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 2007  luglio 14 Sabato calendario

Bonfrisco Anna

• Cinzia Riva del Garda (Trento) 12 ottobre 1962. Politico. Nel 2006 e 2008 eletta al Senato (Forza Italia, Pdl) • «Le telecamere dei tigì non sono state abbastanza svelte. Questa scena non l’avete vista e, perciò, ora dovreste provare a immaginarvela. Allora: siete arrivati a Gerardo D’Ambrosio (ex pool milanese di Mani pulite, ora senatore diessino, ma sempre pacato, sempre con quell’aria un po’ british) che, alle 10 del mattino, comincia a parlare nell’emiciclo di Palazzo Madama. La voce di D’Ambrosio echeggia per pochi minuti, diciamo due, forse tre, poi viene sommersa dai fischi e dagli insulti. Avrete notato la senatrice di Forza Italia, Anna Cinzia Bonfrisco, uscire dal suo posto e scendere, con passo deciso, gli scalini. Alzando un poco il volume del televisore, forse l’avrete anche sentita urlare: ”Sei un assassino! Sei un criminale! Oggi è il tuo giorno!”. Ecco, più o meno siete arrivati tutti a questo punto. Solo che è la scena immediatamente successiva quella che ha tolto il fiato. Perché c’era lei, la senatrice Bonfrisco, che ormai aveva il tratto somatico anche un poco modificato, e gesticolava, e quasi saltellava sui tacchi, e poi aveva le vene del collo che le si gonfiavano e ormai, a quel punto, giurano i suoi amici, era solo un ricordo l’elegante e un po’ sofisticata senatrice di origine veronese che di mestiere fa la docente universitaria. ”Ebbene, sì, lo ammetto: io, quando me la sono trovata davanti, mi sono spaventato. Io sono un pachiderma buono, una specie di elefante parcheggiato là sotto, dove siedono i senatori a vita. Sto lì perché negli scranni, con la pancia che mi ritrovo, non entro. Ma se mi tengono lì, suppongo, è anche perché poi sono un politico mite, educato e per bene”. Goffredo Bettini, senatore diessino, uno dei progettisti del Partito democratico, e poi grande amico di Walter Veltroni e, dicono, geniale e potente burattinaio di mille trame, descrive l’incontro ravvicinato ”con quella furia della senatrice Bonfrisco”. Che lui, secondo alcuni testimoni, tenta però di fermare, quasi di esorcizzare, con l’inelegante gesto del dito medio alzato (che poi è l’ormai internazionale segnale, di origine anglosassone, con cui ci si manda a quel paese). ”Allora – continua Bettini – precisiamo: primo, il mio gestaccio non era rivolto a lei, ma ai suoi colleghi di partito che ci stavano sommergendo di maledizioni. Secondo, prima di esibirmi in quel gestaccio, di cui mi rammarico profondamente, e che spero mi venga perdonato dalla presidenza del Senato, ecco prima di esibirmi in quel gesto istintivo da elefante spaventato, alla senatrice avevo lanciato un urlo, questo sì”. E cosa le aveva urlato, senatore? ”Scostumata”. Scostumata? ”Lo so, è un termine antico, da fine Ottocento, ma era il massimo dell’insulto che sentivo dire, nei momenti in cui perdeva la pazienza, a mia nonna, che era una nobildonna marchigiana”. Sarà. Il racconto della senatrice Bonfrisco è un po’ diverso: ”Io dico che quel dito l’ha alzato proprio guardando me, il senatore Bettini. Che si è rivelato un...”. Un? ”Un perfetto maschilista, maleducato e violento nell’animo”. Senatrice, anche lei, in verità, ha usato toni piuttosto forti nei confronti del senatore D’Ambrosio. ”E non mi pento”. Non si pente? ”Assolutamente, no”. Senatrice, l’ha definito un assassino... ”E perché, non è vero? Non è forse vero che quelli del pool di Mani pulite hanno ucciso, o meglio costretto al suicidio molti imputati?”. Lei, senatrice, quando è entrata in politica? ”A 17 anni, con il Psi”.bPoi, racconta, a 20 era già nel consiglio comunale della sua città, Verona. Quindi, una brillante carriera nel partito – ”sempre stata nella sinistra lombardiana, sempre pronta a dar battaglia a Gianni De Michelis” – fino a raggiungere incarichi di un certo prestigio: prima segretaria nazionale dei giovani socialisti, poi, nel 1992, quando cominciò a spirare la bufera di Tangentopoli, responsabile femminile, in Veneto, del Psi. Insomma, socialista nel Dna. ”Socialista di buona memoria. Non dimentico gli orrori commessi da quelli del pool di Milano...”. Gli orrori, senatore D’Ambrosio. ”Lasciamo stare. Ci sono magistrati, in questo Paese, che hanno cercato e cercano di debellare la corruzione, l’uso illecito del denaro pubblico... Vuol scrivere cosa provo? Scriva che provo amarezza, tanta amarezza”» (Fabrizio Roncone, ”Corriere della Sera” 14/7/2007) • «[...] la biografia della senatrice racconta che fu inquisita nel 1992, appena trentenne, a Verona. Dapprima per una storia di tangenti legate a lavori per l’autostrada Serenissima, poi per la vendita della Centrale del latte di Verona. Finì anche in carcere. ”Ma sono stata assolta e ho avuto anche l’indennizzo per ingiusta detenzione”. Era una craxiana, dirigente dei giovani socialisti e rimase impigliata in quella storia quando la magistratura non andava tanto per il sottile nelle inchieste sulle varie Tangentopoli locali. ”Vogliamo parlare dei morti? Conoscevo bene Gabriele Cagliari (il presidente dell’Eni che si suicidò in carcere, ndr), come il padre di Chiara Moroni, che si sparò un colpo di fucile in bocca. Insomma, mi sono infervorata e ho fatto presente a D’Ambrosio che ci sono state anche vittime di un modo sommario di fare giustizia”. [...]» (Francesco Grignetti, ”La Stampa” 14/7/2007).