Francesco Merlo, la Repubblica 11/7/2007, 11 luglio 2007
Prima Sgarbi ha mostrato i suoi eccessi e poi li ha nascosti. Prima, la sua era una mostra d´arte, ora è un nascondiglio di vergogne
Prima Sgarbi ha mostrato i suoi eccessi e poi li ha nascosti. Prima, la sua era una mostra d´arte, ora è un nascondiglio di vergogne. E la politica a Milano è diventata una nave rinfusiera, una di quelle navi che, per fare carico, mettono di tutto nella stiva, anche la mostra che si occulta, si vela, si trasforma nel suo contrario. infatti una Canossa, una ritirata, un pentimento la mostra comunale sugli omosessuali e l´arte. Con la statua di papa Ratzinger travestito con tette e tanga e con la foto di Silvio Sircana che sui viali di notte "incontra" Gesù. Sorprendentemente Sgarbi prima ha sbandierato la provocazione, per altro banale, e poi, bastonato dal sindaco Moratti, ha piegato il pennone della sua bandiera a terra in segno di resa, si è sottoposto alla censura etico-politica, ha ritirato le opere contestate, ha rinviato a sabato l´apertura e, su ordine della Signora, ha persino mandato al macero tremilacinquecento cataloghi. Infine ha trasformato la batosta subita nel suo contrario: «Il sindaco deve ringraziarmi. Io sono il suo assessore alla propaganda. Ho provocato intenzionalmente il suo intervento per fare vedere quanto è per bene». Ha fatto come quel marito che, tradito, si gloria dell´avvenenza muliebre: cornuto e contento. Del resto nella stiva della rinfusiera c´era già di tutto. Per esempio i graffiti del Leoncavallo, che l´assessore Sgarbi celebra come alternativa valida agli affreschi della Cappella Sistina, e che il sindaco Moratti fa invece cancellare. Insomma, nello stesso governo milanese coesistono la transavanguardia dell´Almodovar meneghinizzato, che fa le mostre sulla cacca, con la tradizione austriacante del sindaco Moratti, ex ministro inconsolabile, che piazza, contro Smirne, la candidatura di Milano all´Expo del 2015 e, contro Roma, la candidatura alle Olimpiadi del 2020. In questa città furiosa ci sono, a contrasto e a contatto, la smodatezza ossessiva dell´assessore-vate che vuole Milano come la Fiume di D´Annunzio, e l´ambizione senza ironia di un sindaco-ministro, donna della Provvidenza, una specie di Matriarca del "law and order" che vuol fare di Milano l´Inghilterra della Thatcher. Sul pagliuolo della stiva, confuso nella rinfusa, c´è il carisma della Signora Stakanova che attacca a lavorare alle sette, composta e asciutta, seguita da una guardarobiera personale, sempre masticando caramelle al miele Ambrosoli, guardandosi intorno «con occhi da lupa» canterebbe Paolo Conte. Ma c´è anche l´eccentricità dell´assessore che si presenta alle 11 e fissa gli appuntamenti per le 23, già sapendo che li sposterà con un colpo d´orologio artistico alle due del mattino, nella suite del Grand Hotel dove, per esempio, il povero console magiaro venne infine ricevuto dal post surrealista in vestaglia di raso, – «come faceva Balzac» (ma era Balzac!) – in mezzo a un circo di scultori, mercanti, artisti di strada, stradaioli d´arte, acrobati della vita, trapezisti professionali, addestratori di pulci, e le solite belle ragazze con funzione antifrangente dei malumori. Stiamo attenti: il conflitto milanese è serio ma non è originale e non solo perché tutti abbiamo ormai capito che la maleducazione, di per sé, non è arte, e che ruttare o nettarsi il moccio del naso e poi sgrollare le dita non è roba da mostra o da museo. E però abbiamo anche capito che il sindaco amministra soltanto un pezzo di territorio, persino quando, come nel caso di Milano, è un territorio molto prestigioso perché è il cuore e il cervello di un´Italia che, pur frammentata, divisa, regionista e millecampanilista, è comunque Stato. Nasce anche da qui l´illusione che la palestra milanese ti promuova a compiti internazionali. Insieme agli illustri natali, all´agio patrimoniale, o meglio matrimoniale, c´è , depositato, nel Dna della Moratti, l´umore di una città Stato. E´ capitato per esempio che, sull´aereo verso Addis Abeba, il sindaco si sia arrabbiata, scoprendo con stizza che la Farnesina non le aveva mandato le diligenti e autorevoli "schede-paese" riservate ai ministri in missione. Un dettaglio le rivelava il temutissimo ridimensionamento istituzionale. Perciò la Moratti ha protestato con D´Alema che ha risposto: obbedisco. Come per paradosso, proprio lei, che è imprenditrice, si sente mortificata dai limiti stretti di un bilancio da amministrare. «Da imprenditore – confida agli amici – mi sento diventare ragioniere», un po´ come quella moglie che si risveglia trasformata in volpe nel delizioso e malinconico romanzo breve di David Garnet. Ieri per esempio, il sindaco era in Israele con Shimon Peres, a stipulare contratti, a cercare scambi, ad attivare i canali internazionali della sua città-Stato. Che compito ingrato è invece far pulire le strade, manutenzionare i giardini, difendere la città dagli scippatori, dagli automobilisti indisciplinati, e dall´intermittente pornofilia estrosa di Sgarbi! E si capisce che per Sgarbi la Moratti sia un´opportunità, anche se dottamente l´ha chiamata "Cagoia", come D´Annunzio chiamava Nitti, suo presidente del Consiglio. E´ evidente che, contrapponendosi al perbenismo e al misurato senso estetico della Moratti, Sgarbi torna a fare in Italia seguito e consenso. Per la Moratti invece Sgarbi è uno sbracone, un incontinente incontenibile. La sindaco è, in latinorum, un "festina lente", una che si affretta lentamente, partecipa al family day ma vuole aprire ai gay, vorrebbe uno Sgarbi mo(de)rattizzato, vale a dire moderato e morattizzato, sogna una tempesta mite. Insomma è una nave rinfusiera, il governo di Milano. Tanto che, per spiegare questo malessere istituzionale, tutti in città raccontano come Sgarbi abbia ottenuto il posto di assessore in cambio della rinunzia a una candidatura a sindaco che, pur senza speranze, avrebbe, in qualche misura, danneggiato la Moratti e il centrodestra. E dunque la Moratti che sognava alla cultura l´intellettuale delle saghe, il tecnico di competenze prenovecentesche, deve sopportare il miles dell´intrattenimento, il legionario dell´arte che butta il cuore e la decenza oltre l´ostacolo. Ma, come sempre, Milano è specchio d´Italia. Anche nella nave rinfusiera di Prodi sono infatti accatastate ipotesi e persone altrettanto incompatibili. In fondo, lo scalone che Ferrero vuole abolire e che Prodi vuole mantenere è come il Ratzinger che Sgarbi vuole sbeffeggiare e la Moratti impone, anche a lui, di onorare.