Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2007  luglio 14 Sabato calendario

L’INCHIESTA DELLA STAMPA SULLE BANCHE CHE GUADAGNANO TROPPO (14/7/2007)


MARCO SODANO
Nell’ultimo anno la Banca Centrale europea ha ritoccato il costo del denaro cinque volte: un quarto di punto a botta fa un aumento dell’1,25%. Le banche italiane hanno ritoccato il costo del denaro sui mutui (e sulle altre forme di credito, dai prestiti ai fidi) all’istante. Nessuna incertezza: paga il cliente. Non si ha notizia, viceversa, di ritocchi dei tassi creditori, quelli pagati dalla banca sul denaro depositato.
E dire che giusto un anno fa il decreto Bersani - una legge dello Stato entrata in vigore il 4 luglio 2006 - stabilì il principio della simmetria. Le banche possono variare i tassi con la Bce, ma se lo fanno sul debito devono farlo anche sul credito. Adusbef, l’associazione dei consumatori specializzata in servizi bancari e finanziari, ha fatto i conti: aggirando la regola sulla simmetria nell’ultimo anno le banche hanno tenuto in cassa 5 miliardi più del dovuto, sui 680 miliardi di depositi bancari custoditi nei caveau Bel Paese. Risultato: 104 esposti ad altrettante Procure e 72 banche denunciate dalle associazioni. Si attende il giudizio dei magistrati.
Le banche italiane sono le più care d’Europa, ha detto il governatore di Bankitalia Mario Draghi. vero, ha risposto il numero uno di Unicredit Alessandro Profumo. Il quale spiega la faccenda così: «Sui mutui siamo più cari perché paghiamo le inefficienze del sistema paese. Se il debitore non paga le rate in Italia servono sette anni per prendere la casa e coprire la perdita. In Germania bastano 12 mesi».
Altre spiegazioni Profumo le ha date alla Commissione Finanze del Senato: «I costi dei conti sono sopra la media Ue perché paghiamo oneri pesanti per la sicurezza». Il conto costa perché in Italia girano un mucchio di rapinatori. Ancora Profumo al Senato: «Le rapine d’Italia rappresentano il 52% del totale europeo, Unicredit spende 11 euro l’anno per la sicurezza di un conto corrente. In Germania ne bastano due». Infine, l’italiano continua a usare - troppo - la moneta: solo il 10% delle transazioni non è cash, a fronte del 35% della Gran Bretagna, del 41% della Francia e del 33% dell’Olanda. Non stupiscono i risultati dello studio con cui Pitney Bowes ha valutato la redditività dei mercati bancari europei: dice che un correntista italiano vale centotrentuno euro l’anno mentre un francese o un tedesco si fermano a 90 euro, e in Inghilterra si precipita a 55 «probabilmente a causa della concorrenza spietata in un paese nel quale l’economia è decisamente deregolamentata e volta al mercato».
Viene il sospetto avesse ragione il ministro dello Sviluppo economico Pierluigi Bersani, che ha investito le banche con una mitragliata di liberalizzaizoni tagliaprezzi puntando sull’effetto concorrenza e oggi - di fronte alle difficoltà nel veder applicato il suo decreto - minaccia: «Se le cose non cambiano in fretta, sono pronto a intervenire d’autorità». Nel frattempo i correntisti continuano a faticare di gambe sullo slalom della Bersani, un duello estenuante con le banche. La legge cancella le spese di estinzione dei mutui ma, giura l’Adusbef «ci sono banche e notai che continuano a stipulare contratti con penali del 3%». Una banca è arrivata a chiedere una penale fuorilegge nientemeno che a Antonio Catricalà, presidente dell’Antitrust e primo tifoso della Bersani. La legge introduce la possibilità di «portare» un mutuo da un’istituto a un altro che proponga condizioni migliori? Secondo Adusbef la regola è «inapplicata. Infatti i benefici della concorrenza non si vedono, e a un anno di distanza i mutui italiani restano i più cari d’Europa». Sono cancellate le spese di estinzione dei conti? Diamo a Cesare il suo: «La legge è applicata sui conti correnti. Ma sui conti titoli c’è chi chiede spese fino a 80 euro per titolo trasferito a fronte di un costo industriale di 30 centesimi», laddove la Bersani stabilisce che la banca può esigere solo i costi vivi sostenuti e «documentati».
E il mercato? Fiorisce, anche sulla pelle dei correntisti. Volano gli utili delle banche: più 52% nel 2006. Vola la domanda di credito per i consumi, 93 miliardi chiesti nel 2006 mutui esclusi, tre Finanziarie o il 7% del Pil. La banca vola, i signori correntisti sono pregati di allacciare le cinture di sicurezza.

