Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2007  luglio 13 Venerdì calendario

GIULIA ZONCA

INVIATA A ROMA
Anni a giocare da sola, a parlare da sola. Lei e l’asta, Yelena Isinbayeva si era abituata a una claustrofobica lotta contro il limite. Nessuno da battere se non il suo stesso record, migliorato 20 volte e all’improvviso si trova a tacere dentro una sala conferenze perché i presenti guardano altrove. A una ragazza americana con strampalate origini, un miscuglio tra Sicilia e Polonia, nonni emigrati nello stato di New York dove è nata lei, Jennifer Stuczynski: la rivale.
E’ sbucata quasi dal nulla, pescata su un campo di basket e trasportata davanti a una pedana che l’ha lasciata indifferente: «Il mio allenatore ha insistito tanto per farmi provare, ma a me non importava nulla. Mi ha portato a vedere le gare, mi ha martellato e io ho ceduto più per farlo smettere che per vera curiosità. stata una sorpresa, ho capito che ci sapevo fare e, al primo accenno di entusiasmo, Rick Suhr il tecnico che mi aveva trascinato fino a lì mi ha detto: ci vogliono 5 o 6 anni solo per capire il salto con l’asta». Lei deve essere una veloce perché è partita a 4,20 e in due anni è salita fino a 4,88, record americano e a lungo miglior salto dell’anno. Per qualche mese Isinbayeva è stata dietro, numero due di una classifica che ha voluto risalire ostinata e ansiosa.
Alla prima tappa della Golden League, a Oslo, si è fermata a 4,85, era l’esordio stagionale, una misura onesta per un debutto, ma alla russa non è proprio piaciuta: «Devo ancora metabolizzare i cambi di allenamento fatti in questo anno a Formia». Lo ha spiegato subito dopo, come se ci fosse bisogno di una spiegazione, e al secondo giro, a Parigi, solo la settimana scorsa, ha aggredito la pista fino a che non è arrivata a 4,91. Di nuovo numero uno e ancora a caccia di un record. Ha provato il 5,02, per ben tre volte, quasi in cerca di nuova distanza come se quella già esistente fosse all’improvviso minacciata. Tra un tentativo e l’altro si è coperta di asciugamani e ha cercato un posto dove isolarsi. Sbucava da due strati di spugne con la sguardo fisso, mani dentro la pece e via. Per un istante ha sfiorato la misura, poi l’asticella ha barcollato sul ritto ed è cascata. «Sì, l’idea di avere qualcuno da sfidare mi carica. Cominciava a diventare monotono saltare per i fatti miei».
A Roma la sfida è diretta, l’una contro l’altra per la prima volta, anche se Stuczynski si nasconde: «Ce ne vuole perché io possa diventare la sua sfidante. Non la inseguo, tengo il mio ritmo e i miei metodi, il mio stile. Voglio arrivare ai 5 metri ma non può succedere di colpo». A Rochester si allena dentro un hangar militare che il suo tecnico ha adattato, una parte per la rincorsa dove il tetto è ancora basso, poi lo spazio per il salto dove la copertura supera i 5 metri: «All’esterno sarebbe meglio, ma dalle mie parti d’inverno ti si gelano le mani».
Ha una faccia da sit-com, è identica a un personaggio di «Friends», Janice, la fidanzata seriale che si fa prendere e mollare da Chandler per le prime 4 serie e non è difficile credere che Jennifer abbia faticato a vedersi come atleta professionista, non lo sembra. Certo ha il fisico, i muscoli, gli sponsor, ma non ne ha l’aria. Tiene tutto nascosto dentro una giacca blu, indumento inconsueto, porta le scarpe allacciate, l’unica di tutto il gruppo e sente nostalgia dell’hangar: «Lì ogni dettaglio è pensato su misura per me, costruito artigianalmente dal mio tecnico, faccio fatica ad abituarmi alle altre strutture, mi sembra più difficile migliorarmi quando mi devo allenare all’estero». Le misure migliori sono arrivate negli Stati Uniti, New York, Carson, Rochester, questa è la prima prova importante fuori casa. Isinbayeva contro Stuczynski e già il fatto che ci sia un altro nome in cartellone è un inedito.
Dopo dieci minuti ferma davanti a un microfono senza nessuno che le faccia domande, Isinbayeva si gira verso la rivale e provoca a modo suo: «No, tranquilli, lo so che è difficile trovare qualcosa di nuovo». Non è abituata a dividere l’attenzione e non intende abituarsi a dividere la pedana: «L’ultima volta che sono venuta al Golden Gala era il 2001 e sono arrivata decima, ora è una storia un po’ diversa». Tanto diversa da essere a due, mai visto prima.