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 2007  luglio 19 Giovedì calendario

DUE ARTICOLI SULL’ELEZIONE DEL PRESIDENTE INDIANO

CORRIERE DELLA SERA 19/7/2007
DANILO TAINO
C’è una democrazia dove le elezioni del presidente sono più contorte che in Italia. l’India, naturalmente. E questa volta finiranno quasi certamente con l’elezione del primo presidente, anzi della prima presidente, che parla con i morti. Si vota oggi, in Parlamento; le schede verranno contate il 21; e Pratibha Patil - vincitrice quasi certa entrerà nelle 340 stanze coloniali del Rashtrapati Bhawan (il palazzo di New Delhi un tempo abitato dal viceré britannico) il 25: stringerà la mano al suo predecessore, il rispettatissimo Abdul Kalam, e per l’India inizierà una stagione imbarazzante. Sonia Gandhi, e con lei il Congresso che guida e l’alleanza di governo, comunisti compresi, hanno provato a mettere l’elezione in termini di pietra miliare per l’emancipazione femminile: in realtà, in tutto il Paese, nessuno vede Patil (72 anni) come la prima donna alla presidenza ma come una fedelissima della dinastia Nehru-Gandhi, amica incrollabile di Sonia, che raggiunge il massimo onore indiano nonostante sia sconosciuta ai più (niente di male in sé), sia accusata di malaffare in parecchi casi e propenda per la superstizione. Il fatto è che la coalizione al governo a Delhi non ha trovato l’accordo per presentare un candidato migliore, quindi ha raggiunto un compromesso al minimo comun denominatore.
A quel punto, in giugno, quando Sonia Gandhi ha tirato fuori dal cappello il nome di Patil, un’operazione di equilibrismi condotta tutta nei corridoi del potere è diventata uno scandalo pubblico. E ha iniziato a volare fango. Il partito più forte dell’opposizione, il Bjp, lancia da settimane attacchi violentissimi e ha contro-candidato l’attuale vicepresidente, Bhairon Singh Shakhawat, 83 anni. Il quale a sua volta è finito sotto accusa per malaffare e addirittura per essere stato, nella sua carriera, morbido con i violentatori del Rajasthan, lo Stato da cui proviene. Una fiera degli orrori per la quale la grande maggioranza dei commentatori indiani arrossisce.
In India, il presidente è una figura di rappresentanza, anche se è capo delle forze armate. Ciò nonostante, il metodo con cui viene scelto ne fa diventare l’elezione un’occasione per misurare i rapporti di forza e la tenuta delle alleanze tra partiti: un momento politico importante, insomma, per molti versi come in Italia. I grandi elettori sono i membri del Lok Sabha, il Parlamento, e i rappresentanti delle assemblee degli Stati della federazione: ciò fornisce all’attuale maggioranza di governo un vantaggio netto. E, dal momento che il Congresso ha bisogno di dimostrare che controlla ancora saldamente la situazione del governo e del Paese - cosa di cui molti dubitano - , non può permettersi di perdere un’elezione che in teoria è vinta a tavolino: gli alleati, a quel punto, inizierebbero a vederlo come un cavallo perdente e - siamo in India - ad abbandonarlo.
Sonia Gandhi, inoltre, non sta attraversando un periodo politicamente felice. Le recenti elezioni nell’Uttar Pradesh lo Stato più popoloso, cuore dell’induismo - sono andate molto meno bene di quanto sperasse. Soprattutto, suo figlio Rahul, che ha guidato la campagna elettorale, non è riuscito nemmeno a difendere i pochi seggi che il partito del Congresso aveva conquistato alle elezioni precedenti e non ha messo a segno quel recupero che lo avrebbe lanciato come candidato naturale, e vincente, alle prossime elezioni nazionali, nel 2009. Per tenere insieme l’alleanza, dunque, Sonia deve eleggere una sua persona alla presidenza. Da qui, la scelta di Patil che nella coalizione non ha trovato opposizioni.
Il problema è che ad attaccare le credenziali davvero scarse della candidata non è solo l’opposizione. Gran parte della stampa è indignata e da settimane ricorda i punti salienti della carriera di Patil. La quale è accusata di uno scandalo (fondi scomparsi e finiti a suoi famigliari) in una banca che aveva fondato; del fallimento, con debito, di una sua cooperativa nel settore dello zucchero; di proteggere suo fratello in un caso di omicidio; di proteggere suo marito in un caso di suicidio. In più, ha detto di essere stata informata del suo destino alle massime cariche dello Stato dalla voce di un guru, Baba Lekhraj, morto nel 1969. E ha poi consigliato alle musulmane di togliersi il velo, in quanto - ha erroneamente sostenuto - esso fu introdotto in India nel Sedicesimo Secolo per proteggere le donne dagli invasori islamici. Ora, la politica indiana è spessissimo intrecciata a familismo, corruzione, superstizione, persino all’omicidio. Ma la posizione di presidente di un Paese che si sente grande potenza - dicono gli ormai tantissimi critici di Sonia - dovrebbe essere lontana da simili sospetti. Anche nel caso di una fedele amica di famiglia.

