Giuseppe Turani, la Repubblica 15/7/2007, 15 luglio 2007
Va molto di moda di questi tempi parlare di "patto fra le generazioni". Nel senso che si dovrebbe cercare di non lasciare a quelli che verranno dopo di noi troppi guai o troppi problemi
Va molto di moda di questi tempi parlare di "patto fra le generazioni". Nel senso che si dovrebbe cercare di non lasciare a quelli che verranno dopo di noi troppi guai o troppi problemi. Si tratta quindi di un´idea giusta e di un giusto richiamo al senso di responsabilità. Purtroppo, se vi va a vedere come stanno le cose, ne viene fuori che difficilmente si riuscirà a mettere insieme un decente "patto fra le generazioni". E questo perché sarebbero troppo elevati i sacrifici che "questa" generazione dovrebbe fare. Anzi, penso proprio che non ci sarà nessun patto fra generazioni. Cominciamo dal primo punto: la generazione successiva. Intanto, bisognerebbe farla e farla bene. Secondo stime recenti di Eurostat, ad esempio, nel 2050 in Italia gli anziani (sopra i 65 anni, quando in genere non si produce più niente, ma si sta in pensione) saranno il 66 per cento di quelli in età di lavoro (dai 15 ai 64 anni). Si tratta, va detto subito, di una delle quote più elevate della comunità europea. Nell´Europa a 15 la media sarà di 53 anziani ogni cento in età di lavoro. In Francia saremo a meno di 48, in Germania a meno di 56. Solo la Spagna, mi sembra di aver visto, ci batterà, con 67,5 anziani sopra i 65 anni rispetto a 100 cittadini in età di lavoro. Tutte queste cifre, tradotte in un discreto italiano, ci dicono che, se teniamo conto del fatto che oggi più nessuno comincia a lavorare a 15 anni e del fatto che non tutti quelli che possono lavorare lavorano poi davvero, molto probabilmente avremo che ogni due ultrassessantacinquenni avremo un italiano che lavora. Può un sistema del genere stare in piedi? Può fornire agli anziani pensioni adeguate, alloggio, e cure mediche (per non parlare di qualche svago)? Non credo proprio. E questo è un problema finanziario e umano sul quale tutti si stanno rompendo la testa e che è certamente drammatico. Allora, se si vuole arrivare a un patto fra generazioni (e non a un macello) la prima cosa da fare è quella di fare subito un po´ di bambini. Bisogna darsi da fare, cioè, perché nel 2050 quelli in età di lavoro siano più numerosi di quelli previsti oggi. Senza una crescita molto forte (e immediata) della popolazione, l´Italia del 2050 sarà un paese molto nei guai. Guai quasi del tutto irrisolvibili. Ma c´è dell´altro. Oggi l´Italia ha un debito accumulato che è pari a circa il 107 per cento del Pil (cioè della ricchezza che siamo in grado di produrre in un anno come paese). Ma questo è solo il debito contabile, accertato, scritto nei registri della contabilità nazionale. Se a questo si aggiunge l´elenco delle cose "non fatte" (perché non c´erano soldi) allora si sale di molto. C´è, ad esempio, tutta la rete ferroviaria da rifare (e sono almeno 30-40 miliardi di euro), ci sono i sette-otto policlinici delle maggiori città italiane, ci sono le scuole e le università, c´è tutta la viabilità non-autostradale, ecc. Nessuno ha fatto i conti con precisione, ma non si sbaglia a dire che per diventare un paese europeo in media con gli altri, discretamente moderno, bisognerebbe spendere (nell´arco di una ventina d´anni) almeno un altro Pil al completo. A quel punto lasceremmo alla generazione che viene dopo di noi, un paese abbastanza buono. Solo che a quel punto il debito accumulato sarebbe del 200 per cento e non più del 100 per cento come oggi. Cosa ovviamente impossibile. Ce lo impedirebbero l´Europa e i mercati (sui quali bisognerebbe andare per trovare questi soldi). In sostanza, alla prossima generazione lasceremo un paese abbastanza scassato e pieno di debiti. Altro che patto fra le generazioni. Esiste un´altra strada? Certo, ma non piace a nessuno. La strada da percorrere comporta che il paese diventi molto risparmioso (soprattutto lo Stato) e che la pressione fiscale rimanga alta per un lungo periodo di tempo. Pressione fiscale alta non per distribuire risorse a destra e a sinistra, ma per rimborsare via via parte del debito accumulato e per fare qualche investimento urgente. In sostanza, bisogna portare il bilancio dello Stato prima in pareggio e poi in avanzo, e utilizzare questi soldi per far scendere il mostruoso debito pubblico che ci opprime. E, nel contempo, bisogna fare un po´ di opere pubbliche. Come si vede, tre sono le premesse del possibile patto fra le generazioni. La prima comporta che si facciano più bambini, cosa non facile in una società così piena di problemi e di insicurezze. La seconda comporta che l´amministrazione pubblica diventi più che rigorosa (e molto più "sottile", attenta alle proprie spese). La terza condizione richiede che gli italiani di questa generazione accettino di pagare per un certo numero di anni delle buone tasse, cioè delle imposte elevate. Non vedo nessuno oggi nella classe politica italiana capace di far passare queste idee. Di chiacchieroni ne vedo tanti, di "pattisti" assai meno. E quindi, nella migliore delle ipotesi, alla futura generazione (che è già qui, sono i bambini di oggi, che nel 2050 avranno 45-50 anni) lasceremo grosso modo il paese che conosciamo, con molti debiti e molte cose non fatte.