Dagospia 18/7/2007, 18 luglio 2007
4 – IL TESORETTO DEL PINGUINO DE LONGHI
Non è vero che in Italia non c’è il tesoretto, come invece ha affermato l’altro ieri Draghi al Senato. I tesoretti ci sono e hanno dimensioni grandiose, ma prendono le strade più impreviste.
E’ il caso ad esempio della fortuna miliardaria di Giuseppe De Longhi, l’imprenditore di Treviso che ha legato il suo nome all’azienda dei pinguini che rinfrescano l’aria. Pochi giorni fa l’uomo dei pinguini ha sorpreso gli americani con l’acquisto di un appartamento nel Plaza di New York che da hotel è diventato condominio di lusso. Per la modica cifra di 11,2 milioni di dollari De Longhi ha comprato un appartamento di tre camere al 15esimo piano del palazzo con una vista meravigliosa su Central Park.
Il "New York Times" ha dedicato all’evento una citazione di rilievo presentando l’uomo dei Pinguini come l’inventore delle macchine da caffè. In realtà Giuseppe De Longhi ha venduto nel 2000 alla De Longhi spa (cioè a se stesso) un gruppo di società controllate per un valore di 538 miliardi di lire. L’operazione è avvenuta giocando tra le scatole cinesi che compongono la catena di controllo dell’azienda e hanno origine nella "De LongETrust" (una società delle isole del Canale) dalla quale dipendono altre holding lussemburghesi e la stessa De Longhi spa di cui il figlio Fabio è vicepresidente.
Le ambizioni dell’imprenditore di Treviso non si fermano all’appartamento di Manhattan. La sua intenzione è di espandersi in Cina e a questo proposito vorrebbe piazzare sulla Muraglia un’infinità di pinguini scolpiti da Pascal Knap, l’artista svizzero che ha riempito Milano con le mucche in vetroresina a grandezza naturale.