Vari 18/7/2007, 18 luglio 2007
Caro Romano, vorrei tornare sul caso Ocalan. Premesso che, a suo tempo, avevo declinato l’invito, giuntomi dalla Germania, per assistere professionalmente quello che lei chiama «terrorista patriota», mi permetto di intervenire, con alcuni dati complementari, in ordine alle sue risposte
Caro Romano, vorrei tornare sul caso Ocalan. Premesso che, a suo tempo, avevo declinato l’invito, giuntomi dalla Germania, per assistere professionalmente quello che lei chiama «terrorista patriota», mi permetto di intervenire, con alcuni dati complementari, in ordine alle sue risposte. Dopo che, sbarcato a Fiumicino, aveva messo piede sul nostro territorio, Ocalan avrebbe potuto essere sottoposto a procedimento penale in Italia, solo che il ministro della Giustizia lo avesse richiesto, sulla base dell’art. 10 del codice penale. Fu invece cercata una soluzione diversa, e, a un certo punto, verosimilmente a seguito di suggerimenti affrettati, il nostro ministero degli Esteri aveva ipotizzato il trasferimento del processo in altri Stati, sulla base di una Convenzione europea (del 1972) che, si noti, l’Italia non aveva neanche ratificato! Il nostro Paese aveva invece ratificato la convenzione europea contro il terrorismo (del 1977). Una volta ritenutane l’applicabilità, l’Italia avrebbe dovuto (art.7) avviare il procedimento penale «senza indebiti indugi». Le cose, però, com’è noto sono andate diversamente: dopo un lungo soggiorno romano, Ocalan, raggiunta Nairobi, veniva ospitato nell’ambasciata greca. Facevano poi seguito la cattura, il trasferimento in Turchia, e la condanna a morte. Il fatto che quest’ultima non sia poi stata eseguita, e che, in sede giudiziaria, sia stata invece commutata nella pena dell’ergastolo (lo aveva riferito anche il Corriere del 4 ottobre 2002), si deve alla sopravvenuta abrogazione, in Turchia, della pena di morte. Tale abrogazione, a sua volta, dopo un suggerimento interlocutorio della Corte di Strasburgo, proprio riguardo al caso Ocalan, era stata sollecitata in modo pressante, dall’Unione europea. prof. Mario Pisani Istituto di Diritto penale e processuale penale Università di Milano • La sua interpretazione di quella vicenda mi sembra molto realistica. Aggiungo che la cattura di Ocalan e la mancata esecuzione della condanna a morte ebbero l’effetto di rendere meno grave la crisi curda. Sperammo per qualche tempo che si sarebbe instaurata fra curdi e turchi una migliore convivenza. Ma la guerra civile in Iraq ha avuto indirettamente l’effetto di accrescere la conflittualità al confine fra la Turchia e il Kurdistan iracheno. E la situazione oggi è considerevolmente peggiorata.