Ernest Hemingway, La Repubblica 14/7/2007, 14 luglio 2007
GIAN PAOLO SERINO
Per cinquant´anni sono rimasti sepolti tra migliaia di scatoloni di un appartamento parigino con la semplice scritta «infinitamente preziosi»: sono i diari di Kiki De Montparnasse, la musa ispiratrice di Man Ray, l´amica e complice di artisti come Modigliani, Soutine, Desnos e Picasso. E´ il 1929 e Kiki, "La Regina di Montparnasse", decide di pubblicare un libro in cui racconta la propria vita ma soprattutto ritrae, con ironia e una certa spietatezza tutta femminile, la Parigi dei salotti intellettuali di quegli anni. Il libro suscita immediatamente grande scandalo in Francia e negli Stati Uniti viene censurato entrando, insieme all´Ulisse di Joyce, nella leggenda dei libri proibiti. Il perché lo si può già intuire dall´introduzione di Hemingway, che qui presentiamo e rimasta inedita sino ad oggi in Italia. Kiki è sì la "Regina di Montparnasse" ma è anche, come la definisce ironicamente lo scrittore americano, «una donna che non hai avuto una Stanza Tutta per Sé». Le confessioni della modella imbarazzano gli intellettuali dell´epoca perché mettono a nudo vizi e virtù di un´intera generazione, non ancora del tutta «perduta». L´unico a non scandalizzarsi è proprio Hemingway che, per la prima volta nella sua vita, decide di firmare l´introduzione di un libro. Certamente lo scrittore è affascinato dalla bellezza di Kiki, non a caso la descrive come «un´opera d´arte», ma sembra scoprire in quelle pagine una verità che nei romanzi dei suoi contemporanei non trova. Un Hemingway che nei diari di Kiki trova invece affinità con la Moll Flanders di Defoe. Non sono, infatti, soltanto le memorie di «una donna avventurosa» ma «il primo ritratto sincero» di quell´epoca. Un ritratto che ora è possibile leggere nella versione integrale, quella che Kiki riscrisse nel 1937, pubblicata con il titolo Infinitamente preziosi dalla casa editrice Excelsior 1881 e in libreria dal 20 luglio (pagg. 212, euro 16,50.
ERNEST HEMINGWAY
Questo libro contiene un numero sufficiente di fotografie di Kiki per darvi un´idea di quale fosse il suo aspetto nel decennio appena trascorso. Al momento in cui scrivo, 1929, Kiki ci appare come un monumento a se stessa e all´epoca di Montparnasse, la cui conclusione è stata definitivamente sancita proprio con la pubblicazione di questo volume. Le decadi si susseguono ogni dieci anni a partire da un evento particolare, come la nascita di Cristo o la fine di una guerra, ma le epoche possono terminare in qualsiasi momento.
Nessuno conosce la loro data di inizio, né soprattutto quando stanno per cominciare, mentre le epoche che vengono notate e pubblicizzate fin dagli albori solitamente non durano a lungo, come per esempio quella che doveva iniziare con Locarno.
Le Epoche nascono con facilità sui giornali, e infatti gli editorialisti le inaugurano in continuazione, ma il pubblico - non avendo esse nulla a che vedere con le Epoche reali - le dimentica con altrettanta facilità. A questo punto mi auguro che nessuno sia così irriguardoso da consultare il dizionario per scoprire il significato esatto del termine «epoca», perché così rovinerebbe tutta questa Letteratura con la «L» maiuscola.
L´essenziale nella Letteratura è usare parole come Occidente, Oriente, Civiltà, ecc., che molto spesso non significano un beato nulla, ma senza le quali questa Letteratura non potrebbe esistere. L´esperienza mi ha insegnato che quando si sta in piedi con il naso rivolto a nord, tenendo la testa ben ferma, l´est si troverà a destra e l´ovest a sinistra, e si può elevare il tono del discorso scrivendo queste parole in maiuscolo, anche se è molto probabile che non vorranno dir nulla.
In ogni caso, per tornare alle Epoche, o in altre parole alla Letteratura, sebbene nessuno sappia quando iniziano, tutti pensano di sapere quando terminano e quando, in un dato anno, Kiki diventò importante e Montparnasse ricca, prospera, scintillante di luci, nightclubizzata, cornflakeizzata o mueslizzata (scegliete voi, signori, ormai a colazione questi cibi ce li mangiamo tutti) e al Dôme arrivò il caviale, l´Epoca, per quello che valeva, e personalmente non penso valesse molto, si era chiusa.
