Stefano Montefiori, Corriere della Sera 16/7/2007, 16 luglio 2007
IL TAGLIO DELLE TASSE DECISO DA SARKOZY, CON UN’INTERVISTA A NICOLA ROSSI (TUTTO CDS DEL 16/7/2007)
DAL NOSTRO INVIATO
PARIGI – «Viva il grande capitale!», ha gridato sfrontatamente in aula il deputato sarkozista Jacques Myard; «Siamo indignati, i nostri valori non sono quotati in Borsa», ha ripetuto ritualmente il comunista Jean-Pierre Brard. Il dibattito all’Assemblea sul progetto di legge «Tepa» (Lavoro, Occupazione, Potere d’Acquisto), pacchetto fiscale promesso e sicuramente mantenuto (oggi si riprende a votare) da Sarkozy, ha provocato la settimana scorsa risse e polemiche in base ai vecchi schieramenti destra- sinistra, proprio quelli che il presidente della Repubblica vuole scardinare. Norme che faranno vivere meglio tutti i francesi, sostiene l’Ump. Misure salva-ricchi che aiuteranno i miliardari, ribatte la sinistra. Di sicuro, le nuove misure fiscali puntano a minare alle fondamenta almeno un paio di totem ideologici della gauche
sconfitta: le 35 ore e l’Imposta di solidarietà sulla fortuna (Isf).
Sarkozy lo aveva più volte ripetuto durante la campagna elettorale, «chi vuole guadagnare grazie al suo impegno deve poterlo fare», e ha scelto di attaccare le 35 ore non esplicitamente ma svuotandole di significato, incentivando i francesi a lavorare di più detassando gli straordinari: per lo Stato, un costo previsto di 6 miliardi di euro in tre anni. Quanto alla Isf, una tassa annuale diretta che colpisce chi possiede un patrimonio superiore ai 760 mila euro, fa parte delle 110 misure per la Francia del 1981, ovvero il programma elettorale di François Mitterrand e quindi è una sorta di tavola della legge per la sinistra. Sarkozy ha osato alzare la detrazione del valore dell’abitazione principale dal 20 al 30%, nella speranza dichiarata di ridurre l’ambito di applicazione della Isf ed escludere dalla «tassa sulla ricchezza» chi semplicemente abita in un appartamento di proprietà a Parigi o sulla Costa Azzurra, dove il valore delle case è più che raddoppiato negli ultimi 10 anni. Una misura in teoria diretta a togliere le briglie alla classe medio-alta, ma che secondo i detrattori riguarda solo i grandi patrimoni. La sinistra ha portato l’esempio di chi è proprietario di un appartamento da 960 mila euro, che in base alle nuove misure pagherà solo 99 euro in meno l’anno, e di chi vive in una dimora da 10 milioni di euro, che vedra l’Isf ridotta di ben più consistenti 15 mila euro.
L’altra riforma cardine del pacchetto Tepa è quella dello scudo fiscale, introdotto in Francia dalla destra con la finanziaria 2006, che poneva il principio «nessuno può essere costretto a versare al fisco più del 60 per cento del suo reddito». Sarkozy ha abbassato la soglia al 50 per cento. E i suoi deputati hanno votato contro gli emendamenti che volevano escludere dallo scudo fiscale, come in passato, la Csg (contributo sociale generalizzato) e la Crds (contributo per il rimborso del debito sociale), imposte che finanziano il sistema di sicurezza sociale. «La Csg non è una tassa come le altre, è sbagliato dispensare i cittadini dal finanziare la solidarietà», ha protestato invano Didier Migaud, presidente socialista della commissione delle Finanze.
Infine il diritto di successione, sostanzialmente detassato. Il coniuge che sopravvive erediterà la sua parte di patrimonio senza dovere nulla al fisco, e la detrazione fiscale passa da 50 mila a 150 mila euro per ogni figlio. Inoltre, ogni genitore ancora in vita potrà donare ogni sei anni 150 mila euro esentasse a ognuno dei suoi discendenti.
