Valerio Cappelli, Corriere della Sera 16/7/2007, 16 luglio 2007
ROMA – Anche se l’argomento è serio, Riccardo Muti è spiritoso e di ottimo umore nella sua condizione di «uomo libero», senza impegni fissi in un teatro
ROMA – Anche se l’argomento è serio, Riccardo Muti è spiritoso e di ottimo umore nella sua condizione di «uomo libero», senza impegni fissi in un teatro. «Per favore, non pubblicate foto in cui sembro Rigoletto al terzo atto, un uomo straziato. Ne avete delle belle...». Il 22 luglio dirigerà l’Orchestra e il Coro del Maggio Musicale Fiorentino nel Cortile d’Onore al Quirinale. «La situazione in Libano è troppo difficile – spiega ”, il progetto prevedeva concerti a Baalbeck e Beiteddine, simboli di diverse radici culturali, e un omaggio musicale al nostro contingente militare di stanza a Naquoura nel quale avrei suonato il pianoforte. Io potevo anche prendere la responsabilità per me stesso, ma non si può obbligare nessuno, anche dal punto di vista psicologico non era giusto. Allora si è deciso di cambiare sede. Ci saranno rappresentanti di tutti i Paesi che dal ’97 nell’ambito di Ravenna Festival abbiamo ospitato a queste serate intitolate Le vie dell’amicizia, autorità libanesi, giovani militari italiani appena rientrati dal Libano. E naturalmente il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano che si è mostrato così aperto e illuminato e ci ha aperto le braccia». La Messa da Requiem di Verdi (solisti di canto Olga Borodina, Alexia Voulgaridou, Mario Zeffiri e Ildar Abdrazakov) sarà preceduta dal canto di una suora libanese dalla voce straordinaria, Marie Keyrouz. «Abbiamo pensato... – e qui il maestro si ferma, sorride – ma non sto usando il plurale maiestatis, non sono arrogante come dicono alcuni. Dicevo che abbiamo pensato di fare una cosa insolita. Prima del Requiem, da una finestra del cortile si diffonderà un canto libanese, libero, senza suoni, nel silenzio totale. L’idea ricorda un po’ quello che sperimentammo nel deserto tunisino, quando interruppi l’esecuzione del Mefistofele e si alzò il canto del muezzin, che in quel momento non apparteneva a questa o a quella religione, era come un messaggio trascendente, una sorta di aria mistica sullo zolfo del Mefistofele. Ricordo l’applauso liberatorio, il pubblico capì il mio gesto di rispetto. Abbiamo sempre avuto accoglienze straordinarie ». Il concerto andrà in onda in diretta tv in Libano, in Italia in differita, il 26 luglio alle 23.30. «Lo slittamento non è così importante. La cosa sciocca in diretta sembra più importante, invece sempre sciocca rimane. Importante invece è che arrivi il senso di quello che faremo: l’Italia attraverso la musica diffonde un messaggio. Questi concerti nascono con un proposito profondo e umanitario. Il primo a Sarajevo ebbe una drammaticità particolare, arrivammo con le fortezze volanti militari, non si poteva atterrare. In ogni luogo chiediamo a un musicista di unirsi a noi, la simbiosi spirituale nel segno della musica, l’importanza dell’insegnamento delle note, che non è mettere un flauto in bocca a un bambino e ammorbarlo col solfeggio. Cantare assieme significa imparare a vivere, non c’è niente di più aggregante del canto. Sono 40 anni che dico queste cose e parlo al vento...». Lei ha diretto al Senato: al Quirinale? «Ancora mai. Sono luoghi insoliti per me, non conosco l’acustica, io poi sono difficile per le situazioni acustiche, non sono un tipo accomodante. Qui metto da parte le sofisticherie dell’artista e vado al punto: il messaggio ». Il 28 settembre dirigerà per la prima volta all’Auditorium romano di Renzo Piano per il Fai: «Sì, ritroverò dopo trent’anni la fantastica Chicago Symphony Orchestra». Maestro, che fa, si sta romanizzando, visto che nel dicembre 2008 debutterà all’Opera di Roma in Ernani? «Che non ha niente a che fare con Ernani, ovvero il sovrintendente del teatro. un’opera che a Roma manca da molto tempo, impegnativa per tutti, cantanti, orchestra e coro. Per gli altri tre titoli romani, uno a stagione, penso a Mozart e Gluck. Non vengo a Roma con l’idea di colui che si muove ex catedra; nel teatro della capitale, e per l’amicizia con il sindaco Veltroni, vengo con l’idea di costruire. un’idea che mi accompagna dall’inizio della carriera. Per la verità pensavamo di portare l’Otello che dirigerò nel 2008 a Salisburgo, ma lì concedono gli allestimenti dopo due anni». A Salisburgo ora Muti proporrà, a metà agosto, unico sul podio con tre date già esaurite e nei giorni in cui era solito dirigere Karajan, tutto Berlioz: la Sinfonia Fantastica e Lélio ou Le Retour à la vie, voce recitante Gérard Depardieu. Tutto Berlioz, dunque: « un programma a cui tengo molto. Solitamente si fa la Fantastica nella seconda parte di un concerto come pezzo di bravura e di forte impatto. Berlioz invece concepì insieme i due brani: l’episodio della vita di un artista e Lélio, il ritorno alla vita e alla positività dopo sogni, passioni e tormenti. Lélio è Berlioz stesso che racconta e dice un testo bellissimo che fu preso qui e là da tanti autori. E poi ci sarà Depardieu, un amico di grande fascino e generosità, un trascinatore». Diciamo che i trascinatori sono due. Valerio Cappelli