Luigi Spaventa, la Repubblica 13/7/2007, 13 luglio 2007
La prima parte del Documento di programmazione economico-finanziaria di quest´anno si distingue per un´apprezzabile e inusitata trasparenza di informazioni e di dati (la seconda, quella degli "occorre", essendo, come di consueto, di modesta rilevanza)
La prima parte del Documento di programmazione economico-finanziaria di quest´anno si distingue per un´apprezzabile e inusitata trasparenza di informazioni e di dati (la seconda, quella degli "occorre", essendo, come di consueto, di modesta rilevanza). Proprio questa trasparenza induce a ritenere illusoria una promessa più volte fatta: che, grazie al miglioramento della situazione di finanza pubblica avvenuto fra il 2006 e il 2007, la legge finanziaria per il 2008 potrebbe essere un´operazione relativamente semplice, quasi di ordinaria amministrazione, senza infliggere ad alcuno spargimenti di sangue e lagrime. A una prima lettura può sembrare che quella promessa sia realistica. Gli oneri del recente decreto legge (aumento delle pensioni minime, ammortizzatori sociali e varie) sono stati scaricati su un obiettivo di maggiore indebitamento nel 2007 e (in misura modesta) nel 2008, con un inasprimento della manovra da attuare fra il 2009 e il 2011. Per il 2008 il saldo tendenziale continua a coincidere con quello programmatico: alla voce "manovra da realizzare" la cifra appostata è 0,0. Giova tuttavia continuare nella lettura. Il Documento ci informa infatti che le tendenze sono calcolate nell´ipotesi di "legislazione invariata": nell´ipotesi cioè che, di qui a dicembre, non venga assunto alcun provvedimento, legislativo o amministrativo, che provochi aumenti di spesa o riduzione di entrata. E´ un´ipotesi del tutto irrealistica: lo stesso documento elenca onestamente una ventina di miliardi di spese castamente definite "eventuali". Non sono eventuali, ma certi i 4 e passa miliardi di oneri derivanti da impegni già sottoscritti, come quelli dei contratti del pubblico impiego. Sono quasi certi i 7 miliardi aggiuntivi derivanti da "prassi consolidate", ossia, in prevalenza, dal rinnovo dei contratti di servizio con le ferrovie e altre aziende pubbliche. Sono anche quasi certi quegli oneri attribuiti a "nuove iniziative" (indicati per memoria in 10 miliardi) quando essi siano frutto di un già raggiunto accordo politico, come nel caso dello sgravio dell´Ici sulla prima casa. Si noti che in questo conto non figura il probabile aggravio (lieve nel 2008) derivante dallo smussamento del malfamato "scalone" dell´età pensionabile, poiché le previsioni a legislazione invariata presuppongono la vigenza della legge Maroni. In definitiva, se si tiene conto di questa ventina di miliardi o giù di lì di oneri certi o quasi certi (assenti nella previsione tendenziale a legislazione invariata), il rispetto dell´obiettivo programmatico, già ritenuto insufficiente dalla Commissione europea, richiede una correzione di segno opposto di pari ammontare: di portata non indifferente, trattandosi dell´1-1,3 per cento in termini di prodotto. Chi dovrà piangere per far sorridere i destinatari delle "spese eventuali"? Il Documento non ci informa in proposito. Rammenta che "il Governo è impegnato prioritariamente a contenere e gradualmente ridurre la pressione fiscale" e auspica perciò che "la ricerca delle risorse… avvenga "all´interno della componente della spesa primaria". Non sarà facile ottenere questo risultato. La spesa corrente al netto degli interessi ha smesso di crescere, in rapporto al prodotto, ma non declina nelle previsioni; comunque sarà difficile, o impossibile, riaprire le pratiche, chiuse malamente, della previdenza e del pubblico impiego; o affidarsi a una compressione ulteriore degli acquisti di beni e servizi. La spesa in conto capitale ha già subito forti riduzioni. L´esperienza ci insegna che con i "tagli" orizzontali, operati senza prima procedere a una riorganizzazione complessiva della funzione pubblica, i risultati sono modesti e spesso inefficienti. Tuttavia, se si prende sul serio l´impegno a non aumentare la pressione fiscale, qualche risultato lo si potrebbe ottenere. A questo fine, il Parlamento, nella risoluzione di approvazione del Documento di programmazione economico-finanziaria, dovrebbe non solo approvare i saldi posti come obiettivo, ma soprattutto vincolare il Governo a non coprire con maggiori entrate gli oneri non ancora appostati nei conti. Il Governo, così vincolato, sarebbe costretto a procedere in due direzioni: ridimensionare la somma degli "impegni eventuali", e soprattutto le "nuove iniziative" che non siano strettamente necessarie; operare riduzioni selettive di spesa, individuando le funzioni in cui sono maggiori le inefficienze nell´uso delle risorse, senza aspettare i risultati della spending review. In conclusione: la prossima legge finanziaria non potrà essere indolore, come pure era stato detto. Nel rispetto dei saldi assunti come obiettivo, dovrà ridistribuire risorse ingenti all´interno dei conti pubblici (tante quanto lo scorso anno). Ma il rispetto dell´impegno di non ricorrere alle entrate potrebbe offrire l´occasione di fare di necessità virtù, costringendo Governo e Parlamento a un intervento serio sulla spesa.