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 2007  luglio 15 Domenica calendario

LAURA LAURENZI

PARIGI
Non si rilassa neanche per un minuto, tutto preso a recitare se stesso. E che messinscena: sembra (volutamente) Nosferatu, il principe della notte. Un po´ Nosferatu e un po´ Dorian Gray: dicono i maligni che si abbigli sempre e invariabilmente in questa maniera per occultare gli insulti del tempo. La camicia bianca inamidata dal colletto altissimo, sotto la quale sembra ingessato, a nascondere le grinze sul collo. I mezzi guanti di pitone nero, con le borchie: non esce mai senza, dicono lo faccia per coprire le macchie dell´età. Gli occhi perennemente nascosti dietro gli occhiali scuri, anche di notte. complicato parlare a lungo con una persona, di argomenti anche seri, senza mai, neppure un secondo, intercettare il suo sguardo. Sostiene che tiene sempre gli occhiali, notte e giorno, per vedere le cose in una tonalità più smorzata: «Se poi me li levo, le persone che ho intorno dimostrano di colpo dieci anni di più». E difatti non se li leva.
Eccolo lo stilista più pagato, più eclettico, più cosmopolita, più erudito del mondo. Stilista? Non solo. Karl Lagerfeld è molto altro: è un fotografo (e sogna di essere il nuovo Helmut Newton), è un creativo pubblicitario, è un editore, è un imprenditore, è un furibondo collezionista d´arte, a tempo perso anche un attore. Da qualche tempo è pure proprietario di una libreria, 7L, specializzata in libri d´arte, moda, fotografia, nel cuore della rive gauche parigina, in rue de Lille, la strada dove abitava Lacan. Non che lo si trovi al banco, però la segue con attenzione. qui che mi dà appuntamento, in un arioso retrobottega dove predominano i toni austeri del grigio e un rigoroso e geometrico ordine.
Il pretesto è parlare della campagna pubblicitaria che ha appena firmato e fotografato per lo champagne Oenothèque di Dom Pérignon. Glamour e lusso da manuale. Ha rispolverato la sua conterranea Claudia Schiffer immortalandola in una sorta di fotoromanzo in bianco e nero dove lei incarna docilmente personaggi, tipologie, voluttuosi travestimenti accarezzati dalla fantasia maschile: la donna in carriera, la camerierina, la geisha, la cantante afro, una palpitante Maria Antonietta, multiforme e incline alla metamorfosi secondo i diversi accostamenti proprio come uno champagne di gran marca. E prepariamoci alla campagna dell´anno prossimo, sempre per Dom Pérignon. Lagerfeld ce l´ha già tutta in testa: «La protagonista sarà Gisele Bündchen, prototipo di donna forte, in una reinterpretazione delle Liaisons dangereuses. Il set naturalmente Versailles. Quando io ho un´idea non la discuto mai. così e basta: prendere o lasciare. Questo c´è di bello alla mia età: che non devo lavorare per vivere».
Anche oggi pomeriggio il look è quello di sempre, da damerino del Settecento rivisitato in chiave dark: capelli ormai bianchi, non c´è più bisogno di incipriarli come faceva da giovane, legati in un codino, cravatta di cuoio nero, al collo un filo di grosse perle grigio scuro, di perle anche la spilla che immobilizza la cravatta. Niente ventaglio oggi: quello lo sfoggia in genere durante le uscite mondane, gli piace molto, prima non sapeva come tenere occupate le mani. Ha cominciato a usarlo, racconta, nei ruggenti anni Settanta quando frequentava lo Studio 54 «dove faceva un gran caldo e non c´era l´aria condizionata».
Tutto è studiato in Karl Lagerfeld e nel suo personaggio, ogni dettaglio, ogni mossa, ogni parola. Arriverà presto nelle sale un film su di lui e sulla sua vita speciale: «Una troupe mi ha seguito ovunque per due anni di fila, me li ritrovavo dappertutto, era strano. Mi sono rivisto e mi ha fatto una curiosa impressione. Non so se mi sono piaciuto. Sembravo piuttosto un personaggio dei cartoni animati!». Il film si intitola Lagerfeld Confidential e uscirà il 10 ottobre.
Col suo codino e il suo colletto inamidato è così immediatamente riconoscibile, così famoso, da non riuscire neppure a camminare per la strada: «Non solo qui a Parigi, sa? In tutto il mondo. Neanche fossi una rockstar. Mi piacerebbe andarmene in giro indisturbato, ma non è possibile. Ho sempre bisogno di una bodyguard, sono gli inconvenienti della popolarità. lusinghiero, mentirei se dicessi il contrario, ma avrei preferito mi fosse capitato quando ero giovane, non so, a 40 anni».
Già. E adesso quanti ne ha? La sua data di nascita è nebulosa: lui accredita il 1938, ma secondo altre fonti sarebbe nato nel 1933. Una cosa è certa: da quando, qualche anno fa, è dimagrito fino in pratica a dimezzarsi (ha perso 43 chili in tredici mesi, e lo ha raccontato in un best seller) vive il mantenimento della sua ritrovata forma fisica come una sorta di religione il cui oggetto di culto è l´adorazione di se stesso. « stato meraviglioso riscoprire le mie ossa. C´erano ancora, erano ancora lì! Da quando ho perso tutto quel peso la mia energia è decuplicata. Non sono mai stanco, lavoro ore e ore e mi sento sempre fresco, dormo bene, sono tranquillo, ho sempre tantissime idee». Come fa a resistere, come fa a non mangiare? «Non mangio mai, mai, nulla di ciò che non mi è consentito. Mai dolci, mai pane, mai burro, mai formaggio, quasi mai carne. Fortunatamente ho due cuochi francesi bravissimi che lavorano per me a turno 24 ore al giorno e mi preparano manicaretti meravigliosi, rigorosamente dietetici, ogni volta che ne ho voglia. Capisco che per la gente normale è più complicato».
