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 2007  luglio 19 Giovedì calendario

DARIA GALATERIA

«Passato a Cabourg, al Grand Hôtel; mostrano la stanza di Proust», scrive nel 1975 Paul Morand, nel diario recentemente pubblicato. Gli raccontano che Proust si lavava le mani, poi suonava; il cameriere del piano lo trovava chino sul lavabo. «Amico mio, ho per voi una piccola mancia, nella tasca sinistra del pantalone; ho le mani bagnate, volete cortesemente andare a prenderla voi». Gli amici trovavano insignificanti gli ultimi compagni dello scrittore; quando prese in casa un bruno cameriere del Ritz, Henri Rochat, Proust rassicurava i visitatori: «Non ci disturberà perché non dice mai una parola».
Che cosa facesse Proust ai ragazzi, è argomento non indifferente per uno scrittore che ha messo al cuore del romanzo l´eros in certi suoi sviamenti - il sanguinolento masochismo, per esempio; o la gelosia nella fase "non operabile". Proust in love del biografo americano di Proust, William C. Carter, (Castelvecchi, pagg. 295, euro 18) è un´incantevole occasione per ricostruire, attorno all´"occupazione preferita" di Marcel, il bel mondo, al volgere del secolo; ma anche, più forte e fitta delle più recenti rivelazioni che fanno sobbalzare, il cosmo dei camerieri e degli autisti del cuore - "più istruiti dei duchi", diceva Proust.
Erano Dabescat e Le Cuziat, maîtres d´hôtel del Ritz, informatori per Proust di vizi e genealogie, a procurargli i camerieri che trovava avvenenti. Le Cuziat aprì poi un bordello per uomini, dove Proust, nella notte tra l´11 e il 12 gennaio 1918, fu colto in una retata. La polizia trovò il tenutario Le Cuziat in un salottino al pianterreno insieme a tre individui «che avevano tutta l´aria di essere pederasti»: un soldato ferito in convalescenza e un caporale minorenne (vent´anni e nove mesi), più «Proust, Marcel, benestante, 120, boulevard Haussmann»; bevevano champagne.
La storia della retata proviene dalle schede di polizia sul bordello di Le Cuziat esaminate di recente dalla studiosa Laure Murat (che le ha pubblicate sulla Revue Littéraire, n. 14 e di cui qui accanto riproduciamo la parte relativa a Proust). Meno frequentato, e in parte ancora oscuro, è il ruolo della scienza nella pittura proustiana dell´omosessualità. Proust era circonfuso di studiosi del tema, ma non ne parla mai. Nel 1879 il padre, Adrien, prese all´Académie de Médecine il seggio lasciato vacante dalla morte del suo maestro Ambroise Tardieu; sei anni dopo diventò a sua volta professore d´igiene alla facoltà di Medicina di Parigi. Barbuto e corpulento, Tardieu era stato soprattutto specialista di medicina legale; la professione lo portò a scrivere un libro sulla Pederastia e la Sodomia, dentro all´Etude médico-légale sur les Attentats aux moeurs. Dagli "attentati" su minori dai sei ai 12 anni alla prostituzione pederastica, Tardieu stila un sommario vocabolario: parla dei giovanotti «infamati dal nome di checche», e gli squassapetto (manstuprio dediti), i pompeurs de dards (votati invece alla fellatio: che conduce alla tisi polmonare, ma «allo stesso titolo degli eccessi venerei»), i renifleurs, e altro. Tra la consueta descrizione delle deformazioni rettali, e centinaia di casi meno corrivi - accoppiamenti bestiali con tori per esempio - Tardieu riporta per molte pagine il tenerissimo diario d´amore di un pederasta, che nel corso di un processo del 1845 confessa di adorare «un bambino caduto credo dalla volta celeste», «bello come i cherubini che sostengono il velo sulla fronte della Vergine», pronto a «uno di quei sorrisi che dovettero far svenire Eva».
Nel 1874, Tardieu pubblicò, in uno studio sulla Questione medico- legale dell´identità in rapporto ai vizi di conformazione degli organi genitali, le memorie di un ermafrodito, Herculine Barbin: come maestra, aveva attraversato i conventi femminili e le camerate notturne con cuore, sensi e sesso da uomo; documento emozionante per il patetismo tardo-romantico in cui sono raccontate le piccantissime scene («in dormitorio, le stringevo i lacci del busto, appoggiando le labbra sul bel seno nudo!»; ma anche: «Ho sofferto solo! Solo!»). Ripreso da Foucault cent´anni dopo, fu subito tradotto da Einaudi, che lo ripropone ora, sempre nella cura di Brunella Schisa (Una strana confessione, pagg.120, euro9).
La Recherche non sembra aver fatto tesoro della scienza di Tardieu. Anche il fratello di Proust, Robert, si era occupato di ermafroditismo (insieme al bel dottor Pozzi, il seduttore detto il Dottor Amore, di cui pure deliziosamente racconta William Carter). In tema di inversione, Proust scartabella semmai il sessuologo Magnus Hirschfeld. Ma si mostrava infastidito da tanta divulgazione; scrive sempre Paul Morand (e lo racconta, ancora informatissimo e appassionante, Proust in love): «I viziosi sono alla disperazione: il vizio in scena, è la fine del vizio. Proust, quando posai sul suo letto l´enorme libro dell´Istituto di ricerche sessuali di Magnus Hirschfeld, ebbe un gesto di avvilimento (cos´è il tempio, una volta strappato il velo?)».