***

Coniugati?». Il responsabile della filiale lo chiede senza convinzione. «No, stiamo pensando di andare a vivere insieme». Laura, 26 anni, un assegno per il dottorato. Marco, 28, sogna di diventare architetto. Nel frattempo vende mobili per uno show room milanese. Giovane coppia, lavoro a tempo determinato, 2500 euro di reddito sommando i due stipendi. Ad un anno dal decreto Bersani, e dopo l’aumento dei tassi di interesse della Bce, si avventurano nella giungla delle cifre: vogliono accendere un mutuo. Centomila euro per un bilocale a Torino. Il direttore ha un sorriso da manuale, l’ambiente è un po’ freddo, poltrone in finta pelle avvolgenti. «Garanzie?» «Basta la vostra dichiarazione dei redditi e la valutazione dell’immobile». Prima regola: la rata mensile non deve superare un terzo delle entrate. «Ma se mamma o papà mettono una firma, il problema è superato». Seconda: è possibile finanziare fino all’80% del valore dell’immobile. Al 100% arrivano solo alcune banche: abbinando però altri finanziamenti, magari una ristrutturazione. E il costo sale. Terza: flessibilità e personalizzazione del prodotto . Da un anno ogni banca alza e abbassa lo spread a seconda del momento. C’è il mutuo light in cui scende lievemente dopo il quinto anno, e chi lo tiene più alto per garantire maggiori disponibilità al cliente. «Tasso fisso o variabile? Cosa ci consiglia?» «Dipende dalla durata. Con gli andamenti degli ultimi anni i tassi sono vicini al picco massimo, poi dovrebbe iniziare una fase calante. Sul lungo periodo non c’è dubbio: meglio il variabile». Il tempo è il nodo fondamentale: 15 anni la durata definita. Col fisso si paga circa il 6%: con 180 rate fanno 850 euro tondi tondi al mese, per un totale di 153 mila euro di spesa finale. «Meglio il variabile. Il tasso è del 5,26 % e la rata mensile supera di una manciata di euro gli 800. Tra quindici anni avrete speso 145 mila euro». Ma cos’è cambiato rispetto ad un anno fa? «Abbiamo cancellato la penale d’estinzione sui mutui nuovi e l’abbiamo ridotta, dal 2 all’1%, su quelli vecchi. «Ci stiamo adeguando ai nuovi contratti di lavoro. Nel caso vi scada il contratto a progetto o il tempo determinato. Se volete potete assicurarvi sulla disoccupazione fino a 24 mesi. L’importante è sapere quali sono le tue necessità, il mutuo lo confezioniamo su misura». Il made in Italy allo sportello.

***

Rafael Ferrín, 28 anni, farmacista, e la sua compagna Cristina Bejarano, maestra, 29 anni, madrileni, reddito complessivo sui 40 mila euro l’anno, vogliono acquistare una nuova «vivienda», un’abitazione: seguono la tendenza nazionale che aborrisce vivere in affitto. L’84 % dei 44 milioni di spagnoli sono proprietari della loro casa. La coppia ha appena fatto il giro dei 3 principali istituti di credito della capitale, la Cassa di Risparmio Caja Madrid, il Santander di Botín (prima banca di Spagna) ed il Bbva di González (seconda). «Dopo il tour, abbiamo scelto Caja Madrid». La Cassa di risparmio della capitale (quarto istituto del Paese), grazie ad un accordo con il govero regionale a guida popolare (centro-destra), aiuta chi ha meno di 35 anni e compra la prima casa. Zero spese per accedere al mutuo e per estinguerlo. Non solo: per calcolare il tasso di interesse, Caja Madrid parte da un euribor appetibilissimo, il 4, 37 %. A questa somma va aggiunta una percentuale che fluttua dallo 0,37 (per l’80% del valore, stimato da un architetto, del prestito), che in questo caso arriverebbe al tasso mensile del 4,74 % , al 0, 59% (più dell’80 %). Per gli over 35, si applica l’Euribor più un tasso che oscilla dallo 0,50 all’1, 5 % e l’apertura, come la chiusura, costano sull’1% trattabile. Il mutuo puó durare fino a 40 anni. I requisiti necessari: rogito, le tre ultime buste paga, certificato della Previdenza Sociale che illustri l’intera vita lavorativa del richiedente, la dichiarazione dei redditi. Il mutuo è concesso anche agli immigrati purchè legali (nel 2006 hanno acquistato l’8,9% delle 916.103 viviendas vendute in tutto il Paese). Il primo ok provvisorio arriva il 24 ore, il definitivo in 15 giorni. Rafael e Cristina assicurano che Bbva e Santander sono più esosi. La banca di Botín - come quella di González - offre un euribor del 4, 55% a cui bisogna sommmare una percentuale dallo 0,25 (che darebbe un tasso mensile del 4, 77% ) all’1%. Il massimo concesso è l’80% del valore, i requisiti sono le 3 ultime buste paga, i tempi 15 giorni. Se non si ha contratto fisso, ci vuole un’avallo, come richiede il Bbva. L’apertura costa lo 0,5 %, la chiusura anticipata tra lo 0, 25 e lo 0,50. L’istituto di credito di González aggiunge all’euribor dallo 0,35 allo 0,80, copre l’80% del valore, l’apertura va dallo 0,5 all’1%, la cancellazione sull’1%. L’ok arriva tra i 14 ed i 21 giorni.

