Lorenzo Fuccaro, Corriere della Sera 15/7/2007, 15 luglio 2007
ROMA – «Imagine» di John Lennon è la colonna sonora con cui si dà il via alla Costituente socialista in un salone gremito sino all’inverosimile
ROMA – «Imagine» di John Lennon è la colonna sonora con cui si dà il via alla Costituente socialista in un salone gremito sino all’inverosimile. Su un maxischermo scorrono i volti di militanti anonimi, e quelli di leader come Enrico Boselli ( foto), Gianni De Michelis, ma non di Bettino Craxi. La nostalgia è bandita. «Questa è una manifestazione non reducista, non possiamo guardare solo al passato», commenta Enrico Boselli. L’iniziativa, nell’anniversario della presa della Bastiglia, è giudicata un successo non solo perché ha riunito la diaspora socialista ma anche perché suscita interesse in quanti – radicali, liberali, repubblicani e diessini tutti contrari al Partito democratico – non intendono abbassare la bandiera del socialismo europeo. Ed è appunto su questo tema che Boselli insiste. «Non dobbiamo rinchiuderci – argomenta – entro una formazione identitaria che si riferisca unicamente al Psi e al Psdi, su questa strada non andremmo lontano». Il progetto raccoglie già l’adesione di Gavino Angius (Sinistra democratica), del presidente onorario dell’Arcigay Franco Grillini (Sd) e del senatore ex ds Roberto Barbieri. In un sofferto ma applaudito intervento, Barbieri critica l’idea che sottende la nascita del Pd: « come una fusione tra due aziende che decidono di mettere assieme il peggio del loro patrimonio, in questo caso la loro cultura politica ». C’è anche Cinzia Dato, appena uscita dalla Margherita: «Il Pd sembra un simulacro, non si può immaginare un soggetto unitario del centrosinistra più ristretto dell’Ulivo e senza la cultura socialista, liberale, laica e modernizzatrice». Avanti, dunque, nella costruzione di un soggetto più ampio. A ottobre si terrà una conferenza programmatica con la quale dire al Paese quali sono le idee dei socialisti per affrontare le questioni aperte, sul modello di quella del 1982 «sui meriti e sui bisogni». Poi, a fine anno, il congresso fondativo di un partito che, come auspicano Boselli e De Michelis, tornerà a chiamarsi Psi. I tempi stringono. Il futuro, prevede Boselli, si annuncia carico di tensioni. L’«incoronazione» di Walter Veltroni alla guida del Pd rischia di far «perdere legittimità a Prodi» con il rischio serio di «avere due direttori d’orchestra: Prodi e Veltroni». I «ripetuti incidenti di percorso», la «timidezza riformistica », «l’arrendevolezza verso i magistrati » dimostrano poi che «il governo ha perso la sua spinta propulsiva e non riesce ad avere quel colpo d’ala che potrebbe rianimarlo». La crisi, quindi, è dietro l’angolo. «Evitare le elezioni anticipate sarà difficile se l’esecutivo dovesse cadere», pronostica. escluso che «Berlusconi preferisca una grande coalizione a un ricorso immediato alle urne». Non solo. Su tutto «pende come una spada di Damocle il referendum sulla legge elettorale ». Sintetizza Rino Formica: «Ormai la crisi è ufficiale ma nessuno vuole certificarla».