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 2007  luglio 16 Lunedì calendario

TRE ARTICOLI DEL CDS DOPO LA CONDANNA DELLA CHIESA AL PAGAMENTO DI 660 MILIONI DI DOLLARI PER PEDOFILIA


DAL NOSTRO CORRISPONDENTE
E.C.
WASHINGTON – il massimo risarcimento concordato (o imposto) dalla giustizia americana nello scandalo dei preti pedofili, esploso 5 anni fa: le 508 vittime riceveranno 660 milioni di dollari, un milione e 300 mila dollari circa a testa. Li verserà l’arcidiocesi di Los Angeles, se l’accordo stipulato dalle parti l’altro ieri verrà avallato dal tribunale, dove domani incominceranno le udienze davanti al giudice Haley Fromholz. Questo processo non chiuderà il drammatico capitolo degli abusi sessuali dei sacerdoti cattolici negli Stati Uniti: da qui a gennaio, se ne apriranno altri in altre diocesi. Ma segnerà una svolta cruciale perché – stando all’accordo – il cardinale di Los Angeles, Roger Mahony, dovrà rendere pubblici alcuni dossier riservati sulla tragedia. Si sa che numerosi preti vennero trasferiti in altre città o Stati e vi commisero nuovi reati, e lo scandalo potrebbe ancora ingigantirsi. Lo stesso cardinale si è scusato pubblicamente con le vittime delle molestie: «Non c’è modo di ridar loro l’innocenza che gli è stata tolta. Non doveva accadere e non accadrà più».
L’accordo è stato annunciato dall’avvocato delle vittime Raymond Boucher, e confermato dal legale dell’arcidiocesi Michael Hennigan. Boucher, che rappresenta 242 violentati, ha dichiarato che se non fosse stato raggiunto «l’arcidiocesi avrebbe pagato un prezzo molto più alto», ma ha elogiato il cardinale Mahony per la disponibilità a gettare luce sulla dolorosa vicenda. Hennigan ha sostenuto che «si è finalmente fatta chiarezza, e la Chiesa potrà adesso riprendere la sua missione». Ma i due avvocati non hanno escluso colpi di scena al processo: i sacerdoti colpevoli potrebbero tentare di bloccare la pubblicazione dei dossier, alcune delle vittime potrebbero rifiutare l’accordo, e il giudice Fromholz potrebbe chiederne una modifica.
Secondo i due legali, il pagamento dei 660 milioni verrà eseguito in parte dall’arcidiocesi, in parte dalle assicurazioni e in parte da una trentina di ordini e di parrocchie. L’arcidiocesi, una delle più ricche d’America, verserà 250 milioni di dollari: per farlo, venderà un grattacielo nel cuore di Los Angeles, Wiltshire avenue, la grande arteria verso Santa Monica, e immobili e terreni alla periferia. Non dovrebbe risentirne molto: il Los Angeles Times, che ha svolto un’inchiesta sui beni e le finanze della Chiesa californiana, ritiene che abbia un «tesoro» di almeno 4 miliardi di dollari. Altre cinque diocesi, tra le più povere, sono invece finite in dissesto a causa dello scandalo: San Diego in California, Tucson in Arizona, Portland nell’Oregon, Davenport nello Iowa e Spokane nello Stato di Washington.
Negli Usa l’accordo ha fatto rumore per l’entità della somma e per la trasparenza della Chiesa, cui molti dubitavano. David Clohessy, il direttore della Associazione delle vittime dei preti pedofili («Survivors network of people abused by priests»), ha affermato che «tutti i cattolici ci debbono essere grati, perché senza il coraggio dei nostri membri decine di predatori dell’infanzia rimarrebbero ancora nascosti e non sapremmo nulla dei loro protettori».

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ROBERTO ZUCCOLINI
ROMA – Accetta di rispondere monsignor Rino Fisichella. Così come aveva fatto in televisione quando andò a difendere le ragioni della Chiesa ad Annozero,
la trasmissione di Michele Santoro che riuscì a far trasmettere dalla Rai il contestato documentario della Bbc su clero e pedofilia. Allora sostenne che si trattava di atti «gravissimi» e che, proprio per questo, tra le vittime di chi li aveva commessi «c’era anche la Chiesa». Questa volta, di fronte agli episodi che hanno visto coinvolta, in particolare, la Chiesa americana, esprime un giudizio ancora più severo.
