Marco Zatterin, La Stampa 15/7/2007, 15 luglio 2007
L’Eurodeputato SpE - Società per l’Europa - è una piccola impresa, spesso familiare, che amministra un fatturato annuo complessivo di circa 450 mila euro prima delle tasse
L’Eurodeputato SpE - Società per l’Europa - è una piccola impresa, spesso familiare, che amministra un fatturato annuo complessivo di circa 450 mila euro prima delle tasse. La ragione sociale prevede che contribuisca alla produzione di una legislazione comunitaria abbondante, ma in fase di opportuno dimagrimento. Fra Bruxelles e Strasburgo, le due sedi della politica a dodici stelle, operano 785 aziende di questo tipo, provenienti da 27 Paesi e padroni di 23 lingue, la cui opera costa al contribuente europeo 1,32 miliardi ogni dodici mesi, appena l’1% del bilancio Ue, un’inezia rispetto a quanto pesano gli agricoltori. La somma esclude gli stipendi dei titolari, attribuiti agli Stati che li hanno equiparati ai deputati nazionali. Ne deriva che gli italiani sono di gran lunga i più pagati. E’ un sistema squilibrato. Se ne sono accorti anche i governi, stufi peraltro delle giuste proteste dei poveri lettoni, gente che guadagna meno dei loro portaborse e in un anno porta a casa una paga che supera di poco quella che incassano in un mese i nostri (12.000 e rotti euro). Così si è deciso di cambiare dal 2009, anno in cui sarà rinnovato l’Europarlamento, e prevedere uno stipendio uniforme di 7.000 euro mensili sui cui graverà un’imposta comunitaria (molto bassa). La riforma è passata facilmente, visto che a perderci saranno solo olandesi (lordo di 86 mila contro il futuro 84 mila), austriaci (106) e italiani (144). Gli effetti sono palesi, a partire dal fatto che il reddito di una SpE lituana sarà il doppio del presidente della repubblica. Il rigore è perlopiù di facciata: quasi tutti avranno un aumento in busta. Magra consolazione nell’innalzamento a 63 anni dell’età pensionabile dei signori parlamentari. Ancora per due quinti di legislatura l’Eurodeputato SpE avrà comunque agirà secondo le vecchie regole. I politici dell’Ue hanno un vasto numero di entrate e, naturalmente, di uscite. Fra loro ci sono probi e furbetti come ovunque, quelli sempre presenti e quelli che firmano in aula e se ne vanno. Lo statuto stanzia un’indennità di 279 euro per ogni giorno di partecipazione alle riunioni, somma dimezzata se durante la plenaria non si partecipa alla metà dei voti per appello nominale. Per 120 giorni di presenza fra Bruxelles e Strasburgo sono oltre 30 mila euro l’anno. La posta più sostanziosa nell’attivo delle SpE è l’indennità per "l’assistenza parlamentare". Sono 15.496 euro al mese destinati a pagare lo stipendio di uno o più collaboratori (spesso parenti e affini), concessi su presentazione di un contratto. Il numero degli assistenti varia, il loro stipendio pure. In genere non si va sotto i 1500 euro. Il giro d’affari complessivo qui supera i 180 mila euro l’anno. Altri 47.352 costituiscono l’indennità annuale per le "spese generali", telefono, posta, cancelleria, materiale telematico e viaggi dei deputati all’interno dei paesi di origine. A questi si aggiungono 3.895 euro annui per i viaggio, ovunque nel mondo ma per l’esercizio del proprio mandato, a patto che siano presentati dei giustificativi, biglietti e conti di alberghi. Il terreno minato sono i trasferimenti a rimborso forfettario, contesto che fa infuriare olandesi e belgi, cioè chi abita vicino alla capitale europea. Se per andare a Bruxelles l’andata-ritorno è sotto i 500 chilometri non è prevista copertura; oltre i 1500 si va a 381 euro; oltre 2500, a 595. Dal 2009 i risarcimenti saranno a piè di lista, col rischio di rendere più salato il conto: oggi molti viaggiano low cost per mettere in tasca qualche euro; domani sceglieranno la business. Fatta la legge, trovata la nuova spesa. Sommando e moltiplicando si arriva a 450 mila euro di massa amministrata. Il servizio autisti gratis (solo se si va o si torna dal parlamento), il caffè a 70 cent in Belgio (un vero affare da queste parti), una pletora di ristoranti interni a costi contenuti, sono in più. Mettete gli inviti, le conferenze, le cene coi lobbisti, la vita normale dell’uomo di potere. Costano anche quelli, li pagano i contribuenti o i consumatori. Che fare? Difficile tagliare i costi. Però si può non votare le SpE che non hanno prodotto quanto promesso. La democrazia è la migliore forbice contabile che ci è concessa.