Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2007  luglio 18 Mercoledì calendario

FUCCILLO Mino

FUCCILLO Mino (Eutimio) Salerno 13 febbraio 1949. Giornalista. Editorialista del gruppo l’Espresso. Già a Repubblica, direttore dell’Unità e di Italia radio • «[...] è uno con la faccia da assaggiatore di Maalox ossessionato dalla caduta dei capelli, è quello che fa la figura del poco allineato dato che le migliori garanzie di dalemismo sono i Curcio Maltese e i Giovanni Valentini a darle, non più lui, abbandonato dalla nota lobby. Quando era in auge aveva - diciamo così - il privilegio della preveggenza, l’ultimo sfizio in materia se lo concesse all’Unità quando - da direttore del ”quotidiano fondato da Gramsci e affondato da Fuccillo” [...] pubblicò un suo fondo ritenuto incautamente fantapolitico. In realtà aveva descritto [...] l’uscita di scena di Prodi, il recupero di Veltroni, la vittoria di D’Alema. Pare che la profezia fosse il frutto di una conversazione confidenziale con uno dei tre interessati, pare proprio con quello più fortunato, e pare proprio che non fosse stata una grande idea scrivere nero su bianco, e finì come finì. I cronisti mondani dimenticarono la meravigliosa festa al Gilda. Alfio Marchini che pure se ne era innamorato, cominciò a negarsi al telefono. Mino cominciò a pensare che sarebbe stato meglio se all’Unità ci fosse andato Gianni Riotta, e che tutto il tempo perso a fare il graduato negli stati generali della sinistra s’era volatilizzato. Finì come finì perché così è la vita del fiancheggiatore: ingrata. E pensare che non ci voleva andare a via due Macelli, gli ”fecero una proposta che non potè rifiutare”[...] eccellente notista della felice stagione scalfariana, beato cocco delle serate in terrazza, genero prediletto di Sandro Curzi (da cui il nomignolo Galeazzo Ciano, essendo Kojak un sosia di Mussolini)[...]» (P. B., Il ”Foglio” 21/10/1998).