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 2007  luglio 19 Giovedì calendario

ROSA SERRANO

I Mutui sempre più cari spingono in alto la domanda di prestiti di maggiore durata. Prima i trent´anni, poi i quaranta. E adesso anche i cinquanta. Ma si aprono prospettive anche per i mutui praticamente senza scadenza, quelli che si trasmettono di padre in figlio.
Secondo recentissime rilevazioni di MutuiOnline, nell´ultimo triennio i prestiti a 30 e 40 anni sono praticamente triplicati passando dall´11,7% del primo semestre del 2004 al 34,4% del primo semestre di quest´anno. Ma il discorso non si ferma qui. «Si parla già di prodotti oltre i 50 anni – afferma Alessandro Ghisolfi, direttore dell´ufficio studi di Ubh (il gruppo che controlla Professionecasa e Grimaldi Immobiliare) – e un giorno si arriverà come già avvenuto in Giappone ai mutui intergenerazionali, passati cioè di padre in figlio». Attualmente esiste già sul mercato un prodotto del Gruppo Credito Valtellinese a tasso variabile di durata ventennale (mutuo libero) per il quale è prevista la possibilità la lasciare agli eredi la facoltà di estinguere il mutuo o, in accordo con la banca, di rinnovarlo o negoziarne uno nuovo. Tuttavia, sulla convenienza di allungare le durate contrattuali, Egidio Vacchini, amministratore delegato di Progetica invita alla cautela. A suo avviso, in periodi di bassi tassi di interesse l´operazione "allungamento" può effettivamente permettere un sensibile alleggerimento delle rate; al contrario, in una fase, come quella attuale, durate oltre i trent´anni devono esser attentamente valutate.
Nel complesso, il caro denaro imposto dalla Bce comincia a frenare le erogazioni di mutui. Come rilevano i ricercatori di Nomisma, il continuo rialzo dei tassi operato da Francoforte - che nel giro di diciotto mesi li ha raddoppiati dal 2 al 4% - ha quasi bloccato la richiesta: nell´ultimo trimestre del 2006 il ritmo di crescita dei finanziamenti erogati è sceso al punto più basso degli ultimi 5 anni (+0,8%). Secondo l´Osservatorio congiunturale Ance, inoltre, l´aspettativa di ulteriori aumenti del costo del denaro crea effetti negativi sul mercato immobiliare e sulla sostenibilità dei mutui soprattutto per le fasce più deboli della popolazione, ossia giovani e immigrati, che rappresentano quote sempre più significative di potenziali acquirenti (nelle grandi città il 10% delle compravendite è riferito ad extracomunitari).
Ulteriore fattore di preoccupazione per il mattone residenziale è rappresentato dal mercato degli affitti, soprattutto delle grandi città, che negli ultimi anni ha visto il loro rendimento lordo ridursi di circa il 14% cioè dal 5,8% al 5%). «L´offerta di abitazioni in locazione non è più cresciuta con gli stessi ritmi di due anni fa – afferma Mario Breglia, presidente di Scenari Immobiliari – anche perché molti appartamenti (prima sul mercato) sono stati ritirati dai proprietari in attesa di capire come evolve lo scenario legislativo per la possibilità che vengano concesse agevolazioni fiscali a chi affitta». Si fatica sempre più ad affittare: secondo Nomisma, nell´ultimo quadriennio i tempi medi per affittare una casa nelle grandi città sono aumentati del 53,1% (da 1,9 mesi a 2,9 mesi). La crisi degli affitti è iniziata a manifestarsi nel momento in cui i tassi di interesse sui mutui hanno raggiunto livelli così bassi da far risultare poco conveniente il costo dell´affitto rispetto alla rata del mutuo. La forte domanda di acquisto ha influito sull´aumento dei prezzi delle case, mentre gli affitti che avevano raggiunto livelli elevati, si sono arrestati per la crisi della domanda.