Mario Pappahgallo, Corriere della Sera 16/7/2007, 16 luglio 2007
CON UN’INTERVISTA A GUARINIELLO E UNA SMENTITA DEL GIORNO DOPO
Mario Pappagallo
MILANO – Le cozze infettate dal virus dell’epatite o, peggio, dal vibrione del colera potrebbero «costare» solo una multa a chi le alleva, pesca e offre in vendita ai consumatori. Da 10mila a 80mila euro al massimo, una volta provata la buona o cattiva fede dell’«inquinatore». Nessun reato penale, nessuna sanzione come il carcere, previsto dalla legge 283 del 1962 attualmente in vigore.
La depenalizzazione è inserita nel nuovo Codice della sicurezza alimentare predisposto dal Dipartimento per la sanità pubblica veterinaria, la nutrizione e la sicurezza degli alimenti del ministero della Salute. La bozza del Codice (un decreto legislativo) è stata sottoposta all’esame delle Regioni e dovrà essere discussa al tavolo Stato-Regioni. Verrebbero abrogate tutte le leggi in materia, accorpate e semplificate. Ma, sorpresa, al Capo VI, quello relativo alle sanzioni, sparisce l’azione penale. In soldoni niente più magistratura di mezzo, fatto salvo in caso di gravi intossicazioni o in caso di morte del malcapitato consumatore di cibo inquinato, adulterato, con un’etichetta non veritiera, e così via. Addio ai sequestri preventivi che scattano per ordine dei pm, come avvenuto nel caso di mucca pazza o delle acque minerali al cloroformio, del pane o della mortadella agli escrementi, dei tiramisù al botulino, del tè cinese al piombo o del miele agli antibiotici. E i famosi blitz dei carabinieri del Nas scatterebbero solo su richiesta di Asl o enti amministrativi. Un alleggerimento per la magistratura? Senz’altro, ma anche un’arma in meno di prevenzione, perché la sanzione penale è un fortissimo deterrente. Un produttore di vino al metanolo non rischierebbe più il carcere ma una multa che, anche se alta (da mille a 100 mila euro in base al tipo d’illecito), potrebbe anche convenirgli rispetto al guadagno già fatto in modo fraudolento.
E se ci scappa il morto? Allora subentra la magistratura (per reati come l’omicidio), ma una vittima non è certo prevenzione. Anzi è la prova di un fallimento nel campo della sicurezza alimentare. Senza contare che, senza informazione o sequestri, mentre si indaga di decessi potrebbero essercene altri.
Di che cosa si occupa la legge 283 destinata all’abrogazione? Solo nella prima metà del 2007, sono state oltre 150 le sentenze della Cassazione relative a reati contemplati proprio dalla 283. Ecco un drammatico elenco-esempio che riguarda reati da 283 commessi o finiti in giudicato negli ultimi 12 mesi: prodotti ayurvedici con troppo piombo o mercurio, tè cinese al piombo, miele agli antibiotici, bevande analcoliche ( soft drink) al benzene, acque minerali con cloroformio o con tetracloroetilene, molluschi e crostacei dell’Est «infetti», pesce fresco ricco di un parassita (anisakis) causa di gravi enterocoliti, animali allevati con ormoni, maiali alimentati con il cromo per renderne le carni più rosse (in apparenza più magre), salmone con additivi per renderlo più arancione, frutta e verdura ai pesticidi. Senza contare frodi come la vendita di prodotti surgelati spacciati per freschi o di cibi contenenti sostanze non indicate in etichetta, se non scaduti e riciclati. Coinvolti nei reati produttori, importatori, venditori, ristoratori, mense e distributori.
Soltanto sabato la procura di Torino ha aperto due inchieste: una su tonno fresco che presenta elevati tassi di istamina (potrebbe scatenarsi una crisi allergica anche in chi allergico non è), l’altra su 67 chili di pane fresco (sfornati da una panetteria di Torino) con escrementi di insetti e roditori.
Un’ultima annotazione: il punto 3 dell’articolo 64 del Capo VI del Codice punisce con una multa da 10mila a 100mila euro (la sanzione più alta prevista dal Codice) «chi comunica o diffonde anche a mezzo stampa informazioni suscettibili di creare panico o allarmismo tra i consumatori». Attenzione: non notizie false, ma solo suscettibili di creare allarmismo. Suona come un «bavaglio» all’informazione che, come è noto, è base della prevenzione e della capacità del consumatore di sapersi autotutelare.
