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 2007  luglio 13 Venerdì calendario

LUIGI BIGNAMI

ROMA - Ne sono stati contati a migliaia, ma potrebbero essere anche tre milioni i vulcani sottomarini sul nostro pianeta. la scoperta di un gruppo di ricercatori dell´Università di Cambridge guidato da John Hillier e pubblicata su Geophysical Research Letters. Lo studio è stato realizzato mettendo a punto un nuovo programma per computer nel quale sono confluiti tutti i dati raccolti dalle navi scientifiche che dal 1960 a oggi hanno scandagliato i fondali oceanici dall´Alaska alla Patagonia con un sonar.
Fino a oggi non si era mai pensato di utilizzare i dati per mettere in rilievo le forme e le strutture geologiche presenti sui fondali, se non per piccole aree ristrette. Hillier, invece, si è posto questo obiettivo e i risultati sono stati sorprendenti. Il programma ha messo in luce l´esistenza di 201.055 vulcani più alti di 1.000 metri. Prima se ne conoscevano 14.164 ed erano tutti più alti di 1.500 metri. La loro presenza era stata rilevata dai satelliti, in grado di osservare le variazioni di gravità indotte sull´acqua di mare da corpi vulcanici più alti di un chilometro e mezzo, in quanto la loro massa è tale da attirare, seppur di pochi centimetri, l´acqua sovrastante.
Al momento i vulcani di minori dimensioni possono essere rilevati solo attraverso navi o aerei che inviano onde radar verso il fondo del mare e ne rilevano la loro riflessione.
Ma perché è importante conoscere la distribuzione dei vulcani sottomarini? «Ci raccontano cosa accade nel cuore della Terra», spiega Hillier. La distribuzione di questi vulcani ha sorpreso i geologi che si sarebbero aspettati una notevole concentrazione di bocche eruttive soprattutto vicino alle dorsali oceaniche e agli hot spot. Le dorsali sono le lunghe fratture della Terra che dividono in due gli oceani e che fanno da confine alla maggior parte delle zolle terrestri. Da esse fuoriesce magma che riempie le fosse aperte dallo spostamento laterale delle zolle rispetto alla dorsale. Gli hot spot invece, sono vulcani, come Hawaii o Galapagos, il cui serbatoio si trova addirittura vicino al nucleo terrestre, da dove risale in continuazione magma molto fluido. E proprio la natura vulcanica di queste aree avrebbe fatto pensare a un´alta concentrazione di vulcani mentre invece, quelli scoperti si raggruppano soprattutto a nord dell´Oceano Pacifico e Atlantico, per diminuire in prossimità degli hot spot.
Recentemente in prossimità del Giappone era stato scoperto un nuovo tipo di vulcano, chiamato "mini hot spot" che si formerebbe quando la crosta di una zolla oceanica si spezza scontrandosi con quella continentale. Ciò farebbe uscire magma dal mantello. Questa potrebbe essere una delle cause tra le tante, che al momento rimangono sconosciute, che darebbe vita ad almeno una parte di tanti vulcani sottomarini.