Che cosa pensa del patto extragiudiziale che obbligherà la diocesi di Los Angeles a sborsare 660 milioni di dollari, come risarcimento alle vittime di atti compiuti dal suo clero?
«Siamo davanti ad una pagina molto triste nella storia della Chiesa, una pagina che più volte Benedetto XVI ha voluto ripercorrere invitando tutti ad una seria presa di coscienza».
Di che tipo?
«Una coscienza e una chiarezza che porta a buttarsi dietro le spalle questa dolorosa vicenda sapendo riconoscere il male che c’è stato da una parte, ma al tempo stesso il grande bene che viene fatto quotidianamente dalla stragrande maggioranza dei sacerdoti. Resto comunque profondamente amareggiato da ciò che è successo».
La Chiesa ha fatto tutto ciò che doveva fare?
«Di fronte ad episodi così gravi la Chiesa, ancora una volta, è stata capace di riconoscere gli sbagli dei propri uomini. Certo, si tratta di errori che non si dovevano assolutamente commettere, ma di cui si è preso coscienza. La notizia di atti di pedofilia che hanno coinvolto sacerdoti non può che fare esprimere una profonda solidarietà nei confronti delle vittime, non solo per il dolore procurato, ma anche per il profondo disagio psicologico che ne è derivato. E aggiungo, infine, anche per la sfiducia che hanno provocato nei confronti dell’opera portata avanti dal clero e dall’episcopato».
Vuole dire le conseguenze sull’immagine della Chiesa?
«Sì, anche se il nostro popolo sa distinguere bene tra l’errore di alcuni e la fedeltà e il sacrificio di tanti preti e vescovi che danno ogni giorno la loro vita per gli altri. Certo, occorre fare anche un altro ragionamento».
Quale?
«Si tratta di atti esecrabili che vengono registrati, e in modo anche più frequente, anche dentro altre categorie sociali. Però ritengo che si resti maggiormente colpiti quando a commetterli sono uomini di Chiesa. Non dimentichiamo che attentare all’innocenza dei bambini è qualcosa di gravissimo, stigmatizzato con una violenza inaudita dallo stesso Gesù, come viene riportato dal Vangelo secondo Matteo: "Chi scandalizza anche uno solo di questi piccoli sarebbe meglio per lui che gli fosse appesa al collo una macina girata da un asino e fosse gettato negli abissi del mare"».
Resta colpito dalla cifra chiesta alla diocesi di Los Angeles per risarcire le vittime?
«Occorre riflettere su due elementi. Si tratta di fatti accaduti anni fa, alcuni addirittura negli anni Quaranta. E oltretutto, trattandosi di episodi avvenuti negli Stati Uniti, si deve sapere che in quel Paese gli avvocati hanno in genere diritto al 40 per cento del rimborso che riescono ad ottenere per i loro clienti. Detto questo, davanti al male commesso non c’è cifra che possa essere proporzionata. Ad ogni modo c’è da applaudire la Chiesa americana per il coraggio che ha avuto di voltare pagina in modo netto».
Quali saranno ora le conseguenze?
«Quando si ha il coraggio di riconoscere gli errori commessi si riesce sempre a riemergere a testa alta e ricominciare. Negli ultimi anni la Chiesa degli Stati Uniti, per il suo comportamento e per le sue scelte di fronte a ciò che era successo, è riuscita a ritrovare un rapporto di fiducia con il suo popolo. Lo ripeto: si tratta di atti gravissimi, commessi però da singoli che rappresentano una piccola minoranza nel clero. Sono convinto che, nonostante questo, la Chiesa, in generale, non ha nulla di cui vergognarsi».

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ENNIO CARETTO
DAL NOSTRO CORRISPONDENTE
WASHINGTON – Steven Sanchez ha 47 anni, è scapolo, fa il consulente finanziario. Da bambino, fu una delle 508 vittime dei preti pedofili di Los Angeles. Come le altre, riceverà 1 milione e 300 mila dollari di risarcimento danni dall’arcidiocesi. Gli hanno chiesto a che cosa gli serviranno i soldi: «Niente – ha risposto – nessun assegno ti può restituire l’innocenza dell’infanzia ».
Mary Ferrell è più anziana, ha 59 anni, è madre e nonna, fu abusata sessualmente dal parroco quando ne aveva 9. «Ho atteso mezzo secolo perché venisse fatta giustizia», ha dichiarato. «Ho vissuto una vita di tormenti, alcool, droga, e a questo la Chiesa non può porre riparo».
