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 2007  luglio 17 Martedì calendario

MILANO

L’impianto di Kashiwazaki Kariwa, la più grande centrale nucleare del mondo, si trova nel Giappone centrale, prefettura di Niigata, e come molte delle centrali atomiche giapponesi è sul mare. I sette reattori hanno una capacità produttiva potenziale di 8.210 megawatt. I primi cinque, potenti 1.100 megawatt ciascuno, sono entrati in funzione nel 1985. Poi, fra il 1996 e il 1997 sono entrati in servizio due nuovi reattori, definiti di «terza generazione». Sono i cosiddetti reattori «ad acqua avanzati» (Abwr). La loro potenza è di 1.356 megawatt e – assicura da sempre la Tokyo Electric Power Company (Tepco), che gestisce la centrale – sono stati costruiti secondo le più moderne tecnologie di sicurezza. In realtà, la storia della Kashiwazaki Kariwa è costellata da problemi e incidenti. Il primo risale al febbraio del 1991, quando una perdita di pressione nei condotti di olio lubrificante aveva fatto bloccare uno dei reattori. Per fortuna senza perdita di radioattività. Poi, nel maggio del ’97, il reattore numero 7, che non era ancora operativo per la normale produzione di energia, si era bloccato durante alcune prove tecniche, proprio quando l’impianto era stato portato al massimo regime. Tre anni più tardi, maggio 2000, era toccato all’altro reattore di nuova generazione, il numero 6, fermato dopo che era stata rilevata un’alta concentrazione di iodio nelle acque di raffreddamento dell’impianto. E ancora: nel luglio 2001, nel settimo reattore si registra un aumento della radioattività nel gas e della concentrazione di iodio nell’impianto di raffreddamento. Ma il periodo peggiore per la Tepco arriva tra il 2002 e il 2003, quando la compagnia – uno tra i più grandi produttori di elettricità al mondo – viene travolta da un vero e proprio scandalo. Si scopre che i dati sulla sicurezza dei suoi impianti nucleari, allora erano 17, sono stati sistematicamente falsificati. Tepco viene obbligata dalle autorità governative a bloccare i suoi reattori, perché siano sottoposti a verifiche e ad accurati lavori di manutenzione. Molti degli impianti rientrano in funzione soltanto un anno dopo. Insomma, ieri, con tre reattori chiusi su sette, tutto sommato è andata bene.
Anche se un portavoce della centrale nella prefettura di Niigata ha ammesso di non essere in grado di prevedere quando potranno tornare a funzionare.


