MIF, La Stampa, 14/7/2007, 14 luglio 2007
E alla fine sotto i riflettori finiscono le Regioni, accusate di di aver avuto un trattamento di favore dal Governo nella trattativa per la riduzione dei ”costi della politica”
E alla fine sotto i riflettori finiscono le Regioni, accusate di di aver avuto un trattamento di favore dal Governo nella trattativa per la riduzione dei ”costi della politica”. A protestare sono Comuni e province che temono di essere i soli a pagare. «Nel Ddl c’è una sola certezza - accusa il vicepresidente dell’Anci, il forzista Osvaldo Napoli - Comuni e province saranno i soli, e temo, gli unici a pagare il conto per tutti». Il punto è che mentre a dare la sforbiciata agli sprechi delle amministrazioni comunali e provinciali sarà immediatamente il Governo, nei confronti delle Regioni, la cui autonomia è garantita dalla Costituzione, non si è potuto andare oltre un ”patto politico”: in altre parole saranno loro stesse ad autoriformarsi secondo quanto convenuto col Governo. Staremo a vedere. Eppure è proprio a livello regionale che si annida gran parte dei costi, e degli sprechi, della spesa pubblica. Venti apparati amministrativi e politici i cui bisogni si sono moltiplicati in modo esponenziale con la riforma federale del 2001. «Lo spaghetti federalism», il federalismo all’italiana si è rivelato presto un pozzo senza fondo. A partire dal costo dei consiglieri regionali (il cui numero è aumentato in quasi tutte le Regioni dopo la riforma). Un esercito di 1135 eletti che, si legge ne ”La Casta” di Stella e Rizzo, gravano sulla comunità per la ragguardevole cifra di 130 milioni di euro all’anno. Con indennità che si aggirano intorno ai 10 mila euro al mese, senza contare la Diaria naturalmente. Una voce che varia da un minimo di 929 euro mensili della ”sobria” Toscana agli oltre 6 mila euro della Campania. Lo ”stipendio” più alto se lo aggiudicano i consiglieri, anzi come si chimanano nell’Isola, i deputati dell’Assemblea regionale siciliana che intascano ogni mese 12. 434 euro (più, ben inteso 4 mila e passa euro di diaria). Ed è sempre alla Sicilia che va il discutibile primato della spesa più alta per il funzionamento del suo organo legislativo: 13 milioni di euro l’anno per stipendiare 90 persone. E a dimostrazione che non sempre l’autonomia viene gestita al meglio la medaglia d’argento degli spendaccioni spetta alla Sardegna. Un’altra isola, e soprattutto un’altra regione a statuto speciale che per dare rappresentanza a un milione e 600 mila abitanti riesce a spendere più del Piemonte che di abitanti ne ha 4 milioni e paga stipendi per ”soli” 9 milioni e 765 mila euro. E poi ci sono i costi dell’amministrazione vera e propria: più di 81 mila dipendenti e oltre 6 mila dirigenti i cui costi nei bilanci sono difficilissimi da trovare e valutare. Anche qui però i numeri non tornano, se è vero, che alla Lombardia bastano per mandare avanti gli uffici 3.700 persone, mentre la Sicilia, che di abitanti ne ha la metà, ne scomoda addirittura 14 mila. Ovvero cinque volte tanto. Ma non è finita qui perché le Regioni con l’aumentare delle loro funzioni hanno cominciato a riempire Roma e Bruxelles di uffici di rappresentanza. Solo per fare un esempio nella Capitale nel 2005 erano dislocati 200 addetti delle giunte. Con affitti da capogiro: tra i 60 e i 100 mila euro annui. Più o meno le stesse cifre che pagano le 19 sedi di Bruxelles. Più ovviamente, le spese per il personale in trasferta. Un centinaio di persone in tutto. Più dei diplomatici veri: quelli che rappresentano l’Italia nell’Ue. E infine il capitolo più spinoso: le consulenze. Una montagna di denaro a favore di esterni per le mansioni più varie. E anche qui le Regioni sono fra le amministrazioni pubbliche, le più generose. Secondo stime del 2003 (Salvi, Villone ”Il costo della Democrazia”), il 53 per cento dei compensi per consulenze, vale a dire più di 400 milioni di euro, sono stati erogati dalle Regioni. Numeri impressionanti se si pensa che nello stesso periodo tutto l’apparato ministeriale si è fermato a 50 milioni di euro. Appena il 6,7 per cento del totale. Ma non era Roma ladrona?/