E come fa quando va a cena fuori? «A cena fuori? Io non vado mai a cena fuori. Non metto mai piede in un ristorante, se vado nelle case private non mangio niente oppure faccio finta di mangiare. Ma non è stato difficile: basta usare la forza di volontà. Mi sono convinto, in una sorta di autoipnosi, che tutto quello che mi fa ingrassare fa schifo, anzi: è di plastica. Cioccolata? plastica, non la voglio. Dolci? Plastica. Pasta? di plastica. Guardi che funziona, basta crederci». Amando i paradossi annuncia ridendo: «Ammiro la gente che distrugge se stessa perché io sono capace soltanto di preservarmi!».
Della moda sembra non avere particolare voglia di parlare. Di come riesca («Non mi costa nessunissimo sforzo») a disegnare per Chanel e poi per Fendi e poi magari per H&M cambiando completamente stile, ma restando se stesso. Di come abbia lanciato una sua griffe col suo nome senza mai aver raggiunto il successo sperato, ma di come abbia invece mietuto onori e sia diventato una sorta di Re Mida per conto terzi. Di come, oltre mezzo secolo fa, era il 1955, la sua strada si sia divisa da quella del collega e coetaneo Yves Saint Laurent. Cominciano insieme, a Parigi, vincendo ex aequo un concorso, giovanissimi; lui va disegnare da Balmain, Saint Laurent da Dior. Dior muore all´improvviso e Saint Laurent a 21 anni diventa una star, mentre Lagerfeld, prima di assurgere all´olimpo della fama, deve pazientare lunghi anni. Deve aspettare di essere scritturato - non senza riserve all´inizio, lo ritenevano troppo sulfureo - per rianimare il boccheggiante marchio Chanel, gioco di prestigio che gli riesce magnificamente.
Se c´è una parola che lo irrita, lui che vive nel lusso e lo alimenta a livello planetario, è "esclusivo": «Una parola atroce». E chi spende migliaia di euro per comprare un tailleur Chanel non compra una cosa esclusiva? «Assolutamente no. un equivoco. Compra una cosa costosa, expensive. Non è la stessa cosa». Parla velocissimamente, saltabeccando nervosamente dal francese all´inglese con rapidissime incursioni nella sua lingua madre, il tedesco. Ripete volentieri quello che ha già detto varie volte: «Sono un ninfomane della moda che non raggiunge mai l´orgasmo, sono un eterno insoddisfatto». Ma dice anche che «la moda è felicità, non sopporto i colleghi che creano soffrendo, in fondo facciamo solo vestiti». E si definisce «un acrobata, un camaleonte, un raffinato voyeur».
Ha un´idea molto chiara sulla bellezza femminile, lui che ha fotografato e frequentato le donne più ammirate del mondo: «Non esiste una bellezza omologata o omologabile, non può esserci una seconda Brigitte Bardot o un´altra Nicole Kidman o una nuova Kate Moss. Ognuna è bella e unica alla sua maniera. E comunque condivido quello che scrisse il poeta Marlowe: non c´è bellezza senza qualche cosa di strano nelle proporzioni».
Parla di Gianfranco Ferré, che fotografò facendolo travestire da mamie di Via col Vento, a ciglio asciutto: «Ci divertimmo immensamente. Un servizio fotografico in cui ebbi l´idea di capovolgere i ruoli: i bianchi erano i servitori e i neri erano i padroni. Così ho fatto vestire John Galliano da cameriera, Manolo Blahnik da giardiniere, Ferré da nutrice negra. Quante risate! Ecco, mi piace ricordarlo così, Ferré, in mezzo a tutta quell´allegria».
Chissà com´è quando si toglie gli occhiali. La sua sfera privata è sua e sua soltanto. Ha raccontato tante volte che a 11 anni chiese alla madre: che cos´è l´omosessualità? Lei minimizzò: niente di importante, come avere i capelli neri oppure averli biondi, tutto qui. Il grande amore di Karl Lagerfeld è morto nell´89, falciato dall´Aids: si chiamava Jacques de Bascher e aveva 38 anni. Fu chiuso nella bara abbracciato al suo orsacchiotto Mischka. Non meraviglia che dopo tanto tempo Lagerfeld sia ancora così inaccessibile anche a se stesso. Già da prima diceva: sono immune all´amore, non mi innamoro mai, sono innamorato soltanto del mio lavoro.
L´intervista è finita, il tempo è scaduto. Kaiser Karl deve andare a prepararsi, a cambiarsi, a reinterpretarsi e ad ingabbiarsi in una delle sue mille tenute tutte uguali per la grande festa in onore di se stesso, delle sue foto patinate, di Claudia Schiffer versione secolo dei Lumi. Codice d´abbigliamento, c´è scritto nel lussuosissimo invito, «libertino». Lui è perfetto, quasi in maschera; gli altri ospiti tirano un po´ via. La festa è in una delle sue molte dimore di alta rappresentanza: un palazzo con scalone e stucchi e specchi, fughe di saloni, lusso sibaritico, un grande giardino, a due passi dalla sua libreria, in rue de l´Université. Lo champagne, è il caso di dirlo, scorre a fiumi. Anzi: da bere c´è solo quello, o al massimo acqua. Un´altra cena di lavoro; chissà se c´è mai un momento in cui Lagerfeld, l´acrobata, il camaleonte, il raffinato voyeur, tira il fiato e si rilassa.