Ennio Caretto, Corriere della Sera, 13/7/2007, 13 luglio 2007
DAL NOSTRO CORRISPONDENTE
WASHINGTON – Per adesso, i 47 «feroci » gatti di Ernest Hemingway, alcuni dei quali a sei dita, potranno restare nella villa del grande scrittore. Il Consiglio comunale di Key West, l’isola alla estremità meridionale della Florida, ha votato all’unanimità a favore della loro permanenza nel museo. Il ministero dell’agricoltura, dal quale dipende la protezione degli animali, aveva tentato di sfrattarli in quanto lasciati sempre nel giardino e «pericolosi» per l’incolumità degli altri felini locali. E non essendovi riuscito, un anno fa aveva fatto ricorso in tribunale, che però si è rifiutato di pronunciarsi dicendo di essere impegnato «in cose molto più serie». La saga, che da alcuni anni diverte l’America, non è tuttavia finita. Il 23 prossimo, il ministero manderà a Key West uno specialista di gatti, il professor Terry Curtis, perché ne studi il comportamento e gli consigli il da farsi.
La guerra dei gatti di Hemingway tra il ministero e la villa museo incominciò nel 2004, l’anno dopo la guerra dell’Iraq. Gwenn Hawtof, allora presidente della Società protettrice degli animali dell’isola, mobilitò il ministero per tre motivi: alcuni dei felini, guidati dal sei dita «Ivan il terribile», cosiddetto dall’omonimo uragano, erano così aggressivi da terrorizzare anche i cani; e a suo parere il Museo li usava per attirare i turisti, ossia li sfruttava; e parecchi di loro apparivano in cattiva salute. La Hawtof aveva invano insistito che i gatti fossero castrati in modo da non riprodursi oltre, e che la villa venisse recintata in modo che non ne uscissero. Il museo aveva rifiutato ribattendo che la loro discendenza da Snow ball
(Palla di neve), il gatto preferito di Hemingway, era «patrimonio culturale»; che a norma di legge il Museo non poteva erigere alcun recinto; e che comunque erano bene accuditi.
Come il presidente Bush in Iraq, dal 2004 a oggi il ministero ha ampliato il conflitto convinto di avere una «victory strategy». Suoi agenti hanno filmato di nascosto i gatti, raccolto migliaia di pagine di testimonianze dei vicini, chi pro chi contro, sentito veterinari e sventolato regolamenti. In base a essi, hanno anche chiesto al Museo di procurarsi una licenza «per la esibizione dei felini in pubblico » sul modello di quella per gli animali del circo, ma quando il Museo lo ha fatto gliela hanno negata, intimandogli di chiuderli in gabbia o di consegnarglieli. Ha protestato Clara Hoggings, l’avvocato dei gatti: «Non si tratta di pantere né di tigri, al massimo hanno fatto qualche battaglia. Lo scorso gennaio abbiamo ottenuto dall’Agenzia delle belle arti il permesso di recintare la villa, e Ivan e i suoi compagni non sono più usciti. Abbiamo speso un mucchio di dollari, ma è stato tutto inutile».
Nella sua risoluzione, il consiglio comunale di Key west ha accusato il ministero di «sperperare i soldi dei contribuenti ». E ha ribadito che i gatti a sei dita «sono parte integrante del museo». In prevalenza, gli americani sembrano d’accordo.
Considerano Snow ball e i suoi discendenti uno dei tanti miti hemingwaiani, e accorrono a fotografarli. Per i pescatori d’alto bordo come Hemingway, che amava passare dalla villa sull’isola alla sua altra a Cuba, i gatti a sei dita portano fortuna.
«Palla di neve» venne regalato allo scrittore e alla sua seconda moglie Pauline Pfeiffer da un capitano di mare loro amico prima della seconda guerra mondiale. Hemingway si divertì a dare ai suoi figli e nipoti nomi di poeti come Archibald Mac Leish, una tradizione che dura ancora oggi: il compagno preferito di «Ivan il terribile» si chiama infatti Mark Twain. Nel 1964, pochi anni dopo la morte del romanziere, la villa fu trasformata in museo e preservata religiosamente, gatti inclusi.