Ferdinando Camon, La Stampa, 14/7/2007, 14 luglio 2007
Ferdinando Camon E’ in discussione un decreto di legge per introdurre una nuova censura: «Vietato ai minori di 10 anni»
Ferdinando Camon E’ in discussione un decreto di legge per introdurre una nuova censura: «Vietato ai minori di 10 anni». una risposta tardiva al problema suscitato dal film Apocalypto di Mel Gibson: allora esisteva la formula «Vietato ai minori di 14 anni», ma si poteva usarla? E perché? Troppo sangue? Teste mozzate, spade affondate nel torace, sacrificanti che cercano il cuore della vittima e lo cavano che vibra ancora sistoli e diastoli? Ma sono cose che i quattordicenni han visto mille volte, stanno nei fumetti e nei giornaletti. Ai nostri tempi, stavano nell’Iliade, che leggevano in scuola media: lì c’è un guerriero che pianta la lancia nel ventre del nemico e quando la cava la punta della lancia trascina con sé budelle e fegato. Ma ecco il problema: noi abbiamo letto quei versi subito dopo le elementari, son passati tanti decenni, e ce li ricordiamo ancora: la lancia che tira fuori budelle e fegato ha scavato una nicchia nel nostro cervello, e sta ancora lì. Quando moriremo, avremo quella lancia nel cranio. A guardare Apocalypto c’eran nuvole di bambini. Il fatto che si fosse tanto discusso se proibirlo ai minori di 18 anni o almeno di 14, e poi non fosse stato proibito a nessuno, creava un’occasione favolosa per i ragazzini under 18 e under 14: finalmente spiamo il mondo dei grandi, diventiamo grandi di colpo. Apocalypto insiste con maligna sapienza sui sacrifici umani. C’è una scena in cui il coltello del sacrificio viene visto non dal sacrificante (che vibra il colpo) ma dal sacrificato (che riceve il colpo). il terrore di ogni bambino: essere l’Isacco di un padre-Abramo. Ho i miei dubbi che quel terrore sia spento nel diciottenne. Certamente è vivo nel quattordicenne. Ma nell’under-10 non solo non è scomparso, ma è l’unica cosa che c’è nella mente, la occupa tutta. Questa occupazione della mente del piccolo spettatore è funzionale al successo del film. Rende il film memorabile, degno di essere visto e rivisto. Biancaneve di Walt Disney ha un’astuzia sadica. La matrigna manda un cacciatore a uccidere Biancaneve, e chiede che gliene porti il cuore. Il cacciatore arriva e alza il coltello sulla piccola. Il coltello sta un attimo in aria, e in quell’attimo brilla. A quel brillio le piccole spettatrici mandano un urlo. Si calmano se c’è il padre o la madre lì vicino. Quando rivedranno la fiaba (vorranno spesso rivederla, il terrore seduce), chiederanno che padre o madre siano presenti con loro. Questo spiega il tipo di censura che dice: «Bambini accompagnati». L’adulto protettore che sta con loro sul divano neutralizza l’adulto aggressore che sta sullo schermo. Il problema nasce quando (praticamente sempre) l’adulto mette il piccolo di fronte a una cassetta non per fargli compagnia, ma per non-fargli compagnia: più il bambino si arrangia, più l’adulto è libero. E così il bambino cresce incamerando traumi su traumi. Al Cacciatore segue Malefica, poi Morgana, poi Mangiafuoco. Usciti dall’età delle favole, i bambini entrano nell’età dei film. Ci sono film apposta per loro. Da vedere perché tutti li vedono. Ma non è che siano immuni da orrori, anzi li cercano: Il signore degli anelli, Harry Potter, i pirati, i Moschettieri, tutti. Se i traumi sono ferite, quando i ragazzini hanno 14 anni sono pieni di cicatrici. Una censura che protegga i minori di 10 anni cerca di tirar su una giovane generazione meno ferita. Sono d’accordo. E poi, permettete: l’Iliade non è solo una lancia che cava il fegato, è un mondo strapieno di eroi e di dèi; ma se ad Apocalypto togli quel cuore in aria che vibra in sistole-diastole, non resta niente.