***
MILANO – «Ho letto il nuovo Codice sulla sicurezza alimentare e spero ci ripensino. Semplificare è importante, ma depenalizzare in questo settore sarebbe estremamente grave e controproducente». Doping, Juventus, farmaci, amianto, ma soprattutto da oltre 30 anni in prima linea sui reati contemplati dalla legge 283. Alcuni blitz del Nas o dei tecnici Asl ordinati dal procuratore aggiunto di Torino Raffaele Guariniello, 66 anni, hanno fatto storia.
E ora che cosa accadrà?
«Se viene approvato il nuovo Codice la magistratura non potrà più svolgere una funzione di controllo e prevenzione. Un errore. La legge dovrebbe servire a evitare i morti, ma senza deterrenti come il reato penale sarà difficile agire in anticipo. Il penale scatta solo per omicidio colposo o strage, troppo tardi».
Ma i controlli verrebbero fatti lo stesso...
«Certo, ma io non vorrei mangiare le sfogliatelle con la crema agli stafilococchi che tempo fa ho fatto sequestrare. Scherzi a parte, il meccanismo dei controlli amministrativi è diverso. I sequestri preventivi non si potranno più fare, perché non saremo più di fronte a reati penali. Quindi, mentre si indaga amministrativamente su una morte sospetta a causa di un alimento, e prima che il caso passi di competenza alla magistratura, altre persone potrebbero mangiare il prodotto pericoloso. Bastano pochi giorni per aggravare la situazione. Almeno questo è quanto si prospetta. Io spero che il Codice non venga approvato così».
Lei che cosa propone?
«So solo che sul piatto della semplificazione non possono finire la tutela della salute pubblica, dei consumatori. Io avrei addirittura inasprito le sanzioni penali. La prevenzione vera avviene con deterrenti forti. Pagare tanti soldi di multa non mette paura, anche perché nel frattempo i guadagni potrebbero essere stati altissimi grazie alla frode. E, soprattutto, non ci sarebbe alcuna pubblicazione della sentenza prevista dall’azione penale. Il nuovo Codice non prevede un’informazione al pubblico sul sanzionato e sulle porcherie fatte.
Quindi, per lui, nemmeno una salutare "gogna" pubblicitaria. I consumatori dovrebbero sapere se quella pescheria ha venduto mitili infetti o se una pasticceria produce bignè allo stafilococco o se un ristorante offre pesce surgelato come fresco».
Il nuovo Codice però punisce chi crea allarmismi, anche a mezzo stampa...
«Ho sentito definire allarmistiche anche notizie scientificamente provate. I consumatori non sono bambini, la miglior tutela è nell’informazione corretta. E nella trasparenza. La popolazione è in grado di autotutelarsi, ma solo se è informata».
***
LA GAZZETTA DELLO SPORT, 17/7/2007
Il nuovo Codice di sicurezza alimentare potrebbe depenalizzare la vendita di cibi adulterati. La bozza del Codice, infatti, è stata sottoposta alle Regioni e sarà adesso discussa al tavolo Stato-Regioni, ma chi ha potuto leggerne il testo ha scoperto che, a sorpresa, è sparita l’azione penale (oggi prevista da una legge del 1962) nei confronti degli "inquinatori", che potrebbero cavarsela con una multa, seppure pesante, fino a un massimo di 100mila euro per le violazioni più gravi. Il ministero della Salute ha subito reso nota una precisazione in cui si legge: «Non esiste alcun provvedimento. La materia è infatti ancora all’esame degli uffici a livello tecnico e nulla è stato ancora definito... Si precisa che le anticipazioni fornite dalla stampa si riferiscono a una elaborazione tecnica fondata su principi e criteri direttivi contenuti nella legge delega varata del precedente Governo (legge 229/2003) e non più attuali».
Il ministero è stato costretto alla precisazione, viste le molte prese di posizione a difesa dell’attuale normativa. « un fatto gravissimo al quale bisogna porre subito rimedio. La salute dei cittadini conta più di ogni altra cosa. Bene ha fatto il ministero ad intervenire, anche se le argomentazioni addotte non chiariscono del tutto i termini del problema» ha detto Giuseppe Politi, presidente della Cia-Confederazione italiana agricoltori.