Paolo Beltramin, Corriere della Sera 18/7/2007, 18 luglio 2007
DUE ARTICOLI SULLA DOMANDA DI TRASFERIMENTO DI WOODCOCK (18/7/2007)
CORRIERE DELLA SERA
PAOLO BELTRAMIN
MILANO – La prima scelta è Napoli, dove ha iniziato la sua carriera come uditore giudiziario nel 1996. E dove vive ancora sua mamma, molto anziana. Ma sulla domanda ha indicato anche altre quattro città. Milano, Palermo, Firenze e Trieste. Henry John Woodcock, il magistrato più famoso di Potenza (e d’Italia), ha chiesto ufficialmente di essere trasferito a un’altra Procura. Il Consiglio superiore della magistratura ha ricevuto la domanda qualche settimana fa, e potrebbe dare il via libera subito dopo l’estate. Insomma, a fine settembre Woodcock potrebbe fare le valigie, cambiare casa. E soprattutto consegnare a un collega tutti i fascicoli che sta seguendo, compreso il «bestseller» su Vallettopoli.
Il condizionale dipende più da lui che dal Csm. A Napoli ci sono ben 9 posti vacanti: il candidato, per intenderci, ha ottime chance. Ai colleghi della Procura di Potenza, però, ha assicurato che deciderà all’ultimo momento se accettare o no il trasferimento. E comunque «per il momento non ho nessuna intenzione reale di andarmene».
Da un lato la voglia di tornare nella città dove è cresciuto, di avvicinarsi alla madre, e la sfida professionale di una delle Procure più grandi d’Italia. Dall’altra la volontà di continuare il lavoro intrapreso. E anche «l’amore per Potenza, che mi ha dato tantissimo». Già, perché il capoluogo della Basilicata – 60 mila abitanti – è sempre stato dalla sua parte. «Molti non sanno dov’è Potenza, ma adesso Potenza sa dove sono molti», scherzano orgogliosi i vecchi nei bar del paese. Un giovane intraprendente ha prodotto una maglietta in suo onore. E il 27 marzo – 10 giorni dopo l’archiviazione delle due inchieste su Vittorio Emanuele di Savoia, e già trasferite a Como – sul giornale locale Il Quotidiano è apparsa una doppia pagina a pagamento, firmata da decine di tifosi: «Noi cittadini lucani rivendichiamo il diritto alla giustizia e alla verità, approviamo e sosteniamo il lavoro dei magistrati Alberto Iannuzzi, Vincenzo Montemurro, Henry John Woodcock, opponendoci con sdegno e con forza a ogni gratuito attacco teso a delegittimare, con parole o con fatti, la loro azione».
Partendo dalla Basilicata, Henry John Woodcock è il magistrato italiano finito più spesso nei giornali nazionali negli ultimi due anni. Il doppio di Ilda Boccassini, 8 volte più di Luigi De Magistris. Ad appena 40 anni, la sua biografia su Wikipedia è infinitamente più lunga di quella di Francesco Saverio Borrelli. Cosa farà l’infaticabile magistrato anglo-italiano, abituato a raggiungere l’ufficio in sella alla sua Harley Davidson e a schivare i giornalisti con la stessa fermezza con cui indaga sui vip? Saperlo in anteprima sarebbe lo scoop dell’estate. Inutile, del resto, chiedere notizie al diretto interessato. Tanto, non risponde. Anche quando, stremata, una cronista gli propose: «Dica qualsiasi cosa», lui reagì senza pietà: «Qualsiasi cosa».
Fabrizio Corona, che appena uscito dal carcere fra una parolaccia e l’altra aveva denunciato al mondo di essere stato «vittima di un talebano di nome Woodcock », un paio di giorni fa è stato molto più carino nei suoi confronti. «Vorrei ringraziare Henry – ha detto ”. Il mio successo lo devo anche a lui». Chissà se, in caso di trasferimento, gli farà i complimenti. A mezzo stampa, naturalmente.
