo ha deciso martedì il consiglio d’amministrazione della banca romana.
A proporre il premio per il presidente - in quella carica ancora per pochi giorni, visto che la holding capitolina sparirà a causa della fusione con Unicredit - è stato nelle scorse settimane il consigliere d’amministrazione Massimo Pini, ex esponente socialista, ex uomo delle partecipazioni statali, oggi nel cda di Capitalia. Una proposta, la sua, accolta per acclamazione nella seduta del consiglio, e che avrebbe ricevuto tra gli altri anche il supporto di consiglieri come Pasquale Cannatelli del gruppo Fininvest e Roberto Colaninno.
Secondo alcune ricostruzioni il premio previsto in origine sarebbe stato anche più alto, parametrato alla buonuscita dell’amministratore delegato Matteo Arpe, ma poi il comitato remunerazioni guidato da Paolo Fresco avrebbe deciso di portarlo per l’appunto alla cifra di 20 milioni. Ieri Pini, interpellato dalla stampa, non ha voluto commentare il successo della sua proposta: «Non voglio contribuire a questo clima scandalistico creato dai giornali, non parlo delle questioni interne della banca». Ma la notizia è stata confermata proprio da fonti di Capitalia, dopo che nella giornata di martedì non era stato possibile trovare in quella sede riscontro alle indiscrezioni - anticipate dal quotidiano «il Messaggero» - che circolavano alla vigilia dell’appuntamento del consiglio.
Il premio milionario alla carriera che è stato attribuito a Geronzi rischia di suscitare qualche malumore, specie alla luce dei cinquemila esuberi che Unicredit e Capitalia si preparerebbero ad annunciare dopo la loro fusione. Ma in ambienti di Capitalia si sottolinea come l’entità della cifra sia assolutamente proporzionata alla durata e alla qualità dell’impegno di Geronzi, che dal 1988 ad oggi ha portato la vecchia Cassa di risparmio di Roma a diventare il gruppo Capitalia, attraverso nove successive acquisizioni. E durante questo periodo non ha mai percepito stock option se si eccettua 1,7 milioni relativi all’operazione Bipop-Carire, nonché parametrato alle cifre incassate da altri manager bancari al momento della loro uscita. In particolare l’agenzia Radicor cita l’amministratore delegato Matteo Arpe, che avrebbe incassato, secondo alcune ricostruzioni, tra stock option e buonuscita tra 40 e 50 milioni. Gabriele Galateri, ex presidente di Mediobanca, ha ricevuto circa 20 milioni di euro in quattro anni, più altri 10 milioni di euro relativi al rinnovo dell’incarico di presidente che aveva ottenuto, prima dell’arrivo di Geronzi, fino al 2010.
Lunedì, intanto, il patto di sindacato di Capitalia ha comunicato ad Unicredit che l’accordo parasociale dell’istituto romano scioglierà alla data di efficacia della fusione tra le due banche, presumibilmente nei primi giorni di ottobre. Nella stessa comunicazione - si legge sul prospetto informativo della fusione - nessun partecipante ha manifestato a Unicredit l’interesse a discutere con gli altri pattisti ipotesi di nuovi accordi parasociali successivi alla fusione.
Anche nella nuova versione «allargata» con Capitalia, la nuova Unicredit rimarrà quindi senza un accordo tra i grandi soci.