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 2007  luglio 13 Venerdì calendario

DAL NOSTRO INVIATO

FONTANAFREDDA (Pordenone) – Il muro, grigio e in cemento armato, è alto due metri e mezzo e lungo 800 metri. Di notte sarà illuminato da potenti fari. Entro il 2010, quando il villaggio sarà completato, ci saranno anche le telecamere e un guardiano sorveglierà la proprietà 24 ore al giorno. Poi, forse, arriverà anche un corpo di security. Ci abiteranno in 250, andando a raddoppiare la popolazione locale, e nessuno, senza prima essere identificato, potrà entrare in questa specie di cittadella fortificata.
Borgo Ronche, complesso residenziale in costruzione nell’omonima frazione del comune di Fontanafredda, diecimila abitanti a 5 chilometri da Pordenone, si presenta così. Residenza cintata e blindata perché qui, nel Nordest, la gente non si sente più sicura. «Colpa degli stranieri – dicono ”. Ce ne sono troppi». I regolari, nella provincia di Pordenone sono il 12,6% della popolazione contro una media nazionale del 4,5 (dati Istat 2006): una grossa comunità ghanese, poi quella albanese, e via via tutti gli altri. Un migliaio i clandestini. E non fa niente se il questore di Pordenone Vincenzo Carella dice che «la situazione è sotto controllo, le rapine in casa sono diminuite. L’insicurezza è più percepita che reale: la gente vede tanti stranieri e non si sente più tranquilla, ma non facciamo inutili allarmismi».
L’insicurezza, seppur percepita, e la paura dello straniero sono il miglior spot pubblicitario per Alpea Sas, la società che sta realizzando il villaggio blindato. Alpea fa capo ad Antonia Zanussi, nipote di Lino, fondatore della Electrolux, e moglie di Gianfranco Zoppas. Zanussi e Zoppas, le due famiglie che comandano a Pordenone. «Questa non è più un’oasi felice. Fino a cinque anni fa lasciavamo aperte le case, uscivamo la sera lasciando i bambini da soli. Ora con tutti questi extracomunitari ci si barrica. Noi offriamo un quartiere inaccessibile, come chiedono i pordenonesi», dice il geometra Gian Battista Peresson, capo progetto di Borgo Ronche. La residenza sta sorgendo su un’area che appartiene a Villa Zanussi, dimora del 16? secolo. Prima c’erano case coloniche, abbattute per far posto al villaggio fortificato che avrà 90 unità abitative, dal mini appartamento alla villa di 400 metri quadri. Tutto cablato: antifurti, allarmi e ogni sistema di sicurezza sarà comandato dal padrone di casa anche a distanza, via telefonino. L’investimento complessivo è di 10 milioni di euro. Comprando ora si pagano 2 mila euro al metro quadro. Il 25% delle abitazioni è già venduto.
Il muro di cemento armato, che taglia la campagna come una cicatrice, più che allontanare colpisce positivamente i potenziali acquirenti. «Ce l’ha detto anche la polizia, la sola idea di mettere una barriera fisica tra noi e gli altri ci fa sentire più sicuri», aggiunge Peresson. «Nella zona di Comino, a nord di Pordenone, negli anni ’70 e ’80 sono state costruite tante ville, isolate e immerse nel verde. Chi ha comprato se ne sta andando perché ha paura».
Giovanni Baviera, sindaco forzista di Fontanafredda, risponde allarmato: «Questo non è un comune afflitto dalla delinquenza. Non c’è bisogno di interventi blindati. Borgo Ronche è una residenza d’elite, di proprietà della famiglia Zanussi dove, di sicuro, non andranno ad abitare impiegati o operai delle loro aziende. Si tratta di una speculazione immobiliare. Comunque, io preferisco le case aperte». Quasi d’accordo l’opposizione: «Di recente, a neanche un chilometro di distanza, è stato edificato un quartiere di residenza popolare senza muri o recinti, con al centro un parco aperto», spiega Carlo Bolzanello, consigliere comunale della Margherita e fratello del sindaco di Pordenone. «Qui non c’è nessuna emergenza: costruendo case blindate la gente socializzerà sempre meno».
Borgo Ronche non offre socializzazione, se non forse con il vicino di casa, ma sicurezza. Almeno, così dovrebbe essere. Perché, vero che il cantiere è ancora aperto, i ladri sono già entrati tre volte in un anno e mezzo. «Però – dice un operaio ”, grazie al muro, non si sono portati via neanche un martello».
Roberto Rizzo