Giampaolo Pansa, L’espresso 19 luglio 2007, 19 luglio 2007
C’è una stupefacente pulsione suicida nella Quercia diessina. Una voglia incessante di sbagliare
C’è una stupefacente pulsione suicida nella Quercia diessina. Una voglia incessante di sbagliare. E di decidere il passo falso e non quello giusto. Fanno tutto da soli, nella Ditta Fassino & C. Senza suggeritori maligni. Persino quando imbroccano la mossa buona, si adoperano ad annullarla. Era stata una mossa astuta quella di dissolversi nel Partito Democratico. Astuta e inevitabile. Imposta dalla crisi del partito nato dal vecchio Pci. Un prodotto senza più mercato. Sceso ben al di sotto del venti per cento. Marginale in molte aree del nord. Blindato nell’ultimo ridotto delle regioni rosse.
Dunque, viva il nuovo Pidì! Alla fine di aprile, nel congresso di Firenze, Fassino si spende sino alle lacrime per il partito che verrà. Idem tutto il gruppo dirigente, tranne la pattuglia di Mussi. Fassino fa di più: punta con forza a guidare la grande parrocchia democratica e comincia a dirlo in giro. Lo stesso proposito covano, ma in silenzio, altri big dei Ds. Walter Veltroni per primo, poi Pierluigi Bersani e Anna Finocchiaro. Soltanto Massimo D’Alema si ritrae dalla gara. Anche se lascia capire che sarà lui il garante della corsa e del vincitore. Un garante tanto sicuro di sé da affermare: "Dove sarà il capotavola del Pidì? Dove mi siedo io".
Da quel momento, tutto diventa opaco. La nebbia più fitta cala sul Botteghino. Per oscuri motivi, Fassino rinuncia di colpo a candidarsi. I motivi sono uno solo: l’affare Unipol? Ecco una domanda senza risposta. Pure Anna Finocchiaro risulta dispersa nella foschia. E all’improvviso emerge il vero, unico candidato: Superwalter. Scelto da chi e per quali ragioni? Nessuno dei capi diessini lo spiega al popolo della Quercia. Nella nebbia si scorge soltanto il ritorno dello stile autoritario del defunto Pci: l’abitudine al segreto. Perché a Togliatti era subentrato Longo? Perché dopo Longo era arrivato Berlinguer? Perché adesso spunta Veltroni? La replica è sempre la stessa: sono cavoli nostri!
Ma tra i cavoli nebbiosi del Botteghino appare un carciofo: anche Bersani vuole candidarsi. Decisione impeccabile, la sua. Le primarie esigono più concorrenti, sennò che primarie sono? E dopo il diessino Bersani, forse arriveranno altri big dal versante della Margherita: Enrico Letta, Rosy Bindi, Arturo Parisi. Al Botteghino suona l’allarme: troppa gente contro Superwalter! Bisogna metter fuori gara chi dà il cattivo esempio, ossia il compagno Pierluigi. L’incauto Bersani viene obbligato a rinunciare. Lo fa il lunedì 8 luglio, undici giorni dopo l’incoronazione di Superwalter al Lingotto di Torino.
Bersani giura di essersi ritirato dalla corsa per non ’disorientare’ gli elettori dei Ds alle prese con due eccellenze della Quercia. Come diceva Totò? Ma mi faccia il piacere! Gli elettori, a cominciare da quelli diessini, non sono dei bamba. Sanno distinguere. E vogliono scegliere. A questo servono le competizioni elettorali. Seguendo la logica imposta a Bersani, anche la presenza di più liste disorienta chi va a votare. Dobbiamo arrivare a una lista unica? Ma allora tanto vale abolire le elezioni.
Nascosti nella nebbia, Fassino e D’Alema se ne sono fottuti del vero rischio di una sola candidatura. Il rischio è di indurre molti elettori a starsene a casa il 14 ottobre. Se tutto è già deciso, perché correre ai gazebo e spendere i dieci euro che il tesoriere dei Ds, Ugo Sposetti, propone come tassa per le primarie? facile prevedere che di astenuti ce ne saranno tanti. Uno si è già dichiarato: Michele Salvati, il promotore del Pidì. Ha scritto che il partito nuovo deve nascere dal confronto fra candidati e programmi diversi. E ha aggiunto: se la dialettica non c’è e domina la voglia di plebiscito su un nome, quella domenica me ne andrò in campagna.
Il vecchio Arnaldo Forlani spiegava a noi cronisti della Balena Bianca che la Dc restava sempre al potere perché non cambiava mai. Poi riassumeva il concetto con una citazione dotta: "È l’eterno ritorno del sempre uguale". Si è visto com’è andata a finire. Ma al Botteghino devono aver affisso quel motto in ogni stanza. Senza ricordarsi che porta iella. E che anche la storia del Partitone Rosso, sempre uguale a se stesso, si è conclusa nel disastro che conosciamo.
Sono dispiaciuto per Bersani. L’avevo ascoltato a Firenze. Ed ero rimasto colpito da questo piacentino secco, l’aria pratica, capace di un discorso breve, ruvido con i tanti tabù rossi. Rammento una battuta: "Non c’è soltanto il lavoro, c’è anche l’impresa. E liberalizzare è di sinistra". Peccato per lui e per i molti che lo avrebbero votato.
Ma adesso è il tempo dei piacioni. E di Superwalter per primo. Stiamo a vedere se Letta, Bindi e Parisi avranno la schiena diritta. O se invece si acconceranno a fare le comparse mute nel supershow di Superwalter. Se è così, si ricordino che le comparse scompaiono dopo la comparsata. Anche loro inghiottite dalla nebbia di una politica che non ha rispetto neppure di se stessa.