***

Salottino giallo-arancio Anni 70, ufficio high tech bianco-nero o stanza rétro molto marrone? Nella filiale berlinese della Deusche Bank sulla Friedrichstrasse il cliente, prima di porre le sue domande, deve rispondere a quelle dell’impiegato. La giovane coppia sceglie la stanza più formale e più lussuosa e sprofonda nelle poltrone in pelle: accendere un mutuo è faccenda da regolare nella dovuta forma. E bevendo una tazza di buon caffè. La seconda domanda infatti è: che cosa posso offrirle? Espresso, thé, succo di frutta? Nella filiale c’è la caffetteria con libri e giornali, ma il cliente può anche scegliere di essere servito nel salottino. Vetri trasparenti, ma oscurabili. Informazioni affrettate non se ne danno, dépliant nemmeno. Si viene ricevuti solo su appuntamento, e per ottenerlo occorrono almeno tre giorni. In questa banca - come in tutte quelle tedesche - non si accede alle informazioni in altro modo, ché il credito viene costruito come un abito su misura. Criterio generale: più si è solvibili, più alta è la somma richiesta, migliori sono le condizioni. Deutsche Bank finanzia l’acquisto di un immobile anche al cento per cento e pratica un tasso fisso che in questo momento va dal 5,52 nominale per un mutuo decennale al 6,12 per cento per uno trentennale. Le rate sono mensili. Come garanzia accetta anche le cosiddette «sicurezza laterali»: un’assicurazione, un libretto di risparmio, titoli di Stato. I tempi di decisione sono rapidi. Anche un paio di giorni. I costi laterali? Circa l’uno per cento della cifra richiesta. Altro istituto di credito: Sparda Bank. Qui preferiscono crediti con scadenze meno lunghe, tra i cinque e i vent’anni. Il tasso fisso in questo momento è del 5,4 per cento, quello variabile un po’ più alto. Per scendere sotto il 5 per cento occorre passare a una banca diretta come Ing-Diba. Qui i mutui sono divisi in tre categorie per l’importo - fino a 100 euro, fino a 200 mila, oltre 200mila - e tre per la durata: dieci, venti, trent’anni. Il tasso migliore - 4,95 per cento - viene praticato sui mutui quinquennali che coprono una cifra superiore ai 200 mila euro. La perizia sull’immobile è gratuita per il cliente, i costi li assume la banca. Se invece la cifra richiesta è inferiore ai 100 mila euro e la durata superiore ai 15 anni, il tasso del mutuo sale al 5,42 per cento. Un altro aspetto interessante è che il cliente può negoziare - con un’oscillazione del 10 per cento - la somma da restituire annualmente. L’importante è rispettare i tempi complessivi e il tasso di interesse.

***

Oggi Larry e Jennifer, giovane coppia newyorkese, vanno in banca a chiedere un mutuo per acquistare la prima casa. Sposati da novembre, vogliono allargare la famiglia. Larry, 31 anni, è un ingegnere e lavora per una società di consulenza; Jennifer ha una laurea in comunicazione, ed è un’arredatrice per interni. Il reddito familiare è di 6.000 dollari netti al mese. Si rivolgono alla banca dove entrambi hanno un conto, e dove versano i risparmi di ogni mese oltre a qualche regalo dei genitori: in tutto circa 40.000 dollari, tra conto corrente e certificato di deposito. Li accoglie Judith, consulente per i «mortgage», (così si chiama il mutuo negli Usa), che immediatamente procede alla «credit history», cioè alla valutazione del credito. Si tratta del passo più difficile: più si è speso e si è pagato puntualmente, più il credito migliora. Lo stato del credito si stima attraverso tre parametri, puntualità nelle spese (bollette etc.), transazioni con carte di credito, e puntualità nel ripagare i prestiti. In una scala di valutazione da uno a dieci bisogna raggiungere 6,5. Si passa alla fase successiva: la casa dei sogni di Larry e Jen costa 600.000 dollari, più 250 di condominio e 250 di tasse al mese. Anticipo 10%: 60 mila dollari, cui se ne aggiungono 27 mila di tasse comunali sulla transazione e tre mensilità che resteranno in banca a titolo di garanzia. Ma la coppia non ha abbastanza denaro. « una prima casa? - chiede Judith - Perchè i vostri genitori vi possono aiutare per un ammontare indefinito, mentre nel caso contrario possono contribuire solo al 3% sull’anticipo». «Il mutuo può essere solo a trent’anni», afferma Larry, che chiede la differenza tra tasso fisso e variabile. Nel primo caso gli interessi sono del 6,75%, ogni mese la coppia pagherebbe 3.504 dollari. In questo modo in 30 anni, oltre l’anticipo, Larry e Jen pagherebbero circa 1.262.000 dollari. Nel caso di tasso variabile, si applicherebbe per i primi sette anni un’aliquota del 6,5%, e le rate da 2.925 dollari affluirebbero nel conto interessi della banca. Poi si procederebbe a una nuove negoziazioni. Il vantaggio è che in Usa interessi sul mutuo, tasse sulla casa, e parte delle spese condominiali sono deducibili dalle tasse sul reddito. «E se mio cugino, che non è americano, volesse acquistare una casa qui?». «Le condizioni sono uguali, solo che il finanziamento sarebbe al massimo dell’80%».