Sergio Trombetta, La Stampa, 14/7/2007, 14 luglio 2007
Lungo addio alla danza di Alessandra Ferri. A 44 anni, e dopo 27 di carriera, la ballerina milanese cambia pelle, abbandona scarpette e tutù
Lungo addio alla danza di Alessandra Ferri. A 44 anni, e dopo 27 di carriera, la ballerina milanese cambia pelle, abbandona scarpette e tutù. Ha cominciato prestissimo, a 17 anni a Londra. Ha attraversato trionfalmente tutti i teatri del mondo con le sue qualità speciali di ballerina attrice. Indimenticabile protagonista dei balletti di Kenneth Mac Millan (Maria Vetsera, Giulietta, Manon) e poi grande Giselle e Bajadera oggi lascia. E lo fa con una serie memorabile di serate d’addio in coppia con Roberto Bolle: «Dama delle camelie» alla Scala, «Manon» e «Romeo e Giulietta» al Metropolitan di New York. Ancora «Dama» ad Amburgo al festival di John Neumeier. Domani sera parteciperà al Gala Nijinskij. Poi da martedì 17 ai Giardini Reali di Torino il via a un tour estivo che si concluderà il 10 agosto al Teatro Antico di Taormina. C’è stata una generazione di star che ha danzato sino oltre i settant’anni: Maja Plisetskaja, Alicia Alonso, Zizi Jeanmaire, Carla Fracci (ancora gloriosamente in servizio), ma anche Margot Fonteyn e Galina Ulanova. Oggi le stelle mollano intorno ai quaranta: oltre a Ferri, Darcey Bussel al Royal Ballet, Heather Jurgensen a Amburgo, Kyra Nichols al New York City Ballet. Signora Ferri, come spiega il fenomeno? «Non me lo spiego. Ognuno ha le sue validissime motivazioni». Non crede che essere passate attraverso la guerra, avere vissuto la danza coma affrancamento sociale abbia contato per quelle ballerine? Plisetskaja per esempio proviene da una famiglia ebraica che ha subito pesanti repressioni politiche: il padre fucilato, la madre in un lager. «Forse sì. Noi apparteniamo a una generazione cresciuta in un mondo più agiato e senza guerre e profonde povertà. Abbiamo altri valori». Darcey Bussel in un’intervista ha dichiarato di sentirsi in colpa ogni volta che sale in palcoscenico lontano da Londra pensando ai figli e marito lontani. Capita anche a lei? «Quando sono in scena penso soltanto alla danza. Ma dopo, tornata in albergo, sola, magari dall’altra parte del globo, penso alle mie figlie Emma e Matilde e mi sento terribilmente triste». E’ per questo che ha deciso di lasciare? «Non solo per questo. Ma è certo è una delle motivazioni». Quali sono le altre? «La danza è stata il più grande regalo della mia vita. Ma non ho voluto rinunciare per questo ad avere figli, nè ho lasciato il mestiere di ballerina per i figli. Sarebbe stato un torto per l’una e per gli altri. La mia vita è stata sempre in movimento. Oggi vado in palcoscenico in compagnia di eroine, Margherita, Glietta, Manon, che riesco a intepretare ancora al massimo. Non sopporto l’idea di trovarmi un giorno, chiuso il sipario, con il rimorso non non essere più riuscita a dare il meglio di me. E col passare degli anni è naturale che prima o poi succeda». Un addio in trionfo allora? «Le ultime serate alla Scala a Milano, al Metropolitan di New York o qui a Amburgo sono state un regalo che porterò con me per sempre». Altri momenti forti della sua carriera? «Il debutto in ”Mayerling” al Covent Garden di Londra all’inizio degli Anni 80, il debutto in ”Romeo e Giulietta” nello stesso teatro: dopo la scena del balcone dovettero fermare lo spettacolo per gli applausi interminabili». La ditta Ferri - Bolle esiste da un po’ di anni, ma soltanto adesso è esplosa mediaticamente e proprio sul più bello lei molla. Non le dispiace un po’? «Sì mi dispiace, ma è una decisione presa. Abbiamo fatto un pezzo importante di strada insieme. E’ stata una bella partnership. Fra noi in questo momento c’è una intesa magica, è vero». Si sente come Margot Fonteyn con Rudolf Nureyev? «Calma: non c’è la stessa differenza di età. Ma sono contenta di avere lanciato Bolle al Metropolitan di New York. Critica e pubblico lo hanno adottato, e la compagnia, l’American Ballet Theatre, lo ha già ingaggiato per il prossimo anno. Passo il testimone a un altro italiano. E non posso non ricordare le persone che hanno aiutato me a fare carriera. Come per esempio Baryshnikov quando mi chiamò proprio all’A.B.T nel 1985». Ma nessuno insiste perché ci ripensi? «Molti: Roland Petit, John Neumeier, Kevin McKenzie dell’A.B.T.. Ma sono serena e motivata». Si parla di lei come prossima direttrice del ballo della Scala. «Non è un segreto che il sovrintendente Lissner me lo abbia chiesto dopo l’ultima replica di ”Dama delle camelie”». Lei cosa ha risposto? «Che non mi facesse la domanda in quel momento. Che ho bisogno di non pensare a niente per un po’». Ultimo spettacolo al Teatro Antico di Taormina. «Sono felice di chiudere lì. E’ un posto magico e poi un teatro ”neutro” non particolarmente legato alla mia carriera passata». Dopo Taormina? «A Pantelleria. Atterro nella vita normale.»