varie, 16 luglio 2007
DE MAGISTRIS Luigi
DE MAGISTRIS Luigi Napoli 20 giugno 1967. Magistrato. Politico. Dal 2011 (ballottaggio del 29-30 maggio) sindaco di Napoli. Intraprese la carriera di magistrato nel ’95. Dal ’98 al 2002 lavorò alla Procura della Repubblica di Napoli per poi passare come sostituto procuratore al Tribunale di Catanzaro. Nel 2009 lasciò la magistratura e si candidò alle elezioni del Parlamento europeo come indipendente nell’Italia dei valori di Antonio Di Pietro. Diventato europarlamentare, fu eletto presidente della commissione del Parlamento europeo preposta al controllo del bilancio comunitario • «[...] Insistono nel paragonare il pm di Catanzaro, Luigi de Magistris, al pm di Potenza, John Henry Woodcock, il pm di Vallettopoli. Chissà perché tutta questa voglia di metterli l’uno a fianco all’altro, come, per dire, i santi Cosma e Damiano, o la coppia Totò e Peppino. Intanto, il cognome. Non è De Magistris, con il De maiuscolo, come crede Cossiga, che ha detto: “Meno male, vuol dire che questo concorrente teatrale e mediatico di Woodcock non è sardo. Mi sarebbe doluto assai”. Il cognome corretto del pm che sta indagando anche sul premier Romano Prodi è de Magistris, con il de minuscolo. Proprio come in Sardegna. E chissà che un giorno non si scopra che per quel «de» è anche lontano parente del presidente emerito Cossiga. [...] nato a Napoli, come Woodcock, ha studiato a Napoli con Woodcock, e [...] vive con moglie e tre figli a Catanzaro, senza Woodcock. Con tutto il dovuto rispetto per tutti, ha sempre detto de Magistris fin dall’inizio delle sue inchieste sui fondi pubblici europei, nazionali e regionali che sarebbero finiti nelle casse dei partiti e sui conti correnti personali dei singoli personaggi coinvolti, “questa non è Vallettopoli”. Non è che Luigi volesse criticare il suo ex collega di studi John Henry — anche se qualcuno si è chiesto come mai del nuovo sistema italiano delle tangenti scoperchiato dalle presunte ruberie miliardarie in Basilicata, se ne è dovuto occupare un magistrato che sta in Calabria —, è che fra Luigi e John Henry ci sono proprio poche cose in comune. Sia sul piano personale, sia su quello professionale. Per esempio. A Potenza, un tizio ha avuto l’idea di far produrre decine di migliaia di t-shirt con su scritto “I love JHW”. John Henry ha lasciato fare e quello ha fatto la grana. Ma quando lo stesso tizio ha voluto riproporre la pensata per il pm di Catanzaro, un’altra t-shirt con la scritta “I love LdM”, Luigi si è leggermente incazzato e gli ha fatto sapere di non provarci. “Primo, perché queste trovate non mi piacciono. Secondo, perché LdM potrebbe confondersi con Luca di Montezemolo”. Fine primo tempo e tutti negli spogliatoi. Ma il secondo tempo è ancora più interessante, perché il pm di Catanzaro non è “collocabile” in alcuna delle correnti interne alla magistratura. “Purtroppo — dice — imitano nel modo peggiore i partiti politici e finiscono per operare con la logica dei clan”. È ovvio che parlando così Luigi de Magistris si è giocato il titolo di mister Simpatia, almeno nell’ambiente togato. Non a Catanzaro, dove gli stringono la mano al bar e al massimo lo chiamano “dottore”, diversamente, per dire, dai suoi superiori Lombardi e Murone, il capo della procura e il vice, che hanno cercato di stopparlo in tutti i modi e vengono salutati con deferenza e chiamati “eccellenza”. “A me — dice lui —, interessa soltanto fare il magistrato senza guardare in faccia nessuno. Né a destra, né a sinistra”. Dev’essere stato per questo che con lui si sono arrabbiati in tanti, sia a destra che a sinistra. Perché è stato su de Magistris, mica su Lombardi e Murone, o sul presidente del tribunale del Riesame, Adalgisa Rinardo, che un’ottantina di parlamentari hanno firmato interrogazioni e prudentissimi segretari di partito hanno rilasciato piccate dichiarazioni un giorno sì e l’altro pure. E tuttavia, de Magistris non ha una visione corporativa della categoria a cui appartiene. È per la separazione delle carriere tra pm e giudici e non gli piace che quella di procuratore capo sia l’ultima carica a vita ammessa in Italia. “Sono contrario — dice —. Cariche così delicate, secondo me, devono essere a tempo, e chi le riveste non deve essere del posto”. Vuoi vedere che de Magistris e Cossiga sono davvero parenti?» (Carlo Vulpio, “Corriere della Sera” 16/7/2007).