Mary Grant ebbe esperienze analoghe, ma esprime un giudizio diverso sull’accordo con l’arcidiocesi: « una liberazione amara dalla prigione del passato: ci consente di curare le turbe psichiche di chi ancora ne soffre».
Sono testimonianze che illustrano le tragedie personali di uno scandalo orribile, esploso nel 2000, su cui si incominciò a fare luce solo due anni dopo, alla formazione di una Commissione della Conferenza episcopale. Il caso di Los Angeles è il più clamoroso, l’arcidiocesi aveva già pagato 114 milioni di dollari ad altre vittime: sommati ai 660 milioni concordati l’altro ieri fanno 774 milioni, un triste primato. Ma il caso è uno dei tanti delle diocesi americane, dove in 50 anni centinaia di sacerdoti si sono macchiati di colpe infami nei confronti di migliaia di innocenti. La diocesi di Boston ha risarcito 157 milioni di dollari alle vittime, quella di Portland 129 milioni, quella della contea di Orange in California 100 milioni e quella di Covington nel Kentucky 85 milioni. Nei calcoli del New York Times sono complessivamente oltre 1 miliardo e mezzo di dollari, una cifra enorme, ma destinata ad aumentare: il Vaticano, precisa il giornale, non contribuisce ad alcun risarcimento.
 uno dei capitoli più neri della storia della Chiesa cattolica. A Los Angeles, la svolta avviene nel 2003, quando il Parlamento della California approva una legge che permette ai violentati il ricorso in tribunale sebbene il reato sia prescritto. Dall’altro lato dell’America, Boston è in fiamme: un prete pedofilo condannato all’ergastolo sarà ucciso in carcere da un detenuto; il cardinale Bernard Law, un amico di Papa Giovanni Paolo II, si dovrà dimettere per non avere denunciato né punito i sacerdoti colpevoli, ma averli soltanto spostati da una parrocchia all’altra. In California, si fanno avanti le prime vittime.
Come Law, il cardinale Roger Mahony è costretto al mea culpa, ma si rifiuta di aprire i dossier. Svolge un’inchiesta interna e caccia 17 preti. Al pubblico non basta.
Racconta il Los Angeles Times che emergono retroscena inquietanti. Il più grave riguarda un sacerdote, Michael Baker, che anni prima ha ammesso di avere molestato alcuni bambini. Il cardinale lo ha trasferito nel Nuovo Messico, dove il sacerdote ha commesso altri 23 reati. Anne Burke, un ex membro della Commissione istituita dai vescovi, vi vede un momento decisivo. Mahony, riferisce, ha appena saputo di un fatto analogo, antecedente al suo arrivo a Los Angeles nell’85: per ben due decenni, un altro prete, Clinton Hagenbach, aveva impunemente compiuto abusi. L’atteggiamento del cardinale cambia, e l’arcidiocesi non fa più sconti ai preti pedofili. Quando la Procura di Los Angeles elenca 221 nomi di sacerdoti che hanno violentato 570 ragazzi e ragazze, gli avvocati incominciano a dibattere se evitare i processi non sia nell’interesse di tutti.
Qualche anno fa, la Chiesa cattolica americana ha fatto un penoso esame di coscienza. Ha interrogato le sue 202 diocesi ricevendo risposta da 195. Ne ha tratto il seguente quadro. Dal 1950 al 2002 inclusi, circa 4 mila religiosi, il 4% del totale, vennero accusati di molestie sessuali, in genere a danno dei bambini. Il 75% delle accuse fu presentato dal 1960 al 1984, dopo diminuirono nettamente. Ne furono oggetto i preti più anziani, ordinati prima del 1979, il 68% dei casi: di quelli ordinati più tardi venne accusato l’11%. Stando al rapporto, la quasi totalità delle diocesi ne restò colpita, il 95%, e oltre la metà delle comunità religiose, il 60%. Dei sacerdoti denunciati, il 29% fu sospeso, il 29% punito con altri provvedimenti, uno su dieci scagionato.
A quante ammontarono le vittime vere o presunte? Il rapporto parlò di 10.667 persone tra minori e adulti, ma la cifra venne ritenuta bassa. Da allora, le polemiche non si sono assopite, anzi si sono estese alle altre chiese americane, dove ebbero luogo drammi assai simili, sembra peraltro su scala minore. E hanno finito per investire la società americana, dove la lotta contro la pedofilia si sta facendo spietata.