Il Sole 24 Ore 05/07/2007, pag.18 Jacopo Giliberto, 5 luglio 2007
Si bruceranno a Pavia gli scarti di Napoli. Il Sole 24 Ore 5 luglio 2007. Pavia. Lezione per la Campania: non rifiutare i progetti innovativi come quello che, a fine ’98, fu presentato alla Regione da un gruppo di aziende guidate dall’Enel, dalla società di ingegneria Foster Wheeler e dalla società di Malagrotta
Si bruceranno a Pavia gli scarti di Napoli. Il Sole 24 Ore 5 luglio 2007. Pavia. Lezione per la Campania: non rifiutare i progetti innovativi come quello che, a fine ’98, fu presentato alla Regione da un gruppo di aziende guidate dall’Enel, dalla società di ingegneria Foster Wheeler e dalla società di Malagrotta. Erano tempi non sospetti, prima che scoppiasse il delirio degli inceneritori mai costruiti. Una soluzione per la Campania potrebbe venire proprio da quel progetto di centrale elettrica alimentata a immondizia (o termovalorizzatore, o inceneritore a ricupero di energia) che era stato rifiutato a Napoli e che è stato accolto a braccia aperte nel Pavese. Non sarà però facile far accettare agli abitanti orgogliosi della Lomellina l’import di spazzatura che i campani non vogliono smaltire. Parona è un paese tra le risaie della Lomellina a un passo da Mortara. Filari di pioppi e cascine assediate dalle zanzare. nota in Lombardia per le offelle, i biscotti tradizionali: ma non sono i dolci, prodotti da tre fornai autorizzati, la prima voce del prodotto interno lordo paronese. L’impianto della Lomellina Energia è una centrale elettrica alimentata a spazzatura e incassa ogni anno 36 milioni di euro. il progetto che la Campania aveva snobbato con un sorriso per aprire la porta alla crisi dei rifiuti. La Foster Wheeler ha preso il suo progetto e l’ha realizzato nel Pavese. Oggi la Lomellina Energia è al 20% della municipalizzata Asm Isa di Vigevano e l’80% della Mf Waste (51% della municipalizzata bresciana Cogeme e 49% della Foster Wheeler). Il Comune di Parona, guidato dalla sindaca Giovanna Ganzi, riceve circa due milioni di euro l’anno in base alla convenzione con la Lomellina Energia, più un altro mezzo milione di Ici. I sindaci confinanti, i cui bilanci comunali sono sofferenti, invidiano Parona che si consente il lusso babilonese di raddoppiare la casa di riposo, di varare un programma per il recupero psicologico e sociale delle albanesi e delle nigeriane sulla statale, di rifare le strade con un asfalto così bello che pare un tavolo da biliardo, di allestire una piscina di dimensioni olimpiche, di sforbiciare l’Ici per gli abitanti, di ridurre la tassa rifiuti. E il Comune si consente perfino il vezzo di costituire una municipalizzata, la Parona Servizi, come se Parona - 1.600 abitanti, densità di 181 persone per chilometro quadro, quanto il Nepal, contro i 6.900 di Milano - fosse una grande città. Metà del fatturato dell’impianto viene dal servizio di smaltimento della spazzatura che arriva dalla provincia di Pavia (che è ormai autonoma dal punto di vista dei rifiuti), dal Bresciano, da Magenta, dal Piemonte, da Corsico. Metà degli incassi viene dalla vendita (a prezzi incentivati) della corrente elettrica prodotta dalla centrale a rifiuti. Ieri alle ore 12,45 il nastro trasportatore immetteva nella caldaia la spazzatura dei pavesi e la turbina girava con la potenza di 15,9 megawatt, pari al fabbisogno di 256mila lampadine da 60 watt accese. Scarti? Il 5% di una cenere sottile da mandare in cementificio, un fumo trasparente e invisibile che contiene meno diossina di quella prodotta dalle macchine sulla statale, ferro e alluminio da riciclare, «e poi posate di alpacca, pezzi di cemento, e una volta nell’immondizia c’era perfino una bicicletta intera con cavalletto e campanello», sorride Carlo Bonvini, direttore della centrale a rifiuti. L’impianto è costato circa 200 milioni di euro in project financing. L’impianto trasforma in corrente elettrica 200mila tonnellate di immondizia l’anno. Ancora per poco: è in rodaggio un secondo impianto parallelo capace di trasformare in elettricità 180mila tonnellate di spazzatura l’anno, costo sui 100-120 milioni di euro. L’impianto gemello piace a tutti. Fa gola. Al vicino Piemonte, che comincia a chiedersi dove piazzare la spazzatura. Ai bresciani della Cogeme, per esempio, le cui discariche sono sempre più piene e che devono trovare una destinazione 70mila tonnellate di immondizia. E la nuova centrale a spazzatura piace anche alle Fs Cargo, che oggi riempiono di immondizia della Campania i treni destinati a una Germania sempre più riottosa con i rifiuti che arrivano da Napoli. in collaudo una linea ferroviaria che arriva dritta in stabilimento. Jacopo Giliberto