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 2007  luglio 14 Sabato calendario

Il peso in tonnellate dell’intera struttura MADRID Battesimo di luce, la scorsa mezzanotte, per il faraonico Gran Telescopio Canarias (GranTeCan), il più grande e potente del mondo con lo specchio primario largo ben 10,4 metri

Il peso in tonnellate dell’intera struttura MADRID Battesimo di luce, la scorsa mezzanotte, per il faraonico Gran Telescopio Canarias (GranTeCan), il più grande e potente del mondo con lo specchio primario largo ben 10,4 metri. La meraviglia hi-tech, attesissima dagli scienziati di tutto il pianeta, svetta a 2400 metri di altezza sull’enorme cratere vulcanico di Taburiente, in un punto privilegiato chiamato Roque del los Muchacos, a La Palma, nelle Canarie. Gli obiettivi del colossale cacciatore di galassie, sia ottico che ad infrarossi, sono molto ambiziosi: dallo studio dei «buchi neri» dell’Universo a quello dei componenti chimici generati dal Big Bang, al ritrovamento di pianeti simili alla Terra. Per la première astronomica (trasmessa in diretta via Internet) c’erano testimonial come il principe ereditario Felipe de Borbón, il ministro all’Educazione e Cultura, la socialista Mercedes Cabrera, studiosi accorsi da ogni parte del pianeta e persino Brian May, leggendario chitarrista della band britannica The Queen, ma al contempo dotto astrofisico. Il GranTeCan è stato attivato dal futuro re di Spagna, che ha introdotto le password necessarie per metterlo in moto. Il primo corpo celeste osservato? La Stella Polare. «Questo cannocchiale astronomico è come un bolide di Formula 1. I pezzi sono già stati messi insieme, ma adesso dobbiamo provarlo nel circuito e metterlo a punto, in modo tale che sia pronto a competere al più alto livello, ossia essere all’avanguardia nella ricerca astronomica», esulta Pedro Álvarez, direttore dello spione dell’universo. Costato 130 milioni di euro (il 90% sborsato dal governo spagnolo, il resto fifty-fifty da Messico e Stati Uniti) e sette anni di lavori, quattro più del previsto, il gigantesco strumento ottico computerizzato gode di condizioni climatiche ottimali: atmosfera stabile, secca e molto trasparente per non distorcere la luce. Le stesse che esistono dove troneggiano i suoi fratelli minori, i due Keck delle Hawaii ed il Salt del Sudafrica (tutti e tre con specchi di 10 metri).  stata ciclopica la sfida tecnologica per costruite questo cupolone, la cui struttura in acciaio al carbonio e calcestruzzo isolata termicamente pesa 350 tonnellate, è alta 25,5 metri e larga 27,8 ed è capace di vedere un oggetto distante un miliardo di anni luce. Il Roque de los Muchacos de La Palma, una specie di micro-Svizzera dell’Atlantico con i dislivelli più pronunciati del mondo, è infatti coperto di neve d’inverno e per buona parte della primavera. E portare lassù materiali e delicati strumenti tecnologici ha richiesto sudare le fatidiche sette camicie. Poi calcoli sbagliati della base circolare su cui si muove GranTeCan hanno costretto i tecnici, nel 2003, a smontare la struttura e ricostruirla ex novo. Il clou del cacciatore di galassie, che diventerà completamente operativo tra un anno, è costituito da tre sistemi di specchi leggermente concavi, esagonali e costruiti in vetro-ceramica - in tutto 36 pezzi - ognuno dei quali si muove indipendentemente dall’altro per ottenere una migliore qualità dell’immagine. Solo la superficie ottica si sviluppa su 82 metri quadrati e pesa 20 tonnellate. «Un telescopio è come un imbuto, per cui quanto maggiore è la misura del suo specchio, tanto maggiore è la luce che può catturare e la distanza che può esplorare, esattamente come il teleobiettivo di una macchina fotografica», precisa Álvarez. Grazie alle più moderne innovazioni tecnologiche di cui è dotato, le aspettative sono enormi. Da tempo infatti l’astronomia ha smesso di usare direttamente il telescopio per vedere stelle, pianeti e galassie. Tutte le immagini che provengono dall’infinito ed i suoi segnali vengono elaborati da un megacomputer, che poi li archivia in in file grazie a sensori ccd (rivelatori allo stato liquido di silicio) che sono ultrasensibili. Di più: lo specchio da Guinness dei primati non solo permetterà di vedere gli oggetti più distanti dell’universo, ma anche altri corpi celesti vicino alla Terra che emettono poca luce e dunque invisibili per gli altri cacciatori stellari. «Sarebbe meraviglioso che il nuovo osservatorio servisse per trovare un pianeta simile al nostro - sospira il direttore del GranTeCan - sono convinto che ci siano altri luoghi in cui si sono riprodotte le condizioni necessarie per la vita umana. Il problema è costituito dall’immensità dell’universo». Di certo, il nuovo osservatorio di La Palma faciliterà una cartografia più precisa della struttura e della evoluzione di tutto ciò che circonda il nostro globo.