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LA STAMPA
GUIDO RUOTOLO
GUIDO RUOTOLO
ROMA
Se ne va. Ha presentato domanda di trasferimento. Potenza good bye. Il pm anglonapoletano più famoso d’Italia, John Henry Woodcock, ha presentato domanda di trasferimento. Le sedi indicate: Napoli, la sua città, Milano, poi Palermo, Firenze e Trieste. La notizia della sua richiesta è stata accolta con sentimenti diversi e contrapposti dalla sua città d’azione, Potenza. Chi ha esultato, e si possono comprendere le ragioni, e chi invece teme di diventare orfano. Perché sì, nel bene e nel male, le «sue» inchieste hanno cambiato la stessa città. Dandole una notorietà mai avuta e offrendo agli «onesti» la concreta possibilità di «spazzare» il malaffare dalla stessa città. Lui, come al solito è stato parco di parole: «Sì, è vero, - si è limitato a confermare - ho presentato domanda di trasferimento». Ma con i suoi colleghi e amici napoletani si è lasciato andare: «Alla fine, io nun me move ”a cca». Per chi non ha compreso: «Alla fine rimarrò a Potenza».
E non la vive questa possibilità, John Henry Woodcock, come una jattura. La sua potrebbe essere addirittura una scelta consapevole. Già tre anni fa infatti, raccontano al Csm, «chiese il trasferimento a Palermo, Torre Annunziata, Santa Maria Capua Vetere». E «vinse» il posto a Palermo, solo che «avendo la possibilità entro tre giorni dalla nomina di chiedere la revoca della domanda di trasferimento, rinunciò, e da Potenza non si mosse».
Ecco, suggerisce chi gli è amico, già cinque anni fa Henry John assaporava l’ebbrezza della notorietà con le sue prime inchieste contro imprenditori e politici, e evidentemente dal momento in cui presentò domanda di trasferimento alla decisione del Csm passarono vari mesi. E alla fine decise di rimanere forse perché stavano maturando le prime avvisaglie di quella inchiesta che poi sarebbe deflagrata con l’arresto di Vittorio Emanuele di Savoia.
Anche i suoi amici non hanno difficoltà a riconoscere che Woodcock «se azzanna l’osso non lo molla facilmente». Insomma, chissà se archiviata Vallettopoli, dimissionato il procuratore capo Giuseppe Galante, trasferito (su sua richiesta) il gip Iannuzzi con il quale ha condiviso non le sue scelte, ma un percorso professionale, il pm che parla solo con gli atti giudiziari potrebbe riservare nuove sorprese investigative.
«Alla fine rimarrò a Potenza». Una città che ha imparato ad apprezzare. Dopo otto anni di coabitazione (arrivò il 30 settembre del 1999), qualche piccola soddisfazione se l’è tolta. Davanti la t-shirt prodotta da un commerciante potentino le sue iniziali cubitali JHW, e dietro la scritta: «Il pm biondo che fa impazzire il mondo». Contento di questo omaggio? «Tutti i ricavati vanno ad alimentare il fondo per la lotta contro la leucemia».
Napoli, Milano o Potenza? Il tormentone potrebbe durare diversi mesi. Ha confidato agli amici: «Nella mia decisione pesano vicende familiari. Mia madre ha 84 anni, potrebbe accettare di trasferirsi a Milano - se non dovesse essere accolta la domanda per Napoli - dove vive un suo fratello cardiologo». Con dieci anni d’anzianità in magistratura, le chanche perché il Csm accolga la domanda sono oggettivamente alte. Qualche strascico di pendenze disciplinari (una) al Csm è ancora in corso, anche se in questi anni tutte le contestazioni e le ispezioni ministeriali alla fine si sono dovute arrendere perché lui, Woodcock, ha saputo dimostrare la correttezza del suo operato. Certo, tra i consiglieri del Csm non si fa mistero di quello che potrebbe diventare un incubo. Ammette un consigliere: «Se da Potenza ha messo a soqquadro il Paese, che cosa combinerà se lo mandiano a Napoli o a Milano?».