Simone Battaggia, "La Gazzetta dello Sport" 13/7/2007, 13 luglio 2007
Tra le tecniche di allenamento usate dalla nazionale di riugby in vista dei prossimi mondiali c’è la ”crioterapia” (praticata nel centro sportivo polacco di Spala): trenta secondi in una stanza a -60° seguiti da 2-3 minuti in una a – 120°
Tra le tecniche di allenamento usate dalla nazionale di riugby in vista dei prossimi mondiali c’è la ”crioterapia” (praticata nel centro sportivo polacco di Spala): trenta secondi in una stanza a -60° seguiti da 2-3 minuti in una a – 120°. Gianluca Melegati, responsabile dello staff medico azzurro: «Alla vasocostrizione del freddo segue la vasodilatazione, che porta all’accelerazione del metabolismo e del circolo sanguigno. In questo modo il corpo è più efficiente e si possono aumentare i carichi. Ma la crioterapia è utile anche per riparare i microtraumi tipici del rugby: il recupero di lesioni che di solito richiedono 2 settimane, si riduce a 10 giorni». Secondo qualcuno si tratta di una nuova forma di doping. Il dottor Carlo Tranquilli, (Istituto di medicina e scienza dello sport del Coni): «Vietare a priori la ”cura del freddo” senza riscontri oggettivi, solo perché si tratta di una forzatura dell’ambiente attraverso mezzi fisici, porterebbe a considerare doping anche la sauna».