Fabrizio Caccia, Corriere della Sera 15/7/2007, 15 luglio 2007
ROMA – Il cittadino italiano Benedetto Cipriani, 52 anni, è stato estradato venerdì scorso negli Stati Uniti
ROMA – Il cittadino italiano Benedetto Cipriani, 52 anni, è stato estradato venerdì scorso negli Stati Uniti. Dalla corte di Hartford, Connecticut, dove vige la pena di morte, è accusato di essere il mandante dell’omicidio di Robert Stears, un meccanico freddato da tre portoricani nella sua officina il 30 luglio 2003 insieme a due clienti. Omicidio plurimo. Ora gli faranno il processo. «Io non c’entro niente e voglio essere processato in Italia, non mi fido degli americani, in Connecticut si pratica ancora l’iniezione letale... »: questo, lui, ha continuato a ripetere fino all’ultimo giorno, quando sono andati a prenderlo in consegna, all’aeroporto di Fiumicino, gli agenti dell’Fbi. In questi anni di attesa, prima la Corte d’Appello, poi la Cassazione e infine il Consiglio di Stato hanno sempre riconosciuto le garanzie sufficienti per la sua estradizione. E alla Camera, mercoledì scorso, il nostro ministro della Giustizia, Clemente Mastella, rispondendo durante il question time al deputato della Rosa nel Pugno, Sergio D’Elia, è stato chiaro: « escluso in maniera assoluta il rischio di condanna a morte». Il governo degli Stati Uniti – ha spiegato il Guardasigilli – ha accettato «integralmente» la condizione posta dal decreto di estradizione firmato il 12 novembre 2005 dall’allora ministro Roberto Castelli e con un’assicurazione «di carattere assoluto » ha specificato che i reati contestati a Cipriani non sono punibili con la pena di morte. I giudici americani – secondo l’avvocato Romano Misserville, che ha difeso Cipriani fino a un mese fa – gli contesteranno il concorso in omicidio semplice, non l’omicidio capitale. Al massimo, quindi, gli daranno l’ergastolo «che negli Usa – spiega l’avvocato – si traduce in 60 anni di reclusione ». Le autorità americane – secondo Misserville – avrebbero anche accettato che Cipriani sconti l’eventuale pena in Italia. Il deputato D’Elia, però, non si fida per niente: «Dal ministro Mastella mi sarei aspettato più prudenza e un rigore maggiore. Più che in ossequio al principio sacrosanto di cooperazione giudiziaria, l’estradizione è stata decisa in ossequio al potente alleato. Una prova di fedeltà agli Stati Uniti. Il problema dunque è politico: nei rapporti di cooperazione giudiziaria con gli Usa manca completamente la reciprocità. Nella vicenda Calipari, nel caso Abu Omar, nella tragedia del Cermis, l’Italia attende da anni non dico l’estradizione dei responsabili ma anche solo una prova concreta di collaborazione». Benedetto Cipriani è di Ceccano, provincia di Frosinone. Così adesso protesta ufficialmente Angiolo Marroni, il Garante dei diritti dei detenuti del Lazio: «Si tratta di un fatto di estrema gravità. Non bastano le garanzie dei giudici americani a fugare il timore che quest’uomo possa rischiare di essere condannato a morte. L’Italia è contro la pena di morte, non estrada persone verso Paesi che prevedono nel loro ordinamento la pena capitale. Sarebbe bastato un provvedimento del ministro della Giustizia per fermare l’estradizione, ma nulla è stato fatto». «L’Italia continua ad essere una colonia americana», s’indigna l’avvocato Misserville, ex senatore di An e già vicepresidente di Palazzo Madama. E pure l’avvocato Sandro Furfaro, il legale attualmente in carica insieme al professor Alfredo Gaito, è furibondo col ministro Mastella: «Qui si tratta di sudditanza sostanziale. Abbiamo già scritto alla Corte di Strasburgo».