Un emendamento di Louis Giscard d’Estaing (figlio dell’ex presidente della Repubblica, Valéry) porta da 20 mila a 30 mila la detrazione per le donazioni in contanti a figli e nipoti, e un altro assicura l’esonero dal fisco per 150 mila euro alle eredità – anche non in linea diretta – a favore dei portatori di handicap.
Oggi l’esame del pacchetto riprende con due misure care a Sarkozy, preoccupato di mostrarsi sensibile alle istanze di giustizia sociale tanto quanto al rilancio dell’economia: la norma contro i «paracaduti dorati» (nata dallo scandalo di Noël Forgeard, ex co-presidente esecutivo di Eads, punito per i suoi pessimi risultati con 8 milioni di euro di liquidazione) e il Rsa (reddito di solidarietà attiva), con il quale il segretario governativo Martin Hirsch (scelto da Sarkozy tra le fila della sinistra) punta a ridurre di un terzo in cinque anni il milione e 700 mila di «lavoratori poveri di Francia».
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ROMA- «Le idee per fare riforme incisive anche in Italia non mancano, quella che manca è la leadership». Nicola Rossi, economista riformista e deputato dell’Ulivo in cerca di patria, guarda con una certa invidia la velocità e la determinazione con cui si muove il nuovo premier francese. «Osservando Sarkozy si capisce quanto abbia fondamento di verità il richiamo che Walter Veltroni spesso e volentieri fa al presidenzialismo».
Con quanta possibilità di riuscita»?
«Dipende se riusciremo a fare riforme costituzionali che consentano di prendere decisioni. Con la Francia resta una differenza fin troppo evidente: nel senso che l’Italia non produce leadership politiche con la grinta e la decisione di scommettere su se stessi come hanno fatto anche Blair o Gonzales».
Eppure in Italia sta crescendo, come dimostrano i sondaggi, la domanda di un uomo forte alla guida del Paese.
« così e non credo nemmeno che dipenda dalla difficoltà della attuale maggioranza di avere i voti al Senato. Nella passata legislatura c’erano più di cento deputati di vantaggio per la maggioranza di centrodestra eppure decisioni importanti ce ne sono state ben poche».
Siamo senza via d’uscita.
«Il problema sta nelle nostre leadership che non scommettono su se stesse. Si arriva a fare il leader quando non si ha più voglia di rischiare, quando non c’è una vera partita da giocare, ma c’è solo da gestire il potere. Il nostro sistema politico-culturale non ha introiettato la regola di fondo: per vincere bisogna rischiare di perdere».
Nel senso che la riforma della legge elettorale è inutile?
«Questo no perché quella attuale è talmente incivile che la sua riforma è un atto dovuto. Detto questo l’Italia non intende la politica come una battaglia a viso aperto».
Si riferisce alla candidatura per guidare il futuro Partito democratico?
«Certo. Ma insomma, ci sarà pure qualcuno all’interno del Partito democratico che la pensa diversamente da Veltroni o no? Si parla di una probabile discesa in campo di Enrico Letta. Ben venga ma deve dire esattamente, per esempio, se è a favore o contro lo scalone. Solo così il dibattito c’è, è autentico».
Come spiega i silenzi del governo italiano sulle prime uscite di Sarkozy come quella di escludere la concorrenza dagli obiettivi Ue?
«Ma come può intervenire sulla concorrenza quando un ministro della Repubblica, a gara aperta, sostiene che per Alitalia il governo lavora per una soluzione italiana? Meglio tacere».
Quali sono, secondo lei, le proposte di riforme economiche più incisive che Sarkozy cerca di fare?
«La chiave di un rapporto tra cittadino e Stato è il fisco e lui lo ha capito. Devo dire che Veltroni nel suo discorso a Torino ha intercettato questo passaggio ma il governo no».
E la defiscalizzazione dello straordinario?
«Certo va bene, ma la cosa più rivoluzionaria è la convergenza progressiva del contratto unico tra lavoratori "precari" e quelli a tempo indeterminato. Significa attaccare alle radici le divisioni del mercato del lavoro. E pensare che quella formula l’ha proposta per primo l’economista Tito Boeri. Questo per dire che le idee non ci mancano ».