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 2007  luglio 13 Venerdì calendario

Buika Concha

• Palma di Majorca (Spagna) 1972. Artista. «’Non sono in grado di definirmi. Un creativo non dovrebbe mai etichettarsi. Per un artista equivale a arrendersi”. Concha Buika ha fatto dell’eclettismo un’arte. Nata a Palma de Mallorca nel 1972 da genitori originari della Guinea Equatoriale, cresciuta in mezzo ai gitani, ha prepotentemente mischiato soul e duende creando una sorta di afro-flamenco che in Spagna ha avuto un successo sensazionale con due soli album pubblicati, Buika (2005) e Mi niña Lola (2006). [...] Ha la grinta di Erykah Badu e il temperamento di Estrella Morente, forse per questo l’accademia del flamenco, che riconosce soltanto la tradizione doc, le è stato ostile fin dall’inizio. ”Non ne ho mai fatto una tragedia”, minimizza l’artista, ”il flamenco è una cosa molto seria. Per me, adattarmi a uno stile preciso sarebbe una specie di dittatura, come le classifiche, e io non amo le imposizioni”. I padroni del duende, notoriamente tradizionalisti, legati ai valori della religione e della famiglia, hanno gridato allo scandalo quando Buika ha candidamente ammesso di essere bisessuale. ”Già, non sono mai in grado di scegliere; non solo quando è il momento di decidere uno stile musicale, ma anche quando si tratta di sesso”, sbotta. ”A me va bene tutto, tango e flamenco, jazz e funky, nord e sud, uomini e donne. vero: per un periodo ho convissuto con il padre di mio figlio e un’amica. Poi ho scoperto che il rapporto a tre era molto faticoso e ci ho dato un taglio. Ora avanti tutti, ma uno alla volta. L’amore è libertà, non ha regole. L’unica cosa che riesce a corromperlo è la paura. Non bisogna mai aver paura quando si è innamorati”. Ha una risata generosa, contagiosa, come molte delle sue interpretazioni. La sua spregiudicata versione di ”Nostalgias”, un classico del tango di cui si è invaghita dopo aver ascoltato la versione dell’argentino Edmundo Rivero, meriterebbe un Grammy per la migliore interpretazione. Ma tentare di sfuggire alle regole a ogni costo non è stato facile. Gli esordi sono stati duri, anche se gestiti con determinazione e un pizzico di follia. Sette anni fa, con in braccio il figlio di un anno, Buika sbarcò, illustre sconosciuta, a Las Vegas. ”Quella fuga, dopo un periodo in cui lavorai nello spettacolo Ombra (1999) con La Fura Dels Baus, è stato il periodo più spensierato della mia vita”, sdrammatizza. ”Una mattina mi sono svegliata e ho puntato il dito a caso sul mappamondo. Lì sotto c’era Las Vegas. Sbarcata nella capitale del gioco d’azzardo, dovetti trovarmi un lavoro in fretta e furia, così m’infilai una parrucca e diventai una fantastica imitatrice di Tina Turner. Sono rimasta a Las Vegas un anno e mezzo, città kafkiana, ma per il mio modo di vivere un´esperienza decisamente costruttiva”. Della sua infanzia, Buika ha un ricordo vivido. La sua iniziazione ”gitana” è iniziata proprio in un quartiere di Palma. ”Sono cresciuta nel Barrio Chino di Palma. Pieno di zingari, prostitute e spacciatori. Io, unica nera, ero una diversa, ma i bambini sono molto aperti. Un bambino è un bambino, non stanno a guardare il colore della pelle. Mi ricordo che andavo sempre scalza, in mutande, con la fionda in mano, e la sera tornavo a casa piena di fango fino ai capelli. C’era un’atmosfera surreale nel mio quartiere. Che odio quando, cresciuta, entrai a far parte del mondo di quelli che si vestono, che indossano scarpe prima di uscire, che si fanno la doccia ogni giorno. Per me fu un trauma, una brutalità”» (Giuseppe Videtti, ”la Repubblica” 13/7/2007).