Vittorio Messori, Corriere della Sera 11/7/2007, 11 luglio 2007
Il prossimo 8 dicembre si aprirà a Lourdes l’anno giubilare per la ricorrenza, l’11 febbraio del 2008, dei 150 anni dalla prima delle 18 apparizioni a santa Bernadette Soubirous
Il prossimo 8 dicembre si aprirà a Lourdes l’anno giubilare per la ricorrenza, l’11 febbraio del 2008, dei 150 anni dalla prima delle 18 apparizioni a santa Bernadette Soubirous. Grandi celebrazioni sono in programma. A un secolo e mezzo dagli umilissimi inizi, quello ai piedi dei Pirenei è ancora il santuario cattolico più frequentato del mondo e la sua attrazione è in forte crescita. Un santuario dove gli italiani sono spesso più numerosi dei francesi e per raggiungere il quale, con malati al seguito, sono nate da noi organizzazioni solide e attivissime come l’Unitalsi e l’Oftal. Tuttavia, è singolare: tra gli oltre cinque milioni annui di pellegrini, forse nessuno sospetta perché il Cielo, in cui ovviamente credono, abbia deciso di far sorgere proprio qui questo straordinario luogo di devozione mariana. Questo posto fu, in qualche modo, predestinato? Ci fu, insomma, una «Lourdes prima di Lourdes»? C’è, qui, una storia enigmatica che è stata riscoperta di recente grazie al reprint di un libro del 1928. Storia tanto dimenticata, che persino il vescovo di Tarbes e Lourdes – come scopersi una sera in cui ero suo ospite nel delizioso, liberty Chalet Episcopal nei pressi della Grotta – persino, dunque, monsignor Jacques Perrier la conosceva solo per sentito dire e sospettava si trattasse di tradizioni leggendarie. In realtà non è cosi, la documentazione storica è completa ed è conservata negli archivi, disponibile per chiunque. Solo gli inizi della millenaria vicenda non sono suffragati da testi scritti, anche se si basano su una solida tradizione, che solo in seguito fu fissata sulle pergamene. Questi inizi, dunque, raccontano di Carlo Magno che, ritornando dalla Spagna dove aveva affrontato i mori, pose l’assedio al monte su cui sorgeva la fortezza saracena di Mirambel, l’antico nome di Lourdes. L’emiro che la teneva, Mirat, aveva giurato ad Allah che non avrebbe mai ceduto ad alcun uomo. Ridotto però allo stremo, accolse con sollievo il vescovo che seguiva re Carlo, che gli propose di rispettare il giuramento pur arrendendosi: non ad un uomo, bensì a una Donna. Questa era Nostra Signora di Le Puy, nel Massiccio Centrale, il maggior santuario delle Gallie, al quale accorrevano pellegrini da tutta l’Europa. Poiché Maria è veneratissima anche dai fedeli del Corano, Mirat accettò e, seguito dai suoi dignitari, cavalcò sino a Le Puy. I saraceni portavano legati alle lance mazzi di fiori raccolti nel prato davanti al castello. Nel prato, cioè (lo anticipiamo) dove sorgerà poi l’Esplanade per le processioni con le fiaccole dei pellegrini di Lourdes. I fiori dell’emiro furono deposti sull’altare della Vergine, in segno di vassallaggio. Sin qui ci si basa su una tradizione, per quanto tanto attestata da avere lasciato il suo segno persino sullo stemma della città. Ma, a partire dal 1062, documenti inoppugnabili dicono che i conti del luogo donarono alla Signora di Le Puy non soltanto Lourdes – che già le apparteneva dai tempi carolingi – ma l’intera regione, la Bigorre, impegnandosi al pagamento di un «censo» annuale al capitolo del grande santuario del Massiccio Centrale. Quando il territorio di Lourdes passò ai re di Francia, questi rinnovarono l’impegno e lo rispettarono sino a quando la rivoluzione decapitò Luigi XVI e devastò Le Puy, giungendo sino a bruciare in piazza, tra le spazzature, la veneratissima Vergine. Per secoli, un giorno e una notte ogni anno, sul castello di Lourdes era stata ammainata la bandiera reale e aveva sventolato lo stendardo mariano, a confermare che quello era fief et domaine, feudo e dominio, della Madonna venerata a Le Puy. Alla restaurazione, nel 1815, i Borboni riaprirono quel santuario e gli riconobbero gli antichi diritti sulla cittadina pirenaica. Nel 1829, per l’ultima volta, una delegazione partiva da Lourdes e, come segno di vassallaggio, portava sull’altare di Le Puy, come da usanza millenaria, i fiori raccolti davanti al castello. Fu, dicevamo, l’ultima volta, perché l’anno dopo i Borboni erano cacciati da Luigi Filippo, il re scettico e volterriano che aboliva tutti gli impegni con la Chiesa assunti nei secoli dalla monarchia francese. Lo Stato, dunque, spezzava il legame tra Le Puy e Lourdes che esisteva forse da Carlo Magno, certamente dal 1062. E, qui, giungiamo all’evento singolare e, per i credenti, forse non casuale: stando all’antico diritto feudale, la potestà del signore di un luogo si estingueva dopo trent’anni di mancato adempimento degli obblighi previsti dall’atto di sottomissione. L’ultimo omaggio portato dalla «vassalla » Lourdes a Le Puy e l’ultimo tributo pagato dalla monarchia francese risalivano al 1829: dunque, i «diritti» di Maria sulla città pirenaica sarebbero caduti in prescrizione nel 1859. Ebbene, all’ultimo tempo utile, cioè nel 1858, un anno prima dell’estinzione, la Signora appariva a Massabielle, la collina che fronteggia il castello sul quale per secoli aveva sventolato la sua bandiera, tra i prati dove da sempre si raccoglievano i fiori per lei, ed ordinava «ai sacerdoti » (parole testuali) di «costruire lì una cappella », esortando tutti a venirvi «in processione », come per omaggio a una regina. Il patto, dunque, era rinnovato, i grandiosi santuari elevati dopo le apparizioni avrebbero sostituito, quasi nuovo palazzo reale, la fortezza, che incombe proprio di fronte. La statua di Le Puy era stata bruciata, ma un’altra l’avrebbe sostituita in un luogo appartenuto da sempre alla Madonna. Se questi sono i fatti, è comprensibile che gli scettici sospettino una sorta di «congiura clericale », con le apparizioni come sceneggiata per seguire un copione. In realtà, è certo che non è così: nel confronto secolare, spesso durissimo, tra cattolici e laici sulla verità di Lourdes, mai alcuno fece riferimento a queste coincidenze storiche. Nessun prete vi accennò per confermare i credenti, nessun libre penseur le tirò in ballo per confermare il suo dubbio. Erano cose dimenticate e dormivano negli archivi. Bisognerà attendere quel libro del 1928 che, lo dicevo, è ora ristampato e che fu scritto da Emile Bréjon, giurista e medievista, specialista di diritto feudale. Proprio in base alle sue conoscenze, Bréjon fu il primo a ricomporre i pezzi di un puzzle che sembra confermare l’enigma che aleggia sulle rive del Gave.