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 2007  luglio 13 Venerdì calendario

WASHINGTON

Sarà una lunga estate calda. Sulle rive del Potomac, a Washington, come su quelle del Tigri a Bagdad. E non solo. Perché dopo sei anni di guerra al terrorismo Al Qaeda si è riorganizzata ed è di nuovo in forze, pronta a colpire. Con Osama Bin Laden, vivo e ben protetto, «probabilmente nell’ area tribale pachistana». Queste le oneste conclusioni dell’intelligence Usa raccolte in cinque cartelle – «Al Qaeda è nella migliore posizione per attaccare l’Occidente» – antipasto di un’analisi più completa attesa per settembre. Un orizzonte nero.
Non contribuisce certo a dare fiducia il rapporto sull’Iraq destinato al Congresso. Il bottino è misero: solo 8 dei 18 «indicatori» hanno fatto registrare progressi modesti. Ai quali si aggrappa George W. Bush. Ma sa bene che sono miglioramenti con un impatto modesto sull’andamento del conflitto. A Langley, alla sede della Cia, come all’Fbi dovranno lavorare duro per evitare nuove sorprese. L’allarme resta sul livello «giallo» (elevato) e «arancione» per l’aviazione civile (alto), anche se i funzionari precisano che non esistono segnali su un attentato imminente. Una replica alle indiscrezioni sui «complotti in arrivo». Per alcune fonti l’attacco potrebbe scattare nelle prossime settimane. Il temuto Manhattan Raid evocato da Osama due anni fa. Una cellula, aggiungono, «sarebbe in viaggio verso gli Usa o già si trova all’interno dei confini». Una previsione legata a due teatri operativi. Il primo è l’Europa: per la Cia è la piattaforma di lancio per il prossimo assalto terroristico agli Usa (lo era stato anche per l’11 settembre con Amburgo). I neo-terroristi, magari quelli fai-da-te visti in azione a Glasgow, coordinati da un «ufficiale» più esperto, partiranno da uno scalo europeo per infiltrarsi negli States, mescolandosi a immigrati e turisti.
Il secondo scenario riguarda l’Iraq. Il Pentagono si attende una raffica di attentati suicidi perché Al Qaeda vuol mettere in discussione anche gli scarsi successi di queste settimane. Ai terroristi non mancano le reclute: dal confine siriano entrerebbero tra i 50 e gli 80 kamikaze al mese. Ed è qui un punto chiave. Gli 007 temono che i mujaheddin «veterani » dell’Iraq siano impiegati per azioni in altri quadranti. Europa e Stati Uniti in testa. Ma è evidente che vogliono sfondare anche in Libano e Palestina. Addestrati, temprati e indottrinati in questa palestra del terrore si sono trasformati in quelli che l’esperto Mohammed Hafez definisce «gli assassini senza confini».
Ieri Bush ha ostentato fiducia sull’Iraq e sulla guerra al terrore ma è chiaro che la missione è in una morsa. Se Washington ritira le forze il Paese scivolerà ancora di più nel conflitto civile, se mantiene le truppe fornisce un pretesto al movimento jihadista. La guerra a Bagdad è il miglior incentivo che gli ideologi qaedisti possono offrire ad un giovane islamista. la vera bandiera.
Usando la carta irachena e rilanciando quella afghano-pachistana, Al Qaeda si è sottoposta ad una cura ricostituente. Ha più denaro, migliori collegamenti, dispone di un buon training. L’intelligence ammette la sua frustrazione nel dare la caccia ad Osama. Thomas Finger, numero due del Dipartimento analisi, ha confermato che la leadership non usa sistemi di comunicazione ed è protetta da clan tribali pachistani. Con loro, ha ammesso, non funziona il sistema delle taglie. Conta di più la fedeltà all’ospite. E mentre Bush ha citato gli sforzi del presidente pachistano Musharraf, l’intelligence ha sottolineato che ogni intervento da parte di Islamabad presenta alti costi. Con l’aggiunta di un rischio: «I problemi dell’area tribale possono diventare un problema per l’intero Pakistan». Il massacro della Moschea Rossa e l’immediato appello alla vendetta dei qaedisti costituiscono un chiaro indizio.
La segretezza dei movimenti non ha impedito ad Ayman Al Zawahiri di lanciare tre messaggi in una settimana, che vanno ad aggiungersi ad altri sette negli ultimi mesi. Un tam tam alimentato anche da altri portavoce, l’americano Adnan Gadahn e l’evaso Yahya Al Libbi. La vecchia guardia qaedista si è accontentata della propaganda, probabilmente perché sta rimettendo in piedi le sue «forze speciali», per intenderci uomini come Mohammed Atta. Il soldato perfetto. Una missione affidata all’egiziano Abu Al Yazid, uno della vecchia guardia, abile sia nell’organizzazione che nella raccolta di fondi.
Osama è stato costretto a lasciare spazio alle iniziative regionali. Tanti piccoli gruppi, non legati alla casa madre, ma tenuti in dall’ispirazione. Impiegano le stesse tattiche (kamikaze, autobomba), usano il medesimo vocabolario e adottano il marchio «Al Qaeda». L’esempio più evidente è quello del Gruppo salafita in Algeria (Gspc) che si è tramutato nel braccio qaedista in Nord Africa. Spesso il cemento che amalgama le diverse fazioni è l’Iraq. Uccidono nel nome della causa irachena, davvero «la madre di tutte le battaglie». Un potente additivo per il terrorismo, che funziona bene nella vecchia casbah mediorientale come nei quartieri europei. qui che nascono le nuove reclute. In pratica si auto-arruolano, si auto-addestrano. In gran parte sconosciuti alle polizie occidentali. Chi può va in Pakistan, in Libano – dove hanno aperto i corsi serali del terrorismo ”, in Algeria, poi si disperdono. Altri «studiano» o chiedono istruzioni in Iraq, dove sono cresciuti i piccoli Osama. I responsabili di una instabilità che la Cia ha definito – non ieri, ma il 13 novembre 2006 – «irreversibile», con parole di sfiducia verso le autorità locali. Bin Laden lo aveva predetto 4 anni fa: voleva impegnare l’America in una guerra dispendiosa, che facesse «sanguinare i crociati», in una estenuante battaglia di logoramento. L’ha trovata in Iraq. E non per merito suo.
GUERRA Due soldati americani in Iraq.
Secondo un nuovo rapporto degli 007 Usa, la guerra a Bagdad è la vera bandiera della jihad, l’ispirazione che lega le tante piccole cellule di terroristi nel mondo