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 2007  luglio 19 Giovedì calendario

Per la seconda volta in poche settimane è stato superato il tetto di 53.105 megawatt di consumi elettrici che nel 2003 già sembrava un’enormità: come ci siamo riusciti? E, soprattutto, il consumo esponenziale di energia misura il nostro progresso modernizzatore o mette in luce le contraddizioni di un uomo sempre più schiavo delle macchine? Il momento in cui i consumi estivi superano quelli invernali è un momento critico per i Paesi moderni: è quello in cui i cittadini diventano dipendenti dal raffreddamento come da una droga e non riescono più a fare a meno dei condizionatori d’aria

Per la seconda volta in poche settimane è stato superato il tetto di 53.105 megawatt di consumi elettrici che nel 2003 già sembrava un’enormità: come ci siamo riusciti? E, soprattutto, il consumo esponenziale di energia misura il nostro progresso modernizzatore o mette in luce le contraddizioni di un uomo sempre più schiavo delle macchine? Il momento in cui i consumi estivi superano quelli invernali è un momento critico per i Paesi moderni: è quello in cui i cittadini diventano dipendenti dal raffreddamento come da una droga e non riescono più a fare a meno dei condizionatori d’aria. Questa la ragione del nuovo record raggiunto. Quasi tutti oggi sono in grado di ottenere dentro la propria abitazione la temperatura che più gli aggrada, in una specie di ossessione da clima artificiale che sembrava inimmaginabile solo qualche anno fa. Le aziende che producono energia hanno immediatamente incoraggiato questo tipo di consumi, convincendo i consumatori che starsene in maglioncino di filo durante il solleone (e/o in mutande mentre fuori nevica) fosse una vera e propria liberazione. Nelle automobili poi nessuno si sogna più di aprire il finestrino, neanche nella mezza stagione (che del resto sembra scomparsa...), con lo straordinario risultato di sigillarsi in una scatola rovente che ha inevitabilmente bisogno di condizionamento, anche quando non è ancora estate. Il vecchio deflettore - un’idea geniale - è scomparso da tempo, così come va sparendo l’apertura a compasso dei cristalli posteriori: o ti climatizzi o arrostisci. Così cresce l’effetto «isola urbana calda», quel fenomeno per cui in città la temperatura è mediamente più elevata di 2 o 3°C rispetto alla campagna circostante. la copertura di asfalto e cemento che immagazzina l’energia solare in misura maggiore rispetto al suolo e alla vegetazione e che impedisce all’acqua piovana di evacuare calore attraverso l’evaporazione, a causa dello scorrimento troppo rapido su quelle superfici impermeabili. Durante le notti il fenomeno è più evidente: la struttura della città libera lentamente calore mantenendo più elevate le temperature minime e spingendo all’abuso di clima artificiale. La dispersione di calore dai condizionatori d’aria innesca un circolo terrificante: più fa caldo, più climatizzatori si mettono in opera, più aumenta il calore in tutta la città. Oggi il surriscaldamento climatico aggrava la situazione, ma non è che un tempo le estati fossero sempre dolci. Così, per rimediare, si riduceva la superficie che assorbe il calore solare dipingendo i tetti di chiaro e si usavano materiali che riflettevano la luce del Sole riducendo del 40% le esigenze di raffrescamento. Stampa Articolo