Domenico Quirico, La Stampa 19/7/2007, 19 luglio 2007
DOMENICO QUIRICO
CORRISPONDENTE DA PARIGI
Sarkozy era stato categorico: entro l’estate voglio una legge che assicuri il servizio minimo nei trasporti in caso di sciopero, non voglio più gente bloccata nelle stazioni dei treni e del metrò. Il governo ha eseguito: ecco scodellato il progetto che il sindacato definisce «scellerato» e che fa presagire un autunno caldissimo e la Francia appiedata come nel 1993. Sarebbe una battaglia pericolosa in grado di affossare la passione tra il Paese e il neo-presidente. A meno che Sarkozy non osi: sa che i sondaggi attestano una maggioranza soddisfatta di una legge regolatrice.
Il progetto in discussione al senato stabilisce che entro il 31 dicembre gli operatori dei trasporti pubblici, regioni e comuni, sottoscrivano con i sindacati un protocollo di servizio obbligatorio in caso di sciopero. Non si può barare, ha avvertito la relatrice, Catherine Procaccia: non basta annunciare, come avviene oggi, che viaggerà 1 treno su 3, devono essere indicati con precisione quali saranno i convogli in stazione. Quarantotto ore prima dell’agitazione i lavoratori che intendono aderire devono far registrare la loro volontà e, in caso di omissione, rischiano sanzioni. Un referendum deve essere organizzato nell’impresa se l’agitazione prosegue oltre gli 8 giorni per stabilire se la maggioranza vuole continuare.
C’è già abbastanza per far digrignare i denti al maggior sindacato, la CGT. Ma c’è una seconda parte che li fa ancor più inveire, quella che prevede che i giorni di sciopero non saranno pagati obbligatoriamente. Questo succede già ma la legge dovrebbe sancirlo e ribadirlo.
Si intravede un braccio di ferro risolutivo, vagamente tacheriano, con i sindacati con cui schiantare uno dei pilastri del mammout francese. Infatti, mentre il ministro del lavoro Xavier Bertrand al senato giurava che il progetto riguarda solo i trasporti terrestri, il primo ministro François Fillon lasciava cadere una postilla avvelenata: «potrebbe diventare il modello per altri servizi pubblici tra cui la scuola». Anche qui si tratta di sanzionare quello che esiste già; se gli insegnanti incrociano le braccia, le scuole medie e superiori sono obbligate a restare aperte, non le elementari. I potenti sindacati degli insegnanti hanno definito la tentazione governativa «un attacco al diritto di sciopero», «assenza di dialogo sociale» e «provocazione».
«Il governo non provoca nessuno - ha replicato il ministro del budget, Eric Woerth - cerchiamo di riformare il paese nel quadro presidenziale, cercando il consenso e di fare la necessaria pedagogia». La CGT gli ha dato appuntamento il 31 luglio con cortei in tutta la Francia, quando il progetto passerà all’Assemblea nazionale, «per mettere la pressione sui deputati». Avvio molto flebile, simbolico, come dimostrano le cifre bassissime delle ultime agitazioni. Che abbia ancora una volta ragione Sarkozy?
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