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LA REPUBBLICA 20/7/2007
FEDERICO RAMPINI
E´ stata la prima grande democrazia ad avere una donna a capo del suo governo: Indira Gandhi nel 1966. La condizione femminile in India non è considerata tra le più felici del mondo ma il peso delle donne in politica continua a riservare delle sorprese. Ieri New Delhi ha eletto per la prima volta un presidente della Repubblica donna: Pratibha Patil, 72 anni, che era già stata anche la prima donna governatrice del Rajasthan. La presidenza della Repubblica in India non è un incarico di grande potere (è il premier a guidare l´esecutivo), ma assume un ruolo di arbitro nel caso che dalle elezioni legislative non esca una chiara maggioranza parlamentare. Inoltre il capo dello Stato può diventare figura simbolica dell´unità del paese.
Per la Patil non sarà facile. La strada della prima donna presidente infatti inizia tutta in salita. Designata da Sonia Gandhi - l´altra donna che guida il partito di maggioranza relativa, il Congresso - la Patil è stata oggetto di una escalation di attacchi da parte dell´opposizione e della stampa. Quando il suo nome è affiorato, un mese fa, per i non addetti ai lavori era una sconosciuta. Scarne notizie sulla sua giovinezza le attribuiscono un trofeo di ping-pong e la vittoria a un concorso di bellezza all´università (nel 1962). Poi la carriera parlamentare, con una fedeltà quarantennale al partito del Congresso, in posizioni secondarie, culminata nel governatorato del Rajasthan (anche quello incarico più di rappresentanza che di potere). Ma una volta proiettata in prima fila, scavando sul suo passato sono venuti alla luce retroscena meno banali e più imbarazzanti. La Patil è coinvolta nel fallimento di una banca cooperativa destinata a finanziare le donne artigiane, contadine, piccole imprenditrici: l´istituto avrebbe concesso crediti generosi ad alcuni suoi familiari, prima di essere chiuso d´autorità nel 2003 dalla banca centrale indiana. Ha un fratello coinvolto in un´indagine per omicidio. Suo marito è accusato di aver provocato il suicidio di un insegnante. Sempre sulla sua famiglia sono gravati sospetti di appropriazione indebita negli aiuti umanitari dopo lo tsunami del dicembre 2004. Anche nel suo curriculum politico sono emersi episodi imbarazzanti. Alla fine degli anni Settanta si schierò per le sterilizzazioni forzate, la feroce politica di controllo delle nascite sperimentata dal governo di Indira Gandhi. Di suo la Patil ci aggiunse la proposta di far sterilizzare tutte le persone affette da malattie ereditarie. Riuscì a sorprendere gli storici e a offendere i musulmani sostenendo che le donne indiane cominciarono a usare il velo nel XVI secolo per proteggersi dalle aggressioni sessuali degli invasori islamici. L´ultima gaffe è recentissima: in vista dell´elezione presidenziale ha dichiarato che un famoso guru defunto, Baba Lekhraj, le ha parlato attraverso il "corpo" di uno dei suoi discepoli, annunciandole che ben presto le sarebbe toccata una "grande responsabilità". L´élite laica l´ha sommersa di ridicolo. "Se il futuro presidente parla coi morti - ha scritto l´Indian Express - è quasi peggio delle ombre sul suo passato".
L´escalation di polemiche non è bastata a impedire la sua elezione. Il Congresso di Sondia Gandhi ha fatto quadrato, e il meccanismo di voto è controllato dai partiti: il presidente viene nominato da 4.896 grandi elettori, che sono la somma dei deputati al parlamento federale e nelle assemblee legislative dei singoli Stati. Una volta garantito il sostegno dei partiti della coalizione di governo, il risultato era certo. Del resto nella biografia di Pratibha Patil c´è una costante: non ha mai perso nessuna delle elezioni in cui si è cimentata. In quanto alle ombre sul suo passato non si discostano dalla media, il Parlamento indiano è pieno di pluricondannati. Se dovessero risultare vere tutte le accuse forse sarebbe un vero segnale di emancipazione femminile: non è più necessario che le donne siano molto migliori dei loro colleghi per arrivare ai vertici.