Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2007  luglio 17 Martedì calendario

America Ferrera è una donna vera, con curve vere, una bella faccia espressiva e un bel po’ di carisma

America Ferrera è una donna vera, con curve vere, una bella faccia espressiva e un bel po’ di carisma. Attrice di 23 anni latinoamericana, si è guadagnata un posto tra i più lanciati giovani talenti di Hollywood grazie al ruolo da protagonista nel film Le donne vere hanno le curve, per il quale ha ottenuto il premio della giuria del Sundance Festival come migliore attrice nel 2002. Ha anche interpretato nel 2005 Quattro amiche e un paio di jeans, che è andato bene, però il successo vero è arrivato l’anno scorso con la serie televisiva Ugly Betty (Betty la brutta) ora anche in Italia, su Italia 1 tutti i venerdì sera, una hit negli Usa, che le ha fatto vincere il Golden Globe come miglior attrice tv. «Un colpo di fortuna», dice lei. Nella serie la Ferrera interpreta la ragazza intelligente ma un po’ in carne che lavora a Mode, la (inventata) rivista ”bibbia” del mondo della moda. La storia inizia quando il re dell’editoria Bradford Meade affida la rivista al figlio Daniel, scegliendo Betty Suarez (America Ferrera) come sua assistente proprio perché è l’unica donna di Manhattan che il giovane non si porterebbe a letto. Pochi in ufficio si prendono la briga di conoscere meglio Betty, perché nel mondo dell’alta moda è un pesce fuor d’acqua. Veste malissimo, porta l’apparecchio per i denti ed è sempre impacciata. Nonostante la riluttanza iniziale però, lo spirito e le idee brillanti di Betty alla fine conquistano Daniel. In una società come la nostra in cui la magrezza è ”in” e le mode cambiano con estrema facilità, Betty dimostra che la bellezza è solo superficiale. Lei è una donna attraente, quindi non può davvero sembrare brutta. «Ma io nei panni di Betty non mi sento affatto brutta. Per me il titolo è ironico. Sono le persone che la circondano che la vedono brutta, il pubblico no. Il pubblico la ama e vede in lei la bellezza che è così palese quando parla o sorride, e dona quello che ha dentro. Molti altri personaggi della serie non sono capaci di dare, la loro quindi è una bellezza solo esteriore. come la storia del brutto anatroccolo alla rovescia: Betty non diventa un bel cigno, ma trasforma i ”belli” in esseri umani, fa riscoprire loro cosa significa avere dei sentimenti ed essere vivi dentro». La serie è ispirata a una telenovela colombiana, lei l’ha vista? «Ne avevo sentito parlare. Vengo da una famiglia sudamericana, i miei sono dell’Honduras. Ho visto alcuni episodi prima di iniziare a girare la puntata pilota e mi sono immediatamente innamorata del personaggio: ho capito subito perché tutta la Colombia e il resto del mondo la considerano un’eroina». Qual è l’aspetto di Betty che preferisce? «Mi piace la sensazione che mi dà interpretarla. Salma Hayek, che produce la serie, mi parlò del personaggio con tanta passione e adorazione che mi innamorai all’istante di Betty, di quello che era e di come faceva sentire gli altri. Spero di potermi sentire un giorno nella vita privata come mi sento quando vesto i suoi panni perché questo personaggio ha un cuore straordinario, una positività, una gratitudine nei confronti della vita. Non vuol dire che sia ingenua, non vuol dire che sia stupida, non vuol dire che non sappia cosa sia il dolore. Al contrario vive esperienze strazianti e dolorose. Ma lei perdona sempre gli altri, anche quando non lo meritano». Anche lei sa perdonare così? «A volte sì. In questo mestiere devi perdonare un sacco di cose». Qual è la sua vera indole? «Penso di essere una persona forte dentro. Una combattente. Sono positiva. Mi piace sorridere e non voglio farmi abbattere da cose che in fondo non contano». Come si sente nel ruolo di Betty? «Lavoro moltissime ore al giorno e vivo assieme a lei. Vedere che il pubblico ha accettato Betty nella chiave di lettura che ne ho dato mi rende estremamente felice. Mi esalta il fatto che questo personaggio di cui mi sono innamorata faccia innamorare anche altra gente». In una società che idealizza la magrezza, le hanno mai detto a un provino che non aveva il fisico adatto? «Non te lo dicono mica. Semplicemente non ti chiamano più, quindi te lo immagini». Il suo sogno è sempre stato recitare come per Betty lavorare nell’editoria? «Recitare è la mia passione da quando avevo sette anni e da allora non ho mai avuto dubbi». Quanto ha impiegato a capire come interpretare Betty? «Ci è voluto un po’ per mettere a punto il personaggio. Il rischio era renderla ridicola, una caricatura, e perdere immediatamente il favore del pubblico, perché diventa una barzelletta. Il problema è mantenere Betty una persona in carne e ossa e renderla giocosa». Nella vita reale sta attenta alla linea? «Nella vita reale non mi abbuffo. Voglio mettermi in costume e sentirmi a mio agio, non in imbarazzo. Per farlo però ho bisogno di tutta la fiducia in me stessa, e riesco a calarmi in un personaggio che ha bisogno della stessa fiducia. Non si tratta di avere l’aspetto di una top model, ma di sentirsi bene nella propria pelle. Il mio non è un invito all’obesità e alle abbuffate, ma a sentirsi bene per come si è». I film che ha interpretato, Le donne vere hanno le curve e Quattro ragazze e un paio di jeans toccano il tema dell’emancipazione femminile. Si identifica con quei ruoli? «Certo. Con il mio aspetto fisico certi ruoli sono naturali per me, non ho intenzione di portare sullo schermo personaggi lontani dalla mia indole. Le donne vere hanno le curve è stato il mio primo film, lo avrei accettato anche se fosse stato uno spot di biscotti. Sono stata fortunatissima perché era una sceneggiatura valida e ne è venuto fuori un bel film. Era un lavoro come un altro, l’ho accettato e ho avuto fortuna. Mi ha aperto molte strade. Quattro amiche e un paio di jeans è stato invece una scelta ragionata. Ad attirarmi non sono stati tanto i temi femministi o le questioni legate all’aspetto fisico, ma i problemi che il personaggio affronta nel rapporto con il padre, il divario generazionale e culturale e il rapporto genitori-figli che pare deteriorarsi nella nostra società». Nonostante l’enorme successo non sempre la gente la riconosce per strada, per colpa della trasformazione sul set. «Non mi importa molto se la gente sa chi sono oppure no. Mi sono innamorata subito del personaggio ed è bellissimo vedere che il pubblico se ne innamora. Ho interpretato altri ruoli in cui il pubblico si identificava con il mio personaggio, so come funziona. Alla gente sembra di conoscerti, si avvicinano, ti toccano ti abbracciano perché eri sullo schermo tv nel loro soggiorno. Così se il mondo amerà Betty come io la amo, sarà difficile distinguere tra lei e me. Saro Betty in tv e me stessa sulla copertina di Vogue».