La Montparnasse di cui stiamo parlando è quella dei café e dei ristoranti dove la gente veniva vista in pubblico, non quella degli appartamenti, degli studi e delle camere d´albergo dove lavorava in privato. Ai vecchi tempi la differenza tra chi lavorava e chi no era che i fannulloni facevano la loro comparsa nei café verso mezzogiorno. Anche se in realtà non è del tutto vero poiché i veri perdigiorno, nell´accezione americana più che inglese della parola, non si alzavano prima delle cinque del pomeriggio, quando entravano nei bar per bere insieme ai lavoratori che avevano appena finito la giornata. Il lavoratore entra in un locale con lo stesso senso di solitudine che prova uno scrittore o un pittore dopo un giorno intero di lavoro; vuole smettere di pensarci fino all´indomani mattina e vedere gente e parlare di qualsiasi cosa purché non sia seria e farsi un bicchiere prima di cena. E magari anche durante e dopo la cena, a seconda di chi è. Finito il lavoro era piacevole incontrare Kiki. Era stupenda da guardare. Aveva un bel viso già di suo, ma lei ne aveva fatto un´opera d´arte. Aveva un corpo meraviglioso e una voce splendida, fatta per parlare, non per cantare, e in quegli anni fu certamente la regina di Montparnasse più di quanto la regina Vittoria lo fosse nell´era vittoriana.
Questa Epoca è finita. Finita insieme ai reni dei lavoratori che hanno bevuto troppo a lungo con i fannulloni. I fannulloni erano gente a posto e alla fine dimostrarono di avere i reni più forti. Ma in fin dei conti di giorno loro riposavano. E comunque sia quell´Epoca è finita.
Kiki possiede ancora la sua voce.
Non dobbiamo preoccuparci per i suoi reni, viene dalla Borgogna, dove queste cose le fanno meglio che nell´Illinois o nel Massachusetts, e il suo viso continua a essere la bellissima opera d´arte di sempre. E solo che adesso ha più materiale con cui lavorare; ma potrete capirlo guardando le fotografie e leggendo il libro. Il libro dovrebbe parlare proprio di questo.
Le persone che di solito mi suggeriscono quali sono i grandi libri destinati a durare nel tempo sono tutte fuori città e non posso quindi esprimere un giudizio intelligente, ma penso che il libro di Kiki sia tra i migliori che ho letto dopo La stanza enorme (di E.E. Cummings). Forse non verrà tradotto, ma se poi la traduzione non vi convincerà, imparate il francese e leggetelo. Non vi farà comunque male imparare a leggere in francese, e quando saprete farlo avrete già dimenticato tutto questo. Ma nel caso lo impariate davvero, è il libro di Kiki che vi avevo suggerito di leggere, non quello di Julien Green o di Jean Cocteau, o di quelli che saranno allora per gli americani i grandi scrittori francesi.
Leggetelo, dall´inizio alla fine, l´ultimo capitolo non è molto importante e non gli rende giustizia, ma vi peserà meno dopo avere letto l´ottavo, Iniziazione mancata o il dodicesimo, Ma Grand-mere.
Questo è l´unico libro per il quale ho scritto un´introduzione e, Dio mi aiuti, l´unico per cui lo farò. Tradurlo è un crimine. Se non sarà altrettanto bello in inglese, e ora che lo leggo di nuovo mi rendo conto che non sarà un lavoro facile per chi lo tradurrà, per favore leggetelo in originale. stato scritto da una donna che, a quanto ne so, non ha mai avuto una Stanza Tutta per Sé, ma penso che vi ricorderà in parte, e alcuni brani ne reggono il confronto, un altro libro intitolato con un nome di donna scritto da Daniel Defoe. Se siete stanchi dei libri scritti dalle signore della letteratura per entrambi i sessi, questo è un libro scritto da una donna che non è mai stata una signora. Per quasi dieci anni è stata a un passo dal diventare quella che oggi sarebbe considerata una Regina, il che, naturalmente, è molto diverso dall´essere una signora.