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LA REPUBBLICA 18/7/2007
FEDERICO RAMPINI
FEDERICO RAMPINI
E´ ancora più grave di quel che si era creduto nelle prime 24 ore l´incidente alla centrale nucleare di Kashiwazaki provocato dal terremoto di lunedì. Cinquanta guasti meccanici a catena, ben due fughe radioattive distinte, la fuoruscita di migliaia di litri di acqua e petrolio contaminati, cento fusti di scorie scoperchiati dal sisma e privi di protezione, pronti a disperdere i veleni nell´atmosfera e nel mare. Quanto è serio il pericolo per la loro salute e per l´ambiente, però, i giapponesi non lo sanno ancora e vivono nell´angoscia. Non sono bastate le dure accuse del premier Shinzo Abe all´azienda elettrica che gestisce il più grande impianto atomico del mondo, riassunte in una parola: «Irresponsabile».
La gente non sa più cosa pensare, a chi credere. Ritardi, bugie, reticenze, errori hanno creato un´atmosfera di sospetti e di tensione. Le dimensioni reali delle fughe radioattive sono ancora avvolte nel mistero. Per l´unico popolo al mondo che 60 anni fa fu martoriato da due bombe atomiche, il tabù del nucleare ha provocato una beffa crudele: il business dell´energia sfugge a ogni controllo, l´establishment che gestisce le centrali è impenetrabile. Per i 12.000 sfollati accolti nei rifugi della protezione civile a Kashiwazaki l´incubo atomico sovrasta perfino la paura di nuove scosse di assestamento, dopo i due choc da 6,8 gradi della scala Richter. In 24 ore i tentativi iniziali di minimizzare l´emergenza nucleare sono stati vanificati. Lo stesso management dell´azienda elettrica è superato dagli eventi, rincorre i segnali di nuovi guasti che si accendono uno dopo l´altro, non riesce ad avere un quadro completo della situazione. Ieri dalla centrale è partito un secondo allarme radioattivo che ne ha imposto l´immediata chiusura con l´arresto dei sette reattori. Col passare delle ore si scoprono nuovi problemi, danni che erano stati ignorati o nascosti il primo giorno: incendi, condutture rotte e sconnesse, impianti fuori controllo, perdite a ripetizione. «Adesso i casi di fuoriuscite radioattive a nostra conoscenza sono due», ha annunciato ieri Hiroshi Itagaki, portavoce della società Tokyo Electric Power che gestisce l´impianto. «Abbiamo individuato almeno 50 guasti e disfunzioni delle apparecchiature». Poi è venuta la rivelazione dei cento fusti cilindrici che la scossa tellurica ha fatto cadere a terra, scoperchiandoli e esponendo le scorie. Anche questo bilancio per il momento è del tutto parziale: le squadre speciali di emergenza al lavoro nella centrale fino a ieri sera avevano ispezionato solo la metà dei 22.000 fusti di scorie. E sulla natura della radioattività le notizie peggiorano di ora in ora.
Lunedì si era parlato di un litro e mezzo di acqua contaminata, finita in mare. Ieri la quantità è salita a 1.200 litri. Ma non c´è solo la radioattività dispersa dai liquidi. Solo ieri la Tokyo Electric ha rivelato che particelle di cobalto-60 e chromio-51 sono state rilasciate nell´atmosfera. I dirigenti del gruppo elettrico hanno dovuto ammettere un errore fatale nel primo intervento dopo il terremoto: quando è scoppiato l´incendio in un generatore elettrico i tecnici hanno tentato di spegnerlo con l´acqua; solo in un secondo tempo sono arrivate squadre di vigili del fuoco con gli estintori chimici adeguati.
«Le informazioni fornite dall´azienda alle autorità sono state troppo lente - ha denunciato Abe - ; ho intimato alla Tokyo Electric di rivelare gli incidenti in modo completo, rigoroso e rapido. Deve comportarsi in maniera responsabile. Gli impianti nucleari possono essere gestiti solo con la fiducia della gente. Invito l´azienda a riflettere seriamente su questo incidente».
Dello stesso tono la signora Sanae Takaichi, ministro per la ricerca scientifica: «L´intervento per spegnere il primo incendio è stato lento. L´informazione sulle fughe di radioattività è stata ancora più lenta». Ma le autorità politiche fanno la loro parte per minimizzare. Prima ancora di avere informazioni precise e attendibili dagli esperti sanitari giunti sul luogo del sisma, i dirigenti del ministero dell´Industria già dichiaravano che «le radiazioni sono in quantità troppo modesta per avere un impatto ambientale». E´ una reazione tipica dell´atmosfera di protezione che da anni circonda il business dell´energia atomica. «Di falsità sulle radiazioni ne abbiamo già sentite in passato», ha dichiarato ieri sera alla televisione Koichi Ibe, 83 anni, uno degli sfollati di Kashiwazaki.
L´inaudita escalation di disastri all´interno del megaimpianto da 8,2 milioni di kilowatt ha messo a nudo problemi che superano la singola centrale. I dirigenti della Tokyo Electric hanno dovuto ammettere che i reattori erano stati costruiti secondo regole antisismiche non tali da prevedere l´impatto di una scossa di 6,8 gradi. Eppure Kashiwazaki è notoriamente in una zona a rischio e i terremoti di quella potenza non sono rari in Giappone. «E´ impensabile - ha detto lo scienziato di ingegneria antisismica all´università Waseda di Tokyo, Masanori Hamada - che incendi e fughe di acqua possano essere scatenati così facilmente. Il governo deve rivedere d´urgenza gli standard antisismici per tutte le centrali del Giappone». E´ la rivelazione di una fragilità drammatica perché ci sono 55 reattori atomici in attività, e forniscono il 35% di tutta l´energia elettrica del Giappone, paese secondo solo alla Francia in questo campo. 17 centrali fanno capo alla stessa Tokyo Electric, che già nel 2003 fu al centro di uno scandalo per avere falsificato sistematicamente i dati sulla sicurezza degli impianti. In quel caso il gigante elettrico fu costretto a chiudere temporaneamente tutti i 17 impianti per sottoporli a ispezioni. E non è un caso isolato. L´anno scorso una centrale atomica a Kanazawa, di proprietà del gruppo concorrente Hokuriku Electric Power, è stata chiusa d´autorità dalla magistratura dopo la scoperta che era fuorilegge sugli standard di sicurezza e altamente vulnerabile in caso di terremoto. Tutto il settore nucleare nipponico ha collezionato incidenti, poi tentativi di nascondere e insabbiare le indagini. Lo scandalo del 2003 costrinse il governo a congelare la costruzione di nuove centrali di fronte all´ondata di allarme nella popolazione. Ma si sa che fino a ieri Abe aveva in cassetto le autorizzazioni per rilanciare la costruzione di nuovi reattori. Per un paese privo di petrolio e di altre risorse energetiche, che deve alimentare il secondo apparato industriale del pianeta, il nucleare è stato considerato come una scelta strategica obbligata. E´ lo stesso paese dove sopravvivono ancora alcune decine di hibakusha, letteralmente «persone affette dall´esplosione», poveri relitti umani tormentati da 60 anni dalle orribili patologie della radioattività di Hiroshima e Nagasaki: le uniche persone al mondo che hanno subìto la bomba atomica e possono raccontarlo. Il peso della memoria storica è ancora forte, il terrore della radioattività è più forte che in qualsiasi altra parte del mondo.
Nei sondaggi d´opinione la maggioranza dei giapponesi è contraria all´energia nucleare da sempre. La conseguenza è paradossale: proprio per mettersi al riparo dai sospetti e dall´ostilità della popolazione, in nome dell´interesse nazionale e dell´autosufficienza energetica l´industria nucleare si è circondata di una cortina di segretezza. In un paese dove le tradizioni della politica e del capitalismo sono impregnate di cultura mafiosa, il business dell´atomo è campione assoluto nel non rendere conti a nessuno. Lo choc di Kashiwazaki ha allargato ancora il fossato di diffidenza tra l´opinione pubblica e i signori dell´atomo made in Japan.