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 2007  luglio 16 Lunedì calendario

MARIA CHIARA BONAZZI

LONDRA
Il «Sunday Times» è andato a chiedere a «Carlos lo Sciacallo», il terrorista internazionale che ha fatto decine di morti fino alla sua cattura nel 1994 e che oggi è detenuto nel carcere francese di Clairvaux, che cosa ne pensi dei seguaci di al-Qaeda e dei loro tentativi di provocare una strage sul suolo britannico. «Non sono professionisti. Non sono organizzati. Non sanno nemmeno come produrre esplosivi o detonatori che funzionino - ha risposto l’ex nemico pubblico numero uno -. Ho passato la gioventù fra Kensington e Chelsea e dunque non sono contento che la gente resti uccisa per le strade di Londra».
Qualcuno è rimasto sorpreso da quest’osservazione rattristata del venezuelano Carlos, il cui nome è in realtà Ilich Ramirez Sanchez, a proposito di Londra. L’ex terrorista, condannato all’ergastolo per tre omicidi a Parigi nel 1975 e in attesa di essere processato per altri quattro attentati che fecero dodici morti all’inizio degli anni Ottanta, nella sua prima intervista telefonica con un giornale non ha dimostrato alcun rimorso per il proprio passato e ha riso quando il cronista gli ha chiesto quanta gente avesse ammazzato.
«Non sono un sadico o un masochista, non mi piace la sofferenza degli altri - ha detto Carlos -. Quando dovemmo eliminarli, lo facemmo in modo semplice e freddo, con il minor dolore possibile». Le autorità francesi sostengono che Carlos sia responsabile di 83 morti, ma lui stesso ammette di non saperlo di preciso: «Non li ho contati. Meno di cento, comunque». Sta di fatto che, alla domanda su che cosa abbiano sortito i suoi massacri, l’ex terrorista ha replicato: «Il nostro esempio è stato seguito, non solo dai comunisti, ma persino dai jihadisti».
In ogni caso, per lui, esiste una linea di continuità con gli estremisti islamici. Carlos, da sempre irritato per quell’appellativo di «sciacallo» appioppatogli da un giornale inglese dopo la scoperta di una copia de «Il giorno dello sciacallo» di Frederick Forsyth fra i suoi oggetti personali, aveva scelto di diventare un terrorista professionista. A Londra era approdato qualche anno dopo con la copertura di un posto da insegnante di spagnolo in una scuola per segretarie, mentre in realtà era lì per compilare liste di persone da uccidere o rapire.