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 2007  luglio 15 Domenica calendario

Enzo Cucchi è nel suo studio di Roma, appena tornato dall’inaugurazione della mostra antologica a Palazzo Correr a Venezia

Enzo Cucchi è nel suo studio di Roma, appena tornato dall’inaugurazione della mostra antologica a Palazzo Correr a Venezia. Maestro avere una grande mostra al Correr che impressione le fa? «Mi fa piacere. Ogni mostra per un artista è una prova, ma stare al Correr naturalmente è come sempre nella mia vita una fortuna». Lei si ritiene fortunato? «Sì naturalmente. Una persona mi ha detto: lo sa che lei è il primo artista italiano vivente che entra al Correr? Ma non capisco perchè si debba guardare a queste cose come se fosse una statistica». La fortuna è necessaria? «Si, ma più uno ha talento e più ha bisogno di fortuna e di pazienza. La pazienza degli altri». E’ difficile mantenere il successo così a lungo? «Non parlerei di successo. La cosa più difficile oggi è fare la pittura, è la cosa più sofisticata che ci sia, anche se molti pensano che sia obsoleta. Sono sempre molto curioso quando parlano di cinema o di fotografia. Dicono che la pittura sia passata di moda ma è il contrario. E’ chiaro che il giovane quando comincia, prende un video in mano, per lasciare la traccia di una prima testimonianza». Dunque secondo lei nell’arte solo la pittura è eterna? «Assolutamente si, perchè è la cosa più sofisticata, visto che l’hanno sempre voluta uccidere». In che senso? «Un video è solo un incipit. La tendenza di oggi è semplice, gentile, elementare, ma è un’ammiccare alla pittura che è troppo difficile. Per farla ci vogliono talento, lavoro e coraggio, molto coraggio». Così si definirebbe? «Sono un pittore, cioè l’artista in assoluto, oggi più che mai». Cosa pensa dei pittori di oggi? Chi devono prendere a modello? «Io stimo chiunque si applica alla pittura, il nostro maestro è per tutti uno e soltanto uno: Piero della Francesca. Poi Antonello da Messina, i suoi piccoli ritratti sono eccezionali, mi coinvolgono tantissimo». E gli artisti del Novecento? «Picasso è un grandissimo, Matisse è inglobato in Picasso, si guardavano fra loro. In America Warhol è il Giotto dell’America perchè la storia gli si attacca addosso, gli altri sono bravi ma la loro è accademia». Morandi? «Lo rispetto, ma non mi prende il cuore». I Futuristi? «C’è il passaggio di Picasso. Una grande anima come quella di Boccioni non si può confrontare con il più brutto disegno di Picasso. E’ un grande poeta Boccioni, ma con Picasso non si può andare a "parete" insieme». E di Freud cosa pensa? «Sta parlando dell’assistente di Bacon? E’ letteralmente così. Freud non lo considero nemmeno un artista». E lei con chi ha paura di stare a «parete»? «Ho sempre paura, ma non vedo l’ora che un artista bravo arrivi e a parete mi faccia secco. Non ho problemi di gelosia». E i suoi coetanei? Schnabel, Clemente, Chia, Paladino? «Sono miei amici e ammiratori silenziosi». Lei li ammira? «A questo non ho ancora pensato. Loro hanno un approccio culturale e in questo modo li guardo». Quando vede i prezzi di Hirst o di Cattelan cosa pensa? «Se hanno successo mi fa piacere per loro, personalmente poi non me ne può fregare di meno. Loro sono artisti dal punto di vista culturale perché hanno fatto un gesto. Forse non sono artisti, ma sono bravi a fare quella cosa lì». E Kiser? «Lui, invece, è un grandissimo artista, scenografico, decorativo, è un grande compito in classe. E’ buona letteratura, ma non c’è grande differenza con Dante Ferretti. E’ uno scenografo. Però è sicuramente molto abile». E invece lei continua a fare solo il pittore? «Mi piacerebbe fare un’altra cosa, ma sono prigioniero dei miei riti e delle mie abitudini». E’ cambiato qualcosa nel mondo dell’arte? «Non faccio attenzione a questo. Agli artisti io consiglio di non perdere tempo. Non ho rapporti con i miei collezionisti, io faccio fatica. Non sono mai stato alle fiere». Ma è nocivo essere vicini al mercato per un artista? «Non bisogna perdere tempo con le performance. Capisco che ci vadano altri artisti, anche perché là ci sono anche mercanti, critici, giornalisti». Dove sarà la sua prossima mostra? «Non lo so. Prima viene il lavoro e ora sono occupato con delle tele particolari, alcune sono molto grandi e altre molto piccole. Mi sento un po’ sbilanciato ma sono fortunato perchè ho talento. Ma certo alle